
Renzo Interlenghi
«Ieri sera è andata in onda la penultima puntata della vendita della Solgas, poiché l’ultima sarà la vendita, ovvero: la predisposizione di quanto necessario per l’eventuale cessione del 51% al socio privato Sgr S.p.A. e ciò avverrà a prescindere dalla fusione, che pure era stata programmata, tra la Solgas e la San Giorgio Energie perché, alla società fermana, poco interessa tale fusione a meno che non avvenga a condizioni capestro per la consorella sangiorgese». Ne è convinto il capogruppo di Fermo Capoluogo, Renzo Interlenghi. Pomo della discordia, la modifica dello statuto della partecipata, approdato e approvato ieri in consiglio comunale.
«Mentre si trattava la fusione, infatti, il Comune, socio privato, lanciava l’ipotesi di un cambio nella governance delle due partecipate ma, mentre a Fermo veniva offerta la cosiddetta Put, ovverosia la possibilità di cessione delle quote al prezzo minimo garantito, analoga proposta non veniva fatta alla San Giorgio e quella che ne seguì fu talmente al ribasso che ha impedito alla stessa di accettarla. Se Fermo, anziché pensare solo a sé stessa, avesse mostrato maggiore solidarietà con il vicino Comune, entrambe avrebbero strappato, sicuramente, un accordo migliore e, soprattutto, avrebbero concluso la fusione tra le due società. A quel punto la Put sarebbe stata unitaria. Chi, dunque, ha ritardato la fusione? Qualcuno che aveva interesse a dividere le due amministrazioni?
Si è detto, o meglio dicono sindaco e assessore Ciarrocchi, che essi hanno fatto il bene della città di Fermo, noncuranti del fatto che chi amministra deve farlo con ottica aperta volta ad una politica di pieno sviluppo di tutte le comunità locali attraverso una sinergia che, nel caso di specie, è mancata. Ecco perché abbiamo detto che l’assessore ha fallito nell’impresa della fusione perché delle due l’una: o l’ha fatto deliberatamente, ovvero non si è accorto che così facendo ha indebolito la posizione del Comune di Porto San Giorgio, rimarcando una supremazia che allontana il dialogo.
Cosa farà domani Vesprini (neo sindaco di Porto San Giorgio), si accontenterà dell’offerta minima avanzata dalla Sgr oppure, in caso contrario, avrà la forza contrattuale per strappare un maggior prezzo per l’ipotesi della vendita?
In entrambi i casi la questione è chiara ed è stato ribadito anche dal consigliere di maggioranza Bargoni, la vendita s’ha da fare e si farà: meglio prima che poi. Unica nota di spicco è data dal fatto che la maggioranza granitica inizia a perdere qualche pezzo, perché il consigliere Lucci si è astenuto ritenendo che il Comune avrebbe dovuto pretendere un prezzo ancora più alto rispetto a quello concordato. Insomma i cittadini lo devono sapere: ieri è iniziato il primo giorno dell’atto di vendita delle quote della Solgas da parte del Comune alla Sgr che sindaco, assessore e altri consiglieri smentiscono ma, come si sa, se queste sono bugie, hanno le gambe corte. Vedremo».














