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Cgil, Cisl e Uil: “Serve pacificare dopo le divisioni create dalla pandemia. Ridurre subito il costo del lavoro” GUARDA LA PUNTATA

FERMO - De Grazia, Cifani e Tarquini ai microfoni di Zoom: "Serve una politica di filiera ed un brand delle eccellenze del Fermano"
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di Maria Vittoria Mori

Il lavoro è stato il tema principe dell’appuntamento radiofonico di ieri pomeriggio con Zoom, su Radio Fermo 1. Ai microfoni le figure di riferimento delle principali organizzazioni sindacali del Fermano: il responsabile della Cisl Fermo Alfonso Cifani, Alberto Tarquini per la Uil e il segretario generale Cgil Alessandro De Grazia. Campagna vaccinale e green pass, legge di bilancio, fondi del Pnrr, tessuto produttivo: diversi i temi toccati nel corso dell’intervista.

Introduzione dedicata all’emergenza pandemica ed all’obbligo di green pass che tanto ha fatto discutere l’opinione pubblica. “La scelta dei sindacati è stata dalla parte della scienza, quindi del green pass – le parole di Tarquini della Uil – Credo si sia troppo esasperato il dibattito su quresto tema, serve abbassare il volume e placare questa guerra. Il green pass serviva ad aumentare la copertura vaccinale e questo obiettivo è stato raggiunto. L’Italia è prima in Europa per percentuale di vaccinati. Ora bisogna rappacificare tutto il mondo del lavoro, dando la possibilità di fare tamponi a cifre contenute. C’è una percentuale di popolazione che non ha intenzione di vaccinarsi e non possiamo dichiarargli guerra”.

De Grazia della Cgil ricorda: “La posizione dei sindacati è sempre stata quella dell’obbligo vaccinale e lo abbiamo detto con chiarezza al tavolo col Governo. Quando si è scelto il green pass abbiamo lottato per calmierare i prezzi dei tamponi. Eravamo e siamo per l’obbligo vaccinale”.

“Il Paese non si può fermare di nuovo – aggiunge Cifani della Cisl – Dobbiamo convivere con questa situazione e allentare la tensione tra i fronti contrapposti. Per gli studenti applicherei una ulteriore riduzione dei prezzi dei tamponi”.

Si passa a parlare di sanità marchigiana, i sindacalisti evidenziano la carenza di personale sanitario e il continuo ricorso a cooperative esterne. “L’assessore regionale Saltamartini si è stizzito quando abbiamo parlato di Fermo come Cenerentola delle Marche – ricorda De Grazia – Era semplicemente una constatazione di come la nostra provincia abbia i numeri peggiori, chiediamo da anni alla politica di investire di più e riequilibrare le risorse, a partire dalla spesa procapite”. Secondo Cifani, “non ci sono solo i nuovi ospedali, ma serve una nuova programmazione del territorio, con la realizzazione di case della salute ed un ruolo diverso anche per i medici di base”.

Sul tema più generale del lavoro, i referenti di Cgil, Cisl e Uil sperano che la legge di bilancio a cui lavora il Parlamento sia l’occasione per superare i problemi del precariato. Elogiano il tavolo dello sviluppo istituito in Provincia, dicendo: “all’interno abbiamo lavorato a soluzioni per fronteggiare la crisi economica, dagli ammortizzatori sociali agli interventi per la formazione degli addetti. L’area crisi complessa calzaturiera è un contenitore importante che la politica ancora non sa riempire di risorse adeguate”.

De Grazia auspica “una politica di filiera” e sottolinea: “Questo territorio va brandizzato, per definire le nostre eccellenze produttive. Noi auspichiamo si uniscano le forze perché definire un brand identificativo del Fermano può dare anche la possibilità alle aziende di consorziarsi. Occorre un polo tecnologico territoriale che offra servizi alle piccole imprese che non ce la fanno da sole”.

Tarquini della Uil tocca il tema del reddito di cittadinanza, “strumento utile che ha sanato una situazione di criticità, poi ci sono i furbetti che vanno colpiti, ma è uno strumento giusto”. Tutti d’accordo sul fatto che “l’abbattimento del costo del lavoro sia il tema cardine ed oggi che c’è l’occasione di una riforma fiscale ci auguriamo sia la volta buona”. Denuncia, Cifani, “la carenza di contrattazione sindacale all’interno delle aziende del nostro territorio”.

La pandemia ha rivoluzionato tutto, compreso il modo di fare sindacato. “Ci siamo dovuti riorganizzare – nota De Grazia – non abbiamo più potuto fare assemblee nei luoghi di lavoro, però le nostre sedi sono rimaste sempre aperte ed hanno rappresentato un’ancora di salvezza per tanta gente; si pensi solo alle domande di bonus durante le chiusure dell’anno scorso, quando i lavoratori non potevano rivolgersi neanche agli uffici pubblici che erano chiusi”.


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