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«Addio Mario, maestro di vita» Il saluto degli ex camerieri dello storico ristorante fermano

FERMO - Mario Donati si è spento oggi. Numerosi i ricordi di chi con lui e la sua famiglia ha condiviso una parte importante della storia cittadina e non solo
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di Andrea Braconi

Mario Donati non è stato soltanto un cuoco. Mario è stato un padre e un maestro di vita per centinaia di giovani fermani che, per decenni, hanno servito ai tavoli dello storico e omonimo ristorante nel quartiere di Santa Caterina. Perché nel dialetto locale scegliere il suo locale significava andare «‘lla Mario».

Sono cresciuti, i suoi ragazzi. Fanno i lavori più disparati, in settori che più diversi non si potrebbe. Alcuni abitano ancora qui, altri vivono lontano da Fermo. Ma sono sempre rimasti legati a quella figura straordinaria, al punto da condividere una chat nella quella scambiarsi aneddoti e battute.

Oggi però no, oggi è il giorno di lacrime inattese, che solcano viso e tastiere. Oggi Mario si è spento, lasciando un vuoto incolmabile in ognuno di loro. Perché Mario te lo ritrovavi sempre accanto, fiero nel mostrare le sue pietanze ma soprattutto sempre pronto a consigliare chi aveva il privilegio e l’onore di servire i clienti. Un luogo speciale, dove si sono scritte pagine importanti della città e non solo.

Ai suoi ragazzi riaffiora alla mente anche quella cena di qualche anno fa, nell’agriturismo di uno dei suoi figli, con l’arrivo a sorpresa di Mario e le immancabili foto ricordo. L’ospite speciale, una sorta di eroe che ha saputo traghettarli dall’adolescenza all’età adulta.

“Un uomo che ha saputo insegnare ai giovani il valore del lavoro – commenta l’avvocato e consigliere comunale Renzo Interlenghi -, dell’onestà, la passione e l’impegno, il rispetto degli altri riuscendo a mostrare tutta la sua grandezza attraverso un grado di umiltà che lo ha reso nobile. Mario era una persona di una vitalità estrema, che ha sempre lavorato nonostante fosse reduce da un infarto. Ha dedicato al lavoro tutta la sua vita, l’emblema della nostra popolazione. È un simbolo che ha saputo vivere il passato ma anche la modernità, lungimirante e capace di creare una struttura conosciuta in tutta Italia e anche all’estero, Un uomo eccezionale e semplice, che vedevamo come uno di noi”.

Chi è rimasto nel settore come cuoco è Marco Viozzi. “Mi ha fatto innamorare di questo lavoro – racconta con grande emozione -, voglio ringraziare Mario e il gruppo che lui ha tenuto unito per tantissimi anni. Siamo cresciuti lì e lui con la sua famiglia sono stati delle grandissime persone. Di Mario posso dire che aveva degli occhi così vivi e un sorriso immenso che ti abbracciava proprio. A distanza di 30 anni ci troviamo sempre tra noi ex camerieri, con la sensazione di esserci lasciati solo una settimana prima. E questo è meraviglioso”.

Sono tante le frasi che i suoi ragazzi riversano in queste ore di profonda tristezza. Perché quel ristorante è stato un punto di riferimento per la città e non solo, ma loro vogliono soprattutto ricordare Mario, che li ha educati al sacrificio, all’umiltà. “Lui era sempre l’ultimo dei lavoratori in mezzo a noi, ma insieme alla moglie Emma, che ci aveva lasciati lo scorso agosto, erano sì capi ma con un’autorevolezza incredibile. Siamo stati decenni con loro, nel segno dell’amicizia e del rispetto reciproco”.


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