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Il 5 dicembre medici Fesmed in sciopero. Catalini: «Se non si investe, la sanità pubblica è destinata a chiudere»

MEDICI - Il fermano Giambattista Catalini, presidente Fesmed: «Il 5 dicembre sciopereremo perché la sanità non può ancora essere considerata una spesa. È ora di dire basta a un definanziamento che ha già portato il Servizio sanitario nazionale allo sbando, riducendo drasticamente le prestazioni e i servizi offerti ai cittadini, costretti a pagare di tasca propria per curarsi o a rinunciare alla tutela della propria salute»

Giambattista Catalini

Il 5 dicembre i ginecologi e i chirurghi iscritti al sindacato Fesmed incroceranno le braccia per 24 ore per protestare «contro l’ennesima manovra economica che penalizza la sanità pubblica». A comunicarlo è proprio il presidente Fesmed, il fermano Giambattista Catalini.

«A fronte di un investimento aggiuntivo di quasi un miliardo di euro in tre anni per la sanità privata, la sanità pubblica e i professionisti del settore ricevono infatti solo briciole: risorse insufficienti per adeguare gli stipendi all’inflazione; 280 milioni di euro l’anno per abbattere le liste d’attesa chiedendo a medici e infermieri di lavorare ancora di più; nessun piano straordinario di assunzioni né – rimarca Catalini – uno sblocco, neppure parziale, del tetto alla spesa per il personale sanitario; nessun intervento volto a depenalizzare l’atto medico, l’unica misura concreta che potrebbe portare maggiore serenità nei reparti ospedalieri e nelle sale operatorie e abbattere quella medicina difensiva che costa, ogni anno, circa 10 miliardi di euro; e infine, come se non bastasse, i medici che stanno per andare in pensione vengono presi di mira, prevedendo una stangata sugli assegni pensionistici che arriva fino al 25%».

«Il 5 dicembre sciopereremo perché la sanità non può ancora essere considerata una spesa – aggiunge Giambattista Catalini -. È ora di dire basta a un definanziamento che ha già portato il Servizio sanitario nazionale allo sbando, riducendo drasticamente le prestazioni e i servizi offerti ai cittadini, costretti a pagare di tasca propria per curarsi o a rinunciare alla tutela della propria salute. Senza professionisti non c’è sanità, e se non si investe sulle professionalità che la mantengono a galla, la sanità pubblica è destinata a chiudere. Invito dunque tutti i colleghi, che non saranno comandati in servizio per garantire le emergenze-urgenze, ad aderire alla protesta per far sentire ancora più forte la nostra voce e il nostro grido d’allarme», conclude Catalini.


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