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Covid, in terapia intensiva il 100% dei pazienti senza vaccino. L’appello dell’Av4: “Necessario proteggere pure i bambini”

COVID - Il punto sui vaccini nel Fermano è stato fatto questa mattina dai vertici dell'Av4 in conferenza stampa. Tutti concordi sulla necessità di vaccinarsi. "Anche i bambini vanno protetti nella fascia 5-11 anni". In terapia intensiva al Murri il 100% dei pazienti senza vaccino.

 

Da sin. Giuseppe Ciarrocchi, Luisa Pieragostini, Roberto Grinta, Giorgio Amadio e Renato Rocchi

di Sandro Renzi

Corre il virus e crescono i contagi anche nelle Marche. La variante omicron potrebbe presto diventare prevalente in tutto il Paese. L’unica arma a disposizione resta il vaccino. Ad oggi, nella nostra Regione, sono state inoculate 1950 dosi nella fascia 5-11 anni a fronte di una platea di 92mila bambini. I vertici dell’Av4 questa mattina, in conferenza stampa, hanno fatto il punto sui vaccini nella quinta provincia riaccendendo i riflettori sulla necessità di ricorrere a questo strumento. “Il 100% dei pazienti in terapia intensiva non è vaccinato. Questo produce delle complicazioni al sistema -spiega Roberto Grinta, direttore dell’Av4- noi vogliamo comunque garantire le sedute operatorie e dare assistenza ai malati in questo Natale. Il messaggio che vogliamo dare è semplice: vaccinarsi“. L’indice di trasmissibilità è 1-12 con questa variante, aumentando il numero dei contagiati, rispetto alle volte precedenti, “è più facile che avremo un numero di pazienti più elevato che avrà necessità di ricorrere al pronto soccorso. Nei soggetti vaccinati, invece, la situazione è gestibile”.

La degenza media, dicono le statistiche, è di 10 giorni in terapia intensiva e ci sono anche giovani che sono costretti a ricorrervi. La situazione insomma, anche se sotto controllo, resta molto attenzionata da parte dell’autorità sanitaria fermana. A questo si lega poi il problema organizzativo, a partire dal personale. Sono 25 i sanitari sospesi per non aver adempiuto all’obbligo vaccinale nell’Av4, la direzione ha già chiesto alla Regione di poter assumere nuove forze a breve.  “Sto rivivendo l’incubo dello scorso anno -dice Giorgio Amadio, direttore Uoc malattie infettive- su 22 ricoverati nel mio reparto ne abbiamo 14 non vaccinati. E’ drammatico e forse potevamo evitarlo. Col vaccino i 14 avevano 20 volte la probabilità di non andare in ospedale”.  Amadio non è tranquillo. “La vaccinazione serve, altrimenti sarebbe accaduto un massacro e la terza dose è fondamentale per proteggerci anche dalla variante omicron“. La recrudescenza di questi giorni sarebbe invece imputabile ancora alla diffusione della variante delta del virus ed a questo si aggiungerebbe il numero dei non vaccinati che contribuisce a rendere la situazione più complessa sostengono i sanitari.

Adulti e non solo. Anche i bambini vanno vaccinati. E’ stata poi la volta della dott.ssa Luisa Pieragostini, direttrice del dipartimento materno infantile. “I bambini vanno vaccinati nella fascia 5-11 anni – spiega- l’80% dei bambini ricoverati col Covid è figlio di non vaccinati. La loro salute va preservata e possono costituire un focolaio. La società italiana di pediatria è favorevole. Il vaccino è stato studiato più di tutti gli altri vaccini” Gli effetti collaterali? Un pò di malessere, male al braccio, un pò di febbre. Prosegue la Pieragostini “non pensiamo che non avendo una sintomatologia importante come l’adulto, i bambini non abbiano problemi. Sia ben chiaro, dire che vanno vaccinati significa volerli proteggere e proteggere chi sta vicino a loro”. A dare manforte ci pensa Ciarrocchi. “Il vaccino da solo non basta -rimarca Giuseppe Ciarrocchi, direttore del dipartimento di prevenzione– dobbiamo incentivare la vaccinazione tra coloro che non hanno neanche una dose. Abbiamo riscontrato poi un decadimento dell’immunità molto rapida, nel giro di pochi mesi, c’è quindi la necessità di fare i richiami”. Vaccini e non solo. Ciarrocchi ricorda l’importanza di tenere il distanziamento interpersonale e di utilizzare le mascherine. Occhio poi alle feste ed alle situazioni in cui si possono verificare assembramenti in prossimità del Natale. “Il vaccino nuovo che arriverà a gennaio, da un punto di vista antigenico, è uguale a quello che stiamo utilizzando, cambia solo il sistema di produzione” dice ancora Ciarrocchi. Sul fronte organizzativo entra nel merito Renato Rocchi, direttore del servizio professioni mediche. “Siamo in grado si soddisfare il sistema diagnostico -afferma- ma non mancano le difficoltà. Il cittadino deve essere sereno con chi eroga servizi i sanitari. Non abbiamo livelli di criticità particolari ma in questa fase sarebbe utile far comprendere che la risposta assistenziale non può essere sempre immediata. Stiamo moltiplicando gli sforzi ma qualche momento di sfaldatura seppur lieve si può rappresentare”. Grinta lo ricorda. “Siamo ancora in piena pandemia -dice- facciamo circa 500 tamponi al giorno perché la diffusione del contagio è alta. L’esigenza che c’era un anno fa non c’è ora“. “Abbiamo bisogno del personale, ci vorrebbe l’esercito” gli fa eco Ciarrocchi “siamo sfiniti, lavoriamo 12 ore al giorno da due anni”. I vertici della sanità fermana ricordano pure che all’aperto la mascherina chirurgica è sufficiente. E sulla terza dose? “Protegge molto. Se si prende il virus anche dopo la terza dose, nella peggiore delle ipotesi posso essere ricoverato e finisce lì” spiega Grinta.


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