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Presente e futuro del Tribunale fermano: il presidente Castagnoli fa il punto VIDEO

ZOOM - "Stiamo facendo un grosso sforzo pur trovando difficoltà legate al turnover dei magistrati, appena maturato il periodo minimo di permanenza, che è di di circa 4 anni, tendono a tornare nelle sedi collegate alle loro provenienze e spesso l'organico è stato fortemente dimensionato in passato"
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di Sandro Renzi

Bruno Castagnoli, Presidente del Tribunale di Fermo, è stato ospite ieri pomeriggio del programma di approfondimento di RF1 “Zoom” condotto dal direttore Giorgio Fedeli. E’ stata l’occasione per fare il punto sul presente ed il futuro del Tribunale della quinta provincia, partendo da alcune novità che interessano la pianta organica. Ad oggi, infatti, manca ancora qualche pedina nella struttura fermana, che dovrebbe prevedere a regime 14 magistrati compreso il Presidente. In servizio, al netto delle due figure apicali, ce ne ne sono 10.

Un altro potrebbe arrivare nel 2022 ma il condizionale è d’obbligo perché bisognerà verificare se ci saranno effettivamente figure disposte ad accettare questa destinazione. Il lavoro insomma non manca. “Stiamo facendo un grosso sforzo pur trovando difficoltà legate al turnover dei magistrati, appena maturato il periodo minimo di permanenza, che è di di circa 4 anni, tendono a tornare nelle sedi collegate alle loro provenienze e spesso l’organico è stato fortemente dimensionato in passato” spiega il Presidente Castagnoli. Ora però si intravede la luce in fondo al tunnel. “La situazione si va normalizzando. Nel 2020 eravamo con 7 giudici, quindi in affanno, ed in passato addirittura con 4. E questo rende difficile smaltire l’arretrato” prosegue Castagnoli. Ma qualcosa si è mosso e nuovi magistrati sono arrivati a Fermo. Questione che fa il paio con gli obiettivi del Pnrr e del Governo in tema di giustizia, a partire proprio dallo smaltimento delle pratiche pendenti e dalla riduzione dei tempi di durata del processo. Ancora Castagnoli. “Siamo impegnati su questi fronti ed il Governo ha fatto uno sforzo assumendo funzionari che sono destinati a coadiuvare i giudici nell’attività giurisdizionale. A Fermo arriveranno 12 figure tra gennaio e febbraio. Col dirigente amministrativo siamo impegnati a delineare il progetto organizzativo che deve individuare le aree di maggiore criticità del personale  e destinare le figure ai settori che ne hanno più bisogno. Questo è condizionato anche al fatto che non vi siano scoperture sul lato dei magistrati“.

C’è poi il confronto sempre aperto col territorio. “Dobbiamo ovviamente mantenere la nostra indipendenza, collaboriamo con chi ha che a fare con la giustizia, penso all’ordine degli avvocati, con cui abbiamo cooperato nella gestione organizzativa della pandemia”.  Covid che ha segnato senza dubbio l’iter di tantissimi processi, soprattutto lo scorso anno. “Tranne un primo periodo che ha coinciso con una sospensione totale dell’attività, fino al maggio 2020, poi si è consentito di celebrare le udienze senza la presenza di parti e questo soprattutto nel civile; nel penale si è cercato di celebrare quelle udienze dove non ci fossero troppi testimoni per evitare assembramenti. Quindi si è rimasti su questo criterio organizzativo via via che l’emergenza sembrava venire meno. Come bilancio, guardando ai dati degli ultimi due anni, non notiamo una forte ricaduta causata dal Covid”. Dando invece uno sguardo al Fermano ed al suo tessuto produttivo, il Presidente del Tribunale di Fermo ha rimarcato come la sofferenza economica, riversandosi in alcuni settori come il fallimentare, comporti l’insorgere di tanti reati collegati a questa circostanza nella quale purtroppo le bancarotte rivestono un ampio settore. Castagnoli ha parlato anche del rapporto tra giustizia e mass media ed ha accennato pure ai quesiti referendari in tema di giustizia. Senza entrare nel merito degli stessi, ha tuttavia affermato che “I quesiti referendari pongono l’accento su alcune problematiche a cui non si riesce a dare risposta a livello normativo e legislativo; c’è qualche dubbio che lo strumento sia il più idoneo per intervenire, visto che porta a risposte secche che non consentono di intervenire sufficientemente su tutti i profili di un problema”.

 


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