di Antonietta Vitali
Prima della messa celebrata dal parroco di Petritoli, don Umberto Eleonori, l’omaggio di un mazzo di rose rosse deposto sulla stele posta al centro del giardino pubblico che un tempo era il cortile della casa dove nacque il Saltamacchia.
Anche quest’anno, nell’incantevole borgo di Moregnano, un tempo comune a sé che venne annesso a quello di Petritoli nel 1869 con l’Unità d’Italia, si è rinnovato l’appuntamento, oramai fisso e imperdibile, che ogni 25 aprile celebra il concittadino eroe della resistenza partigiana Gino Capriotti, detto, appunto, il Saltamacchia. A Moregnano era nato il 6 ottobre del 1921 e la storia di Gino il rosso (chiamato anche così per via del colore dei suoi capelli), che morì a soli 23 anni, per mano tedesca, dopo il tentativo di proteggere alcuni suoi compagni di resistenza restando nella macchia di Rovetino per fare loro da copertura, è raccontata perfettamente nel libro scritto da Fabrizio Iommi presentato durante la commemorazione dello scorso anno.
«Una data molto importante questa del 25 aprile, che è alla base della nostra democrazia ed è un nostro dovere continuare a ricordarla» ha dichiarato il sindaco di Petritoli Luca Pezzani che ha concluso il suo intervento con la citazione “è meglio la peggiore delle democrazie della migliore di tutte le dittature” una frase pronunciata dal Presidente della Repubblica, forse, più amato della storia d’Italia, Sandro Pertini, che fu anche membro di primo piano della Resistenza. L’evento, organizzato dall’Associazione Tutti per Moregnano, ha visto la presenza anche di altre associazione e autorità quali, l’Avis di Petritoli, la Protezione Civile, l’Associazione nazionale Bersaglieri, il maresciallo Paolo Pulcini della Stazione Carabinieri di Petritoli, l’Associazione Carabinieri in Congedo, il vicesindaco Gabriele Sabbatini e altri consiglieri dell’amministrazione comunale petritolese. La conclusione dell’evento, prima del momento conviviale di metà mattina, ha visto di nuovo protagonisti i rappresentanti dell’Anpi che hanno intonato il canto popolare “Bella Ciao” divenuto, in realtà, simbolo della Resistenza, molti anni dopo la fine della seconda guerra mondiale ma universalmente riconosciuto come un canto di libertà.























