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Long Covid e monoclonali, l’impegno del reparto di Medicina. Angelici: “Vacciniamoci, non abbassare la guardia” (VIDEO)

FERMO - Intervista al primario Stefano Angelici in occasione della due giorni dell'Area Vasta fermana dedicata alla Medicina Interna
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di Andrea Braconi

La nona edizione del congresso di Medicina Interna dell’Area Vasta 4, strutturato in diverse sessioni tra venerdì 17 e sabato 18 dicembre, rappresenta un trait d’union tra ospedale e territorio. Ed è inoltre, come ribadito dal primario Stefano Angelici “l’opportunità di farci conoscere per quello che facciamo e di conoscere le realtà del territorio per cercare di ottimizzare questi rapporti, di cui tanto si parla ma che spesso vengono misconosciuti”.

L’obiettivo? “Tracciare le linee guida sullo stato dell’arte dell’infezione da Covid grazie alla presenza di tantissimi esperti”.

Angelici sottolinea come “la maratona in corso da due anni” abbia subito un’accelerazione con la riaccensione di focolai. “La necessità di rimboccarsi le maniche richiede un’energia infinita e una lucidità estrema, ma diventa difficile in una realtà come quella fermana, demograficamente anziana, che si amplifica in queste emergenze e si magnifica con annosi problemi anche di personale, soprattutto con una preparazione specifica”.

La Medicina Interna di Fermo, ricorda, ha un nutrito numero di medici, tutti impegnanti e con un carico di lavoro molto alto. “Nella pandemia siamo stati direttamente coinvolti nella prima e nella seconda ondata, dedicando tutte le nostre risorse all’emergenza Covid. Non solo: nel periodo interpandemico abbiamo dedicato anche un ambulatorio al Long Covid, con oltre 500 pazienti colpiti da Covid seguiti nel tempo. Inoltre abbiamo un ambulatorio dedicato alle terapie con anticorpi monoclonali, con numerosi pazienti che hanno la malattia all’esordio ma che hanno in nuce un’intrinseca potenzialità di pericolosità per patologie preesistenti, per età, per comorbilità e che necessitano di una terapia acuta. Sicuramente l’impatto del Covid è stato fino a questo momento meno forte per l’alto carico di somministrazioni monoclonali che i miei medici hanno fatto”.

E con l’avvicinarsi delle festività, aumentano le raccomandazioni nei confronti dei cittadini. “Tutti parlano di tutto e ognuno crede di sapere la verità su tutto. Io penso che a prescindere dalle ideologie, dalle prese di posizione e dalle necessità individuali, i capisaldi del trattamento sono rappresentati da prevenzione, distanziamento, lavaggio delle mani, uso della mascherina e soprattutto vaccinazione, l’unica arma che si ha. Quello che abbiamo potrebbe essere sufficiente, se tutti lo usassimo senza lasciare sacche di non vaccinati. Consideriamo che la Spagnola durò 3 anni e che noi vivremo ancora con questo Coronavirus. Quindi, non possiamo abbassare la guardia”.

All’incontro hanno preso parte anche il prefetto Vincenza Filippi ed il consigliere regionale Andrea Putzu, che hanno rimarcato con forza l’impegno profuso dal personale sanitario dall’inizio della pandemia, mettendo anche a rischio la propria incolumità.

 

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