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Nicolai (Pd): «Giornata delle Marche a Fermo ma la riforma sanitaria danneggia il nostro territorio»

FERMO - L'affondo del consigliere comunale Nicolai (Pd): «Il sindaco Calcinaro dovrebbe, come più volte stimolato, essere determinato e non prono su di una riforma che da sola non porterà nulla di meglio in termini di qualità e che non favorirà la realizzazione delle richieste che la conferenza dei sindaci fermani hanno più volte documentato»

Paolo Nicolai

«Come forza politica siamo pienamente convinti che occorre perseguire due fondamentali obiettivi di qualità: sanità vicina ai bisogni dei cittadini e sanità di efficienza per bisogni complessi». Ne è convinto Paolo Nicolai, consigliere comunale Pd a Fermo e membro della quarta Commissione consiliare permanente sulla Sanità. E infatti il suo messaggio arriva proprio oggi che al teatro dell’Aquila si celebra la Giornata delle Marche, incentrata proprio sulla sanità.

«Oggi l’amministrazione regionale viene a celebrare la Giornata delle Marche al Teatro dell’Aquila di Fermo propagandando una riforma sanitaria fantasiosa e utopistica, di scherno per gli operatori sanitari e controproducente e infruttuosa per i cittadini, oltretutto imposta ai territori, lungi da coinvolgimenti e partecipazione della amministrazioni locali e a spregio dell’universalità, dell’uguaglianza e della equità, che sono i principi cardine del Sistema sanitario nazionale.  Le riforme hanno bisogno di competenze, di visione e di conoscenze perché passano per scelte che gli amministratori devono fare in linea con le necessità contingenti. La riforma sanitaria regionale è un chiaro ritorno indietro negli anni. La rete sanitaria regionale che si andrà a caratterizzare per un incremento delle organizzazioni a piena autonomia sarà un sistema che avrà grandi difficoltà a decollare.

Passare da 4 aziende a 7 aziende con moltiplicazione delle Direzioni e dei ruoli dirigenziali e con necessità di incrementare investimenti tecnologici e strumentali, oltre a soddisfare l’assoluto bisogno del personale, porterà il Sistema sanitario regionale verso una perenne sofferenza e verso un chiaro disorientamento di cittadini e delle amministrazioni territoriali favorendo l’avanzata del Sistema Sanitario Privatistico. Le Aziende Sanitarie provinciali con piena autonomia creeranno un sistema competitivo regionale con corse a fare tutto e bene, ma con finanziamenti storici che non consentirebbero la implementazione di servizi necessari all’interno di ogni Azienda generando quindi fughe in mobilità passiva “vera” di cittadini bisognosi verso altri territori meglio organizzati e che sicuramente diventeranno attrattivi incrementando le entrate proprie per “vera” mobilità attiva, facendo sorridere i propri bilanci a discapito dei pianti delle realtà disgraziate che andranno in chiara sofferenza. Tale scenario determinerà la difficile sopravvivenza delle piccole realtà come la provincia di Fermo che accusa già un significativo ritardo di posti letto, di servizi e di investimenti. Le attuali risorse disponibili e da utilizzare per Regione Marche saranno i finanziamenti delineati del Fondo Sanitario Nazionale a cui si aggiungono i fondi della Missione 6 del Pnrr. La necessità della aziendalizzazione degli anni ’90 aveva il proposito di creare un sistema sanitario efficiente con recupero di sprechi e con programmazioni appropriate e con consumi equivalenti alle capacità produttive di ogni singola Azienda Sanitaria. Ad oggi questo processo si è realizzato parzialmente permanendo delle costanti che ancora rappresentano criticità assolute, come il disequilibrio costi/benefici e conseguenti spending review, con ancora tante inappropriatezze delle prestazioni, con una mancata riforma della Medicina Convenzionata, con una grande sofferenza delle Liste di attesa e con una forte precarietà sul fronte occupazionale. Le determinanti delle econome di scala rimangono tutt’ora i riferimenti economici per una sanità efficiente e stabile, nel rispetto di un obbligato equilibrio tra unità produttive e costi del prodotto. Alla base delle economie di scala vi sono fattori organizzativi e fattori tecnici connessi al controllo degli outcome. E’ chiaro che la moltiplicazione dei livelli organizzativi autonomi determina la modifica dei fattori tecnici rappresentati dalla richiesta di maggiori investimenti con implementazione di maggiore forza lavoro e con incremento del costo unitario dell’output prodotto; la Sanità regionale, che comunque necessita di una profonda revisione, corre il grande rischio del “salto nel buio” . Per evitare questa rischiosa iniziativa occorreva avviare un processo graduale di avvicinamento alla riforma, fatto sul campo, con aggiornamento degli Atti regionali esistenti a partire dalla Dgrm 735/2013 e seguenti e Documenti sulle Reti Cliniche e con la produzione di un nuovo Atto di indirizzo e di programmazione che passasse anche per soluzioni straordinarie dettate dalla contingenza del momento sulle questioni aperte della emergenza sanitaria e sulle difficoltà al reperimento di personale sanitario. Il processo di avvicinamento alla riforma deve prevedere e realizzare gli obiettivi del Pnrr. Sicuramente il Piano Sanitario Regionale doveva precorrere i tempi della riforma e doveva contenere i temi della nuova pianificazione che non poteva fare altro che individuare le nuove organizzazioni chiamate a gestire i territori in una prospettiva futura ricercando soluzioni semplificative del Sistema, sicuramente evitando la moltiplicazione delle Aziende e di certo dando forza ai servizi già esistenti nei territori all’interno di organizzazioni fatte di Dipartimenti e di Unità Operative opportunamente dimensionate. Nel territorio fermano e nella nostra città – conclude Nicolai – quello che noi abbiamo evidenziato sarebbe l’unico schema possibile per coniugare efficacia del servizio offerto, professionalità ed efficientamento delle risorse. Il sindaco Calcinaro dovrebbe, come più volte stimolato, essere determinato e non prono su di una riforma che da sola non porterà nulla di meglio in termini di qualità e che non favorirà la realizzazione delle richieste che la conferenza dei sindaci fermani hanno più volte documentato».

 


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