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Controlli contabili di fine anno: convegno promosso dall’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Fermo

PAROLA AGLI ESPERTI - Continua su Cronache Fermane la rubrica in collaborazione con l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Fermo guidato dalla presidente Eliana Quintili. Ogni settimana i professionisti iscritti all'Ordine affrontano temi di attualità e approfondimenti sul mondo della contabilità, fiscale e del lavoro
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di  Mauro Nicola

Si è svolto ieri alle ore 15 presso la Sala dei Ritratti di Fermo, un convegno organizzato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Fermo avente ad oggetto i controlli contabili di fine anno. Relatore il dottor Mauro Nicola presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Novara oltre che professore a contratto di tecnica professionale presto l’Università Giustino Fortunato di Benevento.

L’incontro di studio è stato l’occasione per analizzare non solo le attività di revisione contabile che devono essere poste in essere nel corso dell’ultima parte dell’anno dai revisori legali dei conti, ma anche focalizzare gli adattamenti necessari agli ambienti di lavoro in continua evoluzione.

Ne è emerso che il revisore, oltre a possedere le tradizionali competenze tecniche e le norme etiche statuite dai principi di revisione e da altri specifici regolamenti, dovrà potenziare:
• le competenze informatiche-digitali, per poterle applicare velocemente alle attività di revisione già in essere. A tale fine, è fondamentale investire in un’adeguata formazione, per abilitarsi all’utilizzo dei nuovi prodotti tecnologici;
• le conoscenze e competenze di intelligenza creativa e visione tecnologica, ossia essere in grado di utilizzare le conoscenze esistenti in nuove situazioni, per creare connessioni, esaminare nuovi risultati e generare nuove idee;
• le capacità di anticipare accuratamente le tendenze future, estrapolando attitudini e fatti esistenti, attraverso un pensiero innovativo;
• la conoscenza delle nuove normative che regolano l’utilizzo delle nuove tecnologie. In particolare, la previsione di norme a tutela:
• della sicurezza nell’utilizzo dei dati e della loro archiviazione, per evitare problemi connessi alla proprietà dei dati;
• della violazione della riservatezza, per proteggersi dai rischi di perdita dei dati, di cattura di terze parti, ecc.

Molti revisori si dicono preoccupati per l’utilizzo dei nuovi strumenti digitali, come d’altra parte i dottori commercialisti si dichiarano in ansia per il prospettato futuro di disintermediazione fiscale annunciata dall’Agenzia delle Entrate. È infatti innegabile come il contesto storico ed economico di ogni epoca vada ad influenzare le dinamiche professionali, variandone il core business e anche il ruolo occupato all’interno della società civile. In base a queste riflessioni non andrebbe mai dimenticato come in un decennio in particolare, ossia quello degli anni novanta, si parlasse di cambiamenti professionali con dinamiche non molto dissimili da quelle oggi presenti.

Guardando però all’odierno della professione del dottore commercialista va evidenziato come la crisi economica e pandemica sia stata indiscutibilmente, un punto di svolta, prima per le imprese e poi anche per la professione, la quale deve ancora arrivare ad un vero e proprio compimento.
Il tema centrale dell’analisi deve però rimanere non tanto quale sia lo stato dell’arte professionale quanto la direzione in cui si sta muovendo il cambiamento.

“Ogni professionista ha un proprio background di conoscenze, vive un proprio contesto lavorativo e, inevitabilmente, assume un proprio punto di vista e una propria linea di ricerca di un nuovo punto di equilibrio. Volendo estremizzare, paradossalmente, il concetto appena esposto dovremmo parafrasare le istruzioni impartite dagli assistenti di volo prima del decollo: ossia l’uscita di emergenza più vicina potrebbe essere alle vostre spalle. Negli anni settanta il dottore commercialista rivestiva la funzione di esperto aziendale affiancando l’imprenditore, che muoveva i primi passi in un sistema economico moderno in divenire. Era figura nuova con competenze trasversali che assisteva l’azienda nella sua organizzazione produttiva e soprattutto finanziaria; marginale era la soluzione di problematiche tributarie. Con l’avvento della riforma fiscale del 1972 non fu più così, anche perché le riforme si susseguirono e, ancora oggi, si susseguono ad un ritmo incessante: basti pensare all’introduzione della fiscalità elettronica.

Da quel momento sino ad oggi il commercialista è stato costretto a divenire un fiscalista senza più tempo per affiancare l’imprenditore nelle sue scelte strategiche. Ebbene più che guardare al futuro della professione è oggi necessario ricordare il passato traendone gli opportuni insegnamenti. Spesso si sente ripetere, fuori e dentro la categoria, che il Commercialista è figura destinata a scomparire, in realtà la nefasta visione andrebbe mitigata in una più lungimirante affermazione di modificazione del ruolo ricoperto. Le competenze possedute dallo stesso saranno indispensabili sia alle aziende che al Paese, e in una economia sempre più basata sui rapporti finanziari, le sue conoscenze di tali dinamiche dovranno essere vieppiù approfondite, come fu nei primi anni settanta. Il cambiamento è in atto e la presa di coscienza del medesimo sono sicuramente il primo passo per affrontare la sfida in maniera vincente. Un dato razionalmente probabile, in termini di analisi strategica della situazione, è che la professione come oggi viene comunemente intesa sia destinata a una radicale e rapida trasformazione. Questo è dovuto a una serie di variabili esterne di cambiamento del mercato, che in chiave di analisi strategica appare inopportuno trascurare. Ci sono le spinte di nuovi competitors, ma ci sono anche cambiamenti tecnologici, culturali, normativi, burocratici e, soprattutto, di mercato (basti pensare al cambiamento del mercato bancario italiano). Il commercialista che ritenga di non modificare il proprio studio al verificarsi di cambiamenti epocali come quelli che stiamo vivendo, rischia di trovarsi in una situazione problematica, in termini di posizionamento strategico. Del resto, è stato Darwin a dire che non è la specie più forte che sopravvive, né quella più intelligente, ma quella più reattiva al cambiamento.

E’ noto che la stragrande maggioranza delle imprese italiane siano piccole e micro imprese, ed è proprio questo il settore economico che ha maggiore bisogno della consulenza aziendale, quella che le grandi società di consulenza non daranno a quel segmento, semplicemente per una questione di posizionamento, di branding e, soprattutto, di tariffe. Se apprendiamo la lezione darwiniana, sarà sufficiente evolversi.”.

 


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