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Belmonte e il Lions Valdaso alla riscoperta della civiltà picena con il libro di Lattanzi

BELMONTE - Nel corso dell'incontro tenutosi presso la Sala consiliare, alla presenza di Roberto Galanti, console della Repubblica di Moldova, nazione influenzata della gens picena è stato presentato il lavoro di ricerca storica condotto dall'ingegner Ermanno Lattanzi, lavoro illustrato dalla sociologa Franca Maroni
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Il Lions Club Valdaso, nell’intento di proseguire quanto già svolto dai due past president, Emidio Capretta e Dania Cataldi, ha deciso di dedicarsi in questo anno sociale alla valorizzazione dei Borghi Storici del suo territorio, funestato dal sisma del 2016. All’interno di questa programmazione, il Comune di Belmonte Piceno, grazie ad una sinergia di intenti tra il sindaco Ivano Bascioni e il presidente Giuseppe Capretti, domenica scorsa ha ospitato un interessante evento culturale dedicato alla riscoperta e all’approfondimento della Civiltà picena, posta in rapporto con le contemporanee civiltà italiche degli Equi e dei Romani. Nel corso dell’incontro tenutosi presso la Sala consiliare, alla presenza di Roberto Galanti, console della Repubblica di Moldova, nazione influenzata della gens picena è stato presentato il lavoro di ricerca storica condotto dall’ingegner Ermanno Lattanzi, lavoro illustrato dalla sociologa Franca Maroni.

“Il testo – spiega proprio il sindaco Bascioni – ricostruisce, attraverso tessere inedite e preziose, il percorso fino alla definizione degli usi e costumi delle civiltà che hanno portato energia alla civiltà di Roma. Lattanzi, originario di Castel di Ieri, comune incastonato tra l’odierno Lazio e l’Abruzzo, non distante dalla Via Valeria (risalente al Trecento a.C.), ha per la prima volta richiamato l’ attenzione sul modus vivendi degli Equi, abitanti della Valle Subequana, guerrieri e conoscitori della scrittura che attraverso preziose testimonianze, illustrate dall’autore, mostrano rapporti culturali inizialmente con i Piceni e poi con i Romani. Particolarmente interessante a tal riguardo, a Castel di Ieri, sono i resti archeologici di un tempio dedicato a Giove Egioco con elementi di riferimento alla divinità femminile, la dea Bona, che rimanda alla dea Cupra dei Piceni e che poi rifluisce nel culto femminile della dea Giunone di Roma”.

 


“Lo studio di Lattanzi, condotto con serietà ed impegno, attingendo a fonti originarie, ha una doppia valenza. In primo luogo – spiega il primo cittadino di Belmonte – riscatta la città di Castel di Ieri dall’anonimato storico di un luogo di montagna, proponendola come testimone dell’architettura “Castellieri”. Si tratta di primi insediamenti italici attestati attorno a mura difensive, fabbricati abitativi, strutture di supporto e zone di culto. In secondo luogo la ricerca mostra quanto sia importante andare alle radici dei processi di trasformazione socio-politica che hanno dato origine alla nostra storia. Viviamo all’ombra della gloria romana, ma Roma non sarebbe stata tale senza le precedenti esperienze dei popoli confinanti e gli scambi avuti con essi. Un tema assolutamente stimolante e ricco di spunti che darà la stura ad ulteriori ricerche sul tali argomenti, foriere di prossimi confronti e dibattiti. In tale ottica è stato inquadrato l’intervento dello scrittore Ugo Lanciotti che sta lavorando ad uno studio estremamente originale, rivoluzionario, che scardina alcune nostre conoscenze all’origine della civiltà di Roma”. Al termine, scambio di doni tra il sindaco e il console di Moldova.


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