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Pd, Manzi: «La mia non è un’incoronazione. Nessuna paura delle primarie ma non riacutizziamo vecchie ferite»

LEADERSHIP DEM - L'ex parlamentare maceratese dopo l'investitura quasi unanime ricevuta a livello locale e nazionale per la segreteria regionale si prepara al congresso. E risponde a Manuele Bora, che ha contestato la scelta di una candidatura unitaria e ha deciso di scendere in campo
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L’ex deputata Irene Manzi

 

di Giovanni De Franceschi

«Nessuno ha paura delle primarie, che sicuramente fanno parte della nostra natura, si vuole solo evitare una conta che rischia di dividere ulteriormente il campo e acutizzare ferite che il partito si porta addosso dalla sconfitta delle ultime regionali». Irene Manzi, fresca della candidatura “quasi” unitaria a segretaria regionale del Pd, dopo l’investitura ricevuta dal gruppo dirigente locale e dal Nazareno nel summit di sabato scorso, si prepara al prossimo congresso, la cui road map dovrebbe essere stilata nel giro di qualche giorno. La sua visione di quale sia la strada migliore per rinnovare un partito fermo al palo ormai da un anno e mezzo è opposta a quella di Manuela Bora. La consigliera regionale, infatti, ha annunciato di volersi candidare spiegando che il suo è un atto di generosità verso un partito che ha perso la via maestra, quella del confronto dal basso. L’ex assessora della giunta Ceriscioli, insomma, ritiene che le primarie con il relativo confronto tra posizioni diverse non potrebbero che far bene ai dem, e che al contrario l’ennesima scelta calata dall’alto e decisa a tavolino, potrebbe segnare ancora più in profondità il solco tra partito ed elettori.

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Manuela Bora

Per Manzi, al contrario, il congresso con una candidatura unitaria avrebbe il merito di incentrarsi più sull’ascolto e meno sulle contrapposizioni. Innanzitutto, però, l’ex parlamentare maceratese ci tiene a specificare che il suo nome è stato frutto di consultazioni ed era già emerso a livello locale, prima che a livello nazionale. Come a dire, niente è stato calato dall’alto. «La mia – dice a Cronache – non è certo un’incoronazione, saremmo comunque passati da un congresso, che a quel punto però sarebbe stato più centrato sulla voglia di ascoltarsi per riprendere un cammino fermo da anni, che sulle contrapposizioni. Ed è importante anche capire come si è arrivati a convergere sul mio nome. Era già emerso dalle consultazioni locali, poi è riemerso dalle consultazioni svolte dal partito nazionale con parlamentari, segretari provinciali e consiglieri regionali nel tentativo di trovare una soluzione unitaria. Quindi i due candidati Mastrovicenzo e Curti, di fronte al timore di lacerare il partito, hanno preferito fare un passo indietro in favore della mia figura unitaria». E secondo lei, è proprio questo il punto di svolta da sottolineare. «Il vero dato politico, passato in sordina con la contrapposizione di Manuela – continua infatti – è che si è arrivati alla scelta con una decisione quasi unanime del partito, è stata trovata insomma una strada comune da cui ripartire. Questo l’elemento chiave che mi ha spento ad accettare».

Però d’altra parte, è proprio questo, il tasto dolente secondo Bora: che la scelta sia stata presa a livello dirigenziale e non sia partita dal basso. «Ci sono margini per tornare a fare politica dal basso – ribatte Manzi – quello che si vuole evitare è accentuare ancora di più le divisioni tra un gruppo e un altro, tra una parte e l’altra, che non sono da temere, ma forse non sono neanche la soluzione migliore in questo momento. Nessuno vuole togliere la parola agli iscritti, c’è solo la volontà di provare a trovare una sintesi, che è poi il compito di una classe dirigente. In questi giorni ho avuto confronti anche con tanti semplici iscritti che vedono con favore il fatto che per una volta il Pd Marche stia provando ad abbassare il livello di tensione per tornare al dialogo, a parlare di contenuti, a come possiamo rimetterci in pista».

Infine, una porta lasciata aperta. «Penso che il filo del dialogo non debba interrompersi – conclude l’ex parlamentare – quindi mi piacerebbe confrontarmi con Manuela, perché ritengo che ci siano spazi di confronto. Entrambe abbiamo a cuore il Pd e lo stesso obiettivo, anche se divergiamo su come raggiungerlo».

 

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