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La Cuma, un gioiello da scoprire giocando virtualmente: a Monte Rinaldo monitor e app per ricostruire l’area

CULTURA - Inaugurazione della mostra “Il santuario di Monte Rinaldo. Archeologia del sacro” alla presenza del sindaco Borroni, dell'assessore regionale Castelli, della Soprintendenza e dell'Università di Bologna
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di Andrea Braconi

Sul portone d’ingresso del Museo Civico Archeologico è appeso il nastro tricolore che, di lì a pochi minuti, verrà tagliato dal sindaco e dalle autorità invitate. All’esterno è un via vai di persone, incuneate in un mercatino di tipicità della Valdaso, pronte prima a gettare un occhio verso una mostra che, finalmente, può presentarsi al grande pubblico, e poi a conquistarsi un posto tra le sedie dislocate nella piazza centrale di Monte Rinaldo per la cerimonia di inaugurazione.

Il santuario di Monte Rinaldo. Archeologia del sacro” è il nome dell’esposizione che fino al prossimo maggio sarà visitabile nel borgo della Valdaso che, negli ultimi anni, ha lavorato tenacemente insieme alle istituzioni regionali, alla Soprintendenza e al mondo accademico per valorizzare al meglio quell’autentico gioiello sito in località La Cuma.

“È stato un lavoro immenso ed un piacere vedere oggi anche alcuni ragazzi che, in questi anni, hanno partecipato alle campagne di scavo – afferma il sindaco Mario Borroni, che ricorda commosso la figura di Giovanni Graziosi, al quale è stata intitolata la sala che ospita la mostra -. È un giorno emozionante e andiamo avanti in maniera spedita, perché sappiamo che possiamo contare sul supporto della Soprintendenza. Durante la pandemia abbiamo deciso di non fermarci e di mettere a frutto quanto fatto negli anni precedenti”.

Una mostra che ha al suo interno non soltanto una classica esposizione di reperti, ma anche una sala multimediale che consente ai più giovani di entrare in contatto con il mondo dell’archeologia, ricostruendo in maniera digitale il complesso. “La prima parte è relativa ai reperti degli scavi degli anni ’70, oltre ai reperti dell’ultima campagna. La particolarità che abbiamo voluto dare è di cercare di poter rendere fruibile a tutti i visitatori un minimo di informazioni dell’area archeologica: per questo abbiamo esposto un plastico che ricostruisce in piccolo l’area, con una guida in Braille. Si accede poi alla sala multimediale, che si divide in 2 parti: una relativa alle proiezioni in loop dei video che parlano del sito (tra questi c’è anche la guida in Lis) e in maniera inedita proiettiamo il video delle ricostruzioni riguardanti l’area sacra, frutto del lavoro degli ultimi 6 anni di ricerca da parte dell’Univesità di Bologna. È un punto di arrivo ma anche di ripartenza, per un ulteriore step di visita virtuale in 3D a cui vorremmo nei prossimi anni dare seguito. La seconda parte della seconda sala prevede, inoltre, un grande monitor touch all’interno del quale è stato messo un contenuto nuovo sui siti archeologici marche. Una società inglese ha sviluppato un’applicazione che prevede 2 giochi, che da un lato consentono a bambini ed ai ragazzi di ricostruire tutti gli edifici dell’area archeologica, dall’altro un più classico gioco con le divinità”.

“Quando vengo qui – sottolinea l’assessore regionale Guido Castelli – rimango colpito dal bel sistema di relazione che si sono generate a margine del santuario. E questo non è scontato. Il lavoro che da tanti anni si sviluppa intorno al Santuario ha consentito a tutto il territorio regionale di un gioiello che è stato valorizzato all’interno di un sistema più generale. Quindi, quello che fate a Monte Rinaldo lo fate per tutti. I dati sul turismo nelle Marche sono stati molto positivi, anche per la capacità attrattiva dimostrata dall’entroterra. Oggi a Monte Rinaldo c’è un’altra bella pagina di belle cose della nostra Italia”.

A portare il salute del nuovo Soprintendenza di Ascoli, Fermo e Macerata, che sarà attiva da lunedì e che è stata fortemente voluta dal Ministero, la dottoressa Paola Mazzieri. “La Soprintendenza vorrà avvalersi della piena collaborazione degli enti locali, in un clima di condivisione delle problematiche e dei successi. Monte Rinaldo è un simbolo della rinascita post sisma, con una volontà di condurre una politica virtuosa di valorizzazione delle proprie peculiarità ed un Santuario che stiamo cercando di inserire in una serie di percorsi di turismo sostenibile. Stiamo crescendo piano piano, cercando di capire la giusta strada da percorrere e abbiamo ancora tanto da fare”.

In rappresentanza dell’Università di Bologna interviene Enrico Giorgi, elencando i risultati scientifici. “In questo luogo c’è una bellissima collaborazione tra persone, un caso che qualche anno fa avremmo definito raro, mentre oggi non lo è più. Aggiungo che occorre rifare una legge regionale sui parchi archeologici e Monte Rinaldo da questo punto di vista può essere importante. Bisogna rimettere a posto quelle pietre, smontante durante il periodo medievale anche in un’ottica che potremmo definito di riuso; rimetterle a posto non fisicamente, ma sentendo il dovere per fare qualcosa per far rivivere questi luoghi, un modo per ricollegare i siti archeologici delle Marche”.

A seguire gli studenti sul discorso degli oggetti dell’area è stata Cristina Leoni, docente del corso di laurea magistrale a ciclo unico di Unibo. “Siamo partiti in laboratorio a Ravenna, poi nel 2019 abbiamo partecipato alla campagna di scavi, allestendo un piccolo laboratorio sui restauri. Tutti hanno fatto un’esperienza di restaurare ma anche di entrare nello scavo, per capire meglio il lavoro dell’archeologo. Successivamente una di queste studentesse si è appassionata particolarmente e ha voluto farne una tesi di laurea”.

“A nome del gruppo Cumalab ringrazia tutti – interviene Tiziana Capriotti -. Un progetto iniziato nel 2017, progettando dei laboratori didattici per le scuole, piaciuti soprattutto alle scuole Primarie. Nel primo anno di lavoro sono venuti 500 ragazzi, tutti provenienti dal Fermano. Sono attività pratiche, anche per le Superiori, alle quali oggi aggiungiamo un tassello più multimediale. Per quanto riguarda il gioco con le divinità, abbiamo inserito le figure di Giove, Ercole e Giunone. Serve anche per far capire ai ragazzi che il museo non è una cosa noiosa”.

Ega è l’acronimo di una società nata nel 2014 e che si occupa della creazione di serious games, adibiti sia per l’insegnamento che per la valorizza del patrimonio culturale. “Abbiamo realizzato 2 mini game – spiega Francesco Rossini -: in uno abbiamo ricostruito in 3D dei reperti, mentre nell’altro bisogna ricollocare le giuste caratteristiche e informazione riguardo alle divinità”.


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