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Croce Azzurra Sibillini e Soccorso Alpino, un grande gioco di squadra: nasce in montagna il primo presidio integrato

AMANDOLA - Taglio del nastro della nuova sede alla presenza di Guido Bertolaso, delle autorità civili e militari, oltre che dei tanti volontari delle sue organizzazioni
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di Andrea Braconi

Si sarebbe commosso anche Giuseppe Massi nel vedere così tante istituzioni e soprattutto i tanti volontari presenti in un giorno storico per l’entroterra fermano e anche per il territorio regionale. Un giorno dove trattenere le lacrime diventa difficile, come accaduto a sua moglie e a sua figlia. Perché è un sogno, anzi, quel sogno che si realizza. Perché è una tappa cruciale di una lunga, lunghissima storia. Lacrime che in quel di Amandola si sono mescolate agli applausi, nello scivolare di ringraziamenti e testimonianze davanti al primo presidio integrato che vede protagoniste la Croce Azzurra dei Sibillini (che proprio Giuseppe aveva guidato per decenni) e la stazione di Montefortino del Soccorso Alpino.

A portare i saluti dell’Amministrazione comunale il vice sindaco Giuseppe Pochini. “In questo modo si va a rafforzare una struttura essenziale. L’operosità di questi volontari nel territorio è stata continua, 24 ore su 24, e dobbiamo ringraziarli tutti i giorni per quello che fanno e per la loro disponibilità. Per Amandola è un primo passo, dovremo andare avanti con il rafforzamento delle strutture di soccorso”.

“Queste sono espressioni del volontariato sociale incardinato in un discorso più ampio – ha rimarcato Alessandra De Notaristefani, vice prefetto vicario -. C’è una grandissima collaborazione tra le varie componenti della Protezione Civile, un fatto che abbiamo sempre a cuore come Prefettura. Questo è un territorio splendido ma anche fragile, e merita tutta l’attenzione necessaria da parte di tutte le parti, politiche e tecniche”.

Un ringraziamento è arrivato anche dall’onorevole Mauro Lucentini, che ha parlato di una buona politica che “deve accompagnare le forze di volontariato ad essere agevolate sul territorio per fare il proprio lavoro, che è un servizio a vantaggio della collettività. Sono contento che con noi oggi ci siano persone che sanno gestire le emergenze, come Guido Bertolaso, e sono anche contento che sia stato individuato dalla Regione Lombardia come figura responsabile dell’emergenza sanitaria e della campagna di vaccinazione. E sono contento che abbia aperto la struttura di Civitanova Marche, la cui riapertura è un tema sul tavolo dei direttori delle 5 Area Vasta. Mi sarei aspettato che anche la Regione Marche avesse chiesto a Bertoloso una consulenza sul post terremoto e sul Covid, proposta che come Lega abbiamo messo sul tavolo del presidente Acquaroli. Servono persone esperte, che hanno dimostrato sul campo di saper agire, cominciando da L’Aquila. La politica non deve fare miracoli, deve solo individuare le persone giuste e metterle al posto giusto. E deve anche ridare centralità alla Protezione Civile nella gestione delle emergenze”.

Incaricato da Acquaroli, il consigliere regionale Marco Marinangeli ha tenuto a sottolineare come attraverso queste scelte si diano alla collettività maggiori servizi e maggiore sicurezza. “La Croce Azzurra ha messo in campo un percorso importante che dobbiamo a chi allora ha dato una parte della propria vita: vanno ricordati loro, ringraziati i volontari e va rivolto un appello a tutti coloro che vorrebbero contribuire a portare il proprio apporto”.

“Questa era l’intenzione del nostro caro e amatissimo Giuseppe Massi – ha ricordato la vice presidente Adele Massimi -, un’intenzione che noi di questo direttivo abbiamo ripreso e portato a termine. Un progetto che intende ampliare l’impegno a favore di questa zona, bellissima ma trascurata, insieme ad altre realtà associative con le quali condividiamo strategie ed obiettivi”.

La seconda parte di una mattinata che ha visto la presenza di Polizia di Stato con il Vicario del Questore, Ignazio Messina, i Carabinieri con il Tenente Colonnello Gianluigi di Pilato, i Vigili del Fuoco col Sostituto Direttore Marco Lambruschi, Anpas Marche e Unione Montana dei Sibillini (rappresentata dal presidente Fabrizio Vergari), si è contraddistinta per una serie di interventi di carattere tecnico, a partire da quello di Flavio Paride Postacchini, direttore della Centrale operativa 118. “Oggi penso a Giuseppe Massi, a cui dobbiamo la fantasia di immaginare il futuro di questa associazione e il suo ruolo nel territorio. Il terremoto è un’esperienza che ci ha segnato, abbiamo condiviso il soccorso tra le case, la vita dentro la tenda, il container, la casetta, poi la sede attuale: una presenza del volontariato che ha fatto la differenza per le popolazioni. Poi ci si è messa la neve e poi ancora il Covid, con le istituzioni che hanno dato fondo a tutto ciò che avevano. Altro capitolo importante è la presenza dell’Anpas, come quella del Soccorso Alpino, che è cresciuto nei rapporti con il soccorso sanitario, entrando a farne parte perché in grado di assicurare il primo soccorso. Il presidio integrato deve essere il segno di una presenza, di una voglia di rinascita ma anche di un rafforzamento dei presidi di sicurezza nell’area”.

“Il Soccorso Alpino sta facendo un percorso di stabilizzazione del patrimonio del volontariato, che rappresenta il 4% del Pil e circa 3 milioni e mezzo di persone – ha evidenziato il responsabile regionale Tarcisio Porto -. Questo luogo nasce anche per lanciare un progetto di rafforzamento. Il Soccorso Alpino non è più quello di 15-20 anni fa, ma si è adeguato alle norme come qualsiasi ente dello Stato. In Italia è vero che siamo bravi nelle emergenze, ma siamo meno bravi nel costruire in prevenzione e fuori dalle emergenze. Questo, quindi, è un tessuto di sicurezza nelle zone montane anche a vantaggio del turismo, che crea una sorta di sicurezza indotta. La proposta che faccio alla Regione è di costruire un tavolo di definizione delle problematiche e dei problemi: le collaborazioni avvengono in modo efficace quando ci sono competenze specifiche e la dinamica dello scambio permette sempre e comunque la crescita”.

Prestato temporaneamente al ruolo di direttore tecnico della Croce Azzurra dei Sibillini, il disaster manager Francesco Lusek ha prima voluto ricordare il suo rapporto con Massi. “Nel 2017 a Peppe avevo dato disponibilità a collaborare e quella promessa ho cercato di mantenerla. Ho cercato di portare il metodo di Protezione Civile, io che vengo dalla scuola di Guido Bertolaso, cercando di aiutare a guardare oltre la siepe. È il nostro concetto dell’essere un po’ visionari, a volte anche incompresi, ma a lungo andare i fatti ci danno sempre ragione. Una visione non migliore né peggiore, ma diversa. Il nostro è un territorio molto vasto, che condividiamo con una serie di pubbliche assistenze ed associazioni. Gli interventi in sinergia riguardano una quindicina di Comuni a cavallo tra Macerata, Fermo e Ascoli Piceno”.

Si è partiti da un lavoro di consolidamento, di organizzazione interna e di pianificazione, stabilendo il chi fa cosa. “L’ambulanza rimarrà il core business, prevedendo anche di attivare servizi di Protezione Civile. La collaborazione con il Soccorso Alpino è un’innovazione e il nostro è un messaggio forte. Questo spazio ha già iniziato ad essere un centro di formazione e insieme alle altre pubbliche assistenze promuoveremo un tavolo di confronto, evitando di sovrapporci e cercando di dare il massimo razionalizzando le risorse. Aiutare il territorio resta l’obiettivo principale”.

Lusek ha colto l’occasione per ringraziare persone con le quali ha avuto e continua ad avere ottimi rapporti professionali: il vice questore Messina, “pragmatico, reattivo e con grande sangue freddo”, il dottor Postacchini, “che mi ha insegnato soprattutto la dote dell’autocontrollo”, il vice prefetto vicario, “con la quale abbiamo affrontato l’attuale emergenza”, e Bertolaso, “con cui poter collaborare è un onore, lui che ci dà lo slancio per continuare in questa fase difficile”.

A chiudere l’atteso intervento di Guido Bertolaso, che ha ricordato un’immagine regalatagli subito dopo il terremoto de L’Aquila, raffigurante un carabiniere sopra le macerie con in testa il casco dei Vigili del Fuoco. “Una foto che mi piacque parecchio, io sono un fanatico del gioco di squadra, ma dobbiamo ammettere che questo non sempre accade. La parola chiave che a me piaceva tanto era contaminazione: ognuno di noi ha il suo ruolo, ma c’è l’esigenza di capire come lo si deve fare insieme. Con l’emergenza Covid nel nostro Paese abbiamo avuto problemi in alcune regioni perché, evidentemente, le diverse componenti che dovevano gestire la fase della vaccinazione non riuscivano a dialogare tra loro. In Lombardia, invece, abbiamo fatto gioco di squadra e questo deve valere per tutti”.

C’è molto da migliorare e per l’ex capo della Protezione Civile la risposta sul come farlo sembra essere piuttosto semplice. “Qui a Amandola, oggi, mi chiedo: la Protezione Civile regionale dove sta? Se devi stare sul pezzo lavorare costa sudore, far parte delle istituzioni significa faticare. Se hai voluto il ruolo di capo della Protezione Civile, se hai voluto prenderti la bicicletta devi pedalare, giorno e notte. È una questione di mentalità e di volontà”.

Immancabile, nel tornare la discorso pandemia, il passaggio sul tanto contestato Covid Hospital, sulle vaccinazioni e sul ruolo del volontariato. “Su Civitanova ho detto che quell’ospedale è stato realizzato con fondi degli italiani e che nessuno pensi di prendersi le attrezzature per portarle da un’altra parte. Lo stesso dico a voi volontari in merito alla campagna di vaccinazione: guai se non date una mano, nessuno vi può costringere a non collaborare, come si sta ipotizzando in questi giorni. Ho sentito Curcio che mi ha detto che la Protezione Civile è al fianco del generale Figliuolo nella campagna di vaccinazione, un aspetto assolutamente decisivo per il Paese”.

C’è una data che Bertolaso ha impressa nel suo percorso di vita: l’11 marzo 2019. “Ricevo l’ultimo messaggio di Peppe Massi, che mi parla dell’ambulanza danneggiata dal sisma sotto l’ospedale di Amandola. Mi chiese se credevo fattibile proporre una domanda alla Regione per avere un contributo per l’acquisto di un nuovo mezzo. Ecco, questo rappresenta quello che deve essere il cuore di chi si occupa di coordinare i volontari, il metterci l’anima, partecipare, come se fosse la loro genuina missione di tutta la vita. E senza guardare in faccia nessuno, solo per far crescere la propria struttura, non per interessi personali e privati. Cosa di più bello e nobile esiste in un Paese come il nostro se non il cercare di lavorare per gli altri?”.


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