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Qualità della vita bocciata, Fermano in coda e Marche sud sempre più isolate. La politica dov’è?

FERMANO - A pesare sui dati è sicuramente il conflitto bellico ma, visti gli indici, sarebbe riduttivo considerarlo come unica causa. Intanto, tra un selfie e l'altro, la politica sta perdendo il compito di progettare il futuro di un territorio sempre più arido

di Alessandro Luzi

Il resoconto sulla qualità della vita stilato dal Sole24Ore illustra un quadro preoccupante per il Fermano. Eppure confrontandolo con i profili social e le dichiarazioni degli amministratori locali viene in mente un noto sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo in “Tre Uomini e una Gamba”, ovvero quando dopo una partita persa 10-3 si ritrovano a contemplare le loro giocate formidabili. Proprio come i tre comici, verrebbe da chiedersi: «Come abbiamo fatto a finire così in fondo sulla classifica della qualità della vita?». Gli album fotografici raccontano di un territorio in costante fermento: piazze piene, eventi partecipatissimi, trepidazione per i grandi nomi della musica, installazioni natalizie, riqualificazioni attese da anni. Invece sono situazioni che si verificano occasionalmente su un territorio sempre più arido dal punto di vista sociale ed economico. E se Atene piange, Sparta non ride. Infatti anche le province limitrofi sono in sofferenza. A vedere il sereno è il nord della regione, con Pesaro-Urbino balzata al 25esimo posto e Ancona al 28esimo.

A pesare sugli indici pubblicati dal Sole24Ore è sicuramente il conflitto bellico russo-ucraino. La pandemia aveva deteriorato una situazione già critica e nel momento in cui si iniziava ad intravedere la luce in fondo al tunnel, sono piombate addosso a imprenditori e commercianti le conseguenze della guerra. Quindi da un lato la recisione dei rapporti commerciali con la Russia, dall’altro l’aumento incontrollato dei costi di luce e gas hanno affossato le piccole-medio imprese. Probabilmente a salvarsi è il settore del lusso con una virata verso il mercato americano.

Per quanto incisivo, sarebbe però riduttivo affermare che la discesa verticale nella classifica della qualità della vita dipenda soltanto da questo fattore. Di fatto i dati ci raccontano che siamo più poveri, le donne faticano a trovare lavoro, il servizio sanitario è debole e la sicurezza sul lavoro è trascurata. Bene per quanto riguarda “ambiente e servizi” e “cultura e tempo libero”. Tuttavia anche in questi parametri c’è margine di miglioramento. L’efficientamento energetico fa volare il Fermano tra i primi 25 posti in classifica, raggiungendo addirittura il primo per l’illuminazione pubblica sostenibile. Viceversa, non gode di buona salute per piste ciclabili, tasso di motorizzazione. Quindi tanti veicoli in circolazione e poche biciclette. Questo a dimostrare che c’è ancora da lavorare sulla rete di trasporti. Male anche per il servizio di banda larga, numero di librerie e bar.

Allora, oltre alle dinamiche geopolitiche internazionali e alla pandemia, la bocciatura arrivata lunedì dipende anche dalla politica locale. Di fatto manca una visione organica e unitaria del territorio in grado di assegnare una identità ben definita. Il distretto calzaturiero, fino ad oggi settore trainante dell’economia, è in grave difficoltà, il servizio sanitario è malato (staremo a vedere se la nuova riforma sarà un farmaco idoneo), costruiamo piste ciclabili ma in classifica siamo indietro anche su questo settore, ospitiamo concerti ed eventi ma il commercio è fermo. Una progettualità a medio-lungo termine, condivisa tra i Comuni del territorio, è fondamentale per tracciare una rotta verso un orizzonte più roseo e avere uno scudo solido per ripararsi in caso di crisi. La politica che guarda soltanto alla quotidianità e rimane racchiusa all’interno dei confini comunali è destinata a navigare a vista e, inesorabilmente, arranca al momento della tempesta. La qualità della vita insufficiente dimostra che il Fermano momentaneamente esiste solo sulla cartina geografica e, simultaneamente, la forbice tra il nord e il sud della regione si sta progressivamente ampliando. Quindi se la classe politica locale ha le sue responsabilità, anche Palazzo Raffaello non ne è esente. Che futuro avrà il sud delle Marche? Come crescere in sinergia? Come sarà il Fermano tra dieci anni? Da dove partire per dare al territorio una progettualità condivisa? Su quali settori investire? Che tipo di turismo vogliamo? Domande a cui, fino ad oggi, gli amministratori non hanno saputo rispondere. Quanto ancora dovremo attendere? Intanto, mentre le foto di serate meravigliose riempiono i profili social, i campanelli di allarme squillano incessantemente.


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