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Casina delle Rose, il j’accuse di Serena: “Fermo città in (s)vendita, grave errore l’alienazione dell’hotel”

INTERVENTO - Il fondatore della sezione Italia Nostra di Fermo ed ex consigliere nazionale dell'associazione esterna una riflessione personale sulla prevista vendita della Casina delle Rose: "I fermani pagheranno nei prossimi decenni la rinuncia all’acquisizione dell’area Steat. Perché non si indice una pubblica assemblea per valutare come la pensano i cittadini su una scelta così delicata, che non può essere esclusiva della giunta o del consiglio comunale?"
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Dall’ipotesi di farne uno studentato che accogliesse i ragazzi durante l’inverno ed una struttura ricettiva che ospitasse i turisti nei mesi di luglio e agosto, fino alla decisione di tornare a venderla. Tra i ripensamenti della giunta Calcinaro e le polemiche dell’opposizione, la Casina delle Rose è tornata a far discutere.

A tal proposito è Elvezio Serena, fondatore della sezione Italia Nostra di Fermo ed ex consigliere nazionale dell’associazione ad esternare una riflessione personale sulla prevista vendita dell’hotel: “Fermo è una città strana. Prima decide di costruire, addirittura, due nuove scuole medie in una zona non idonea, in cui si è dovuta realizzare una rotatoria in pendenza, con tutti i problemi che comporta, in particolare per la circolazione dei mezzi pesanti e d’inverno durante le nevicate. Poi decide di non spendere 650.000 euro, per non gravare sulle tasche dei fermani, rinunciando così all’acquisizione della preziosa e strategica area Steat. Costringendo l’azienda di trasporto a sborsare quasi un milione di euro in più per aggiudicarsi l’asta demaniale, ovvero sempre soldi della collettività. Errori che i fermani, e non solo, pagheranno nei prossimi decenni”.

Elvezio Serena

“Non sono bastati i grossi errori edilizi degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta (palazzo delle Poste e Mercato coperto, scuola elementare Sapienza, Consorzio Agrario di piazza Dante, Cinema Nuovo, Banca nazionale dell’Agricoltura) – seguita Serena -. Ora si ripropone la vendita dell’hotel Casina delle Rose, un patrimonio storico che i fermani ricordano con nostalgia, e che vorrebbero rivivere come ai vecchi tempi. Se ristrutturato e ben gestito costituirebbe un introito per il comune. Dopo la vendita dell’ex casa del custode, che poteva essere utilizzata come ristorante dell’hotel, ampliando quindi la ricettività della struttura alberghiera, all’orizzonte si prospetta un altro grave errore. Il tutto servirebbe per realizzare l’ascensore (necessario) che da via Mazzini porta al Girfalco. Per questi impianti di risalita vanno ricercati appositi fondi, come già avvenuto per gli altri funzionanti in città. L’amministrazione, in questi anni, è stata molto brava a intercettare finanziamenti per qualsiasi opera pubblica, non vedo perché non dovrebbe impegnarsi per la Casina delle Rose. Dal punto di vista del bilancio economico poi, qualcosa non è chiaro”.

Tuttavia non tutti i mali vengono per nuocere. La folle decisione di destinare l’hotel a studentato (sono curioso di sapere chi ha partorito questa infelice proposta) fortunatamente non è più prevista, addirittura perché ci sarebbero meno studenti universitari che, con il protrarsi della pandemia, seguirebbero a distanza. Scusa che non tiene: la pandemia non durerà in eterno, e da qui a qualche anno si tornerà pienamente in presenza. Poi che razza di programmazione è questa, un città seria guarda ai prossimi 20-30-50 anni. Prendiamo esempio dal comune di Ascoli Piceno che ha dato l’incarico alla Università Politecnica delle Marche e all’Università degli Studi di Camerino per uno studio su come sarà la città nel 2040: lotta allo spopolamento, qualità della vita, mappatura digitale e trasformazione in contenitore culturale. E ancora, per valorizzare il centro storico l’Arengo, acquista il prestigioso palazzo Saladini Pilastri per destinarlo, dopo il recupero, tra l’altro, ad albergo etico. A Fermo gli amministratori scoprono solo nel 2021 che la città può avere buoni flussi turistici e quindi è necessaria la disponibilità di un altro hotel. Meglio tardi che mai. Presto riusciranno a vendere anche il piazzale del Girfalco liberalizzato come parcheggio, nonostante i divieti, e un giorno forse anche il Parco della Rimembranza”.

Mi chiedo – chiosa Serena – perché non si indice una pubblica assemblea per valutare come la pensano i cittadini su una scelta così delicata, che non può essere esclusiva della giunta o del consiglio comunale? O, per applicare il principio di partecipazione popolare, dobbiamo aspettare le prossime elezioni comunali?

Cartolina del 1911, quando l’hotel non era ancora stato costruito


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