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Assunzioni, 24mila in più ma il 90% dei contratti è precario. Lavoro a chiamata: Marche prime

I DATI sull'impiego elaborati dalla Cgil Marche nel periodo gennaio-settembre 2021. In regione c'è un aumento rispetto all'anno passato sui nuovi posti. La segretaria Rossella Marinucci: «Emerge un sistema economico fragile e inadeguato ad affrontare le sfide che abbiamo di fronte»
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Rossella Marinucci

 

«Nel periodo gennaio-settembre 2021 il saldo tra assunzioni e cessazioni dei rapporti di lavoro, nelle Marche, risulta positivo di 22mila posti. Saldi positivi per tutte le tipologie contrattuali, ad eccezione dei contratti a tempo indeterminato per i quali il saldo è negativo per 10mila posti: dunque, continua inesorabilmente l’erosione dei rapporti di lavoro stabili a vantaggio delle forme più diverse di contratti precari e frammentati». È quanto emerge dai dati dell’osservatorio sul precariato dell’Inps, elaborati dalla Cgil Marche, con tanti indicatori economici dell’anno 2021 (dal Pil all’export) in ripresa rispetto al terreno perso nel 2020, ma restano ancora fuori da questo recupero o rimbalzo le condizioni del lavoro e la qualità dei contratti offerti. Nel dettaglio, «nel periodo gennaio-settembre 2021 nelle Marche sono state effettuate 155mila assunzioni, 24mila in più rispetto allo stesso periodo del 2020 (+20,1%), ma inferiori ai livelli pre-pandemia (-9mila pari a -5,8% rispetto al 2019), recuperati solo parzialmente. Nello stesso periodo le cessazioni dei rapporti di lavoro sono state 133mila (+7,4% rispetto al 2020 e -12,6% rispetto a due anni fa) – si legge nella nota della Cgil -. Il 90% dei nuovi rapporti di lavoro è a vario titolo precario. La tipologia contrattuale maggiormente utilizzata è il contratto a termine (adottato nel 37,2% delle assunzioni totali), seguita dal contratto intermittente (16,9%), dalla somministrazione (16,1%), dal lavoro stagionale (13,6%) e dall’apprendistato (5,5%). Sul totale delle nuove assunzioni, la quota di contratti a tempo indeterminato è decisamente bassa (solo il 10,7%) e nettamente al di sotto della media nazionale a sua volta molto bassa (15,5%). Nella graduatoria delle regioni per incidenza delle assunzioni stabili sul totale, le Marche si collocano al 17esimo posto, mentre risultano essere la prima in Italia per la più alta incidenza dei contratti intermittenti (16,9% contro la media nazionale del 8,2%). Notevole anche il numero di assunzioni con contratto a tempo parziale: 56mila part time (36,0%). Dunque un terzo dei nuovi contratti sono per lavori part time – conclude la nota del sindacato -. Le trasformazioni di contratti precari in rapporti a tempo indeterminato sono state 11mila, ovvero mille in meno rispetto allo stesso periodo del 2020, e quasi 6mila in meno rispetto al 2019».

«Emerge un sistema economico fragile e inadeguato ad affrontare le sfide che abbiamo di fronte, a partire dagli investimenti del Pnrr e dalla nuova programmazione europea – sottolinea Rossella Marinucci, segretaria Cgil Marche -. Un sistema incapace di affrontare le trasformazioni tecnologiche, ambientali ed energetiche investendo innanzitutto sul lavoro, la sua qualità e le competenze da valorizzare. Una ripresa che, per lavoratrici e lavoratori delle Marche, si traduce in contratti non stabili, part-time e frammentati, in lavoro polverizzato e precario. La ripresa in atto sarà effimera e lo sviluppo apparente se non incardinati nella qualità del lavoro e dell’occupazione: su questo terreno le Marche si giocano il futuro».


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