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Povertà e solitudine nel Fermano. Gallucci (Il Ponte): «Numeri in crescita ma non mancano gli aiuti»

FERMANO - Il presidente de ‘Il Ponte’, Silvano Gallucci: «Nel 2023 ha pesato molto l’inflazione. Prepariamo circa 50-60 pasti al giorno e nel 2023 abbiamo consegnato circa 3800 buste alimentari»

 

di Alessandro Luzi

Covid, guerre, stipendi troppo bassi, sono alcuni dei fattori che incidono di più sull’economia. Poi si ripercuotono a cascata direttamente sulle famiglie italiane. Anche per quanto riguarda il Fermano lo scenario non è roseo. A testimoniarlo è Silvano Gallucci, presidente dell’associazione “Il Ponte”: «Sta aumentando la richiesta di beni di prima necessità. In particolare, nel 2023 le persone hanno risentito molto dell’inflazione crescente. Per non parlare dei lavori con una retribuzione inadeguata al costo della vita. Stiamo assistendo a un allargamento della forbice tra ricchi e poveri. Il divario è sempre più ampio».

Poi è arrivata anche l’abolizione del Reddito di cittadinanza. «Aveva delle criticità ma era comunque una protezione per chi ha difficoltà economiche reali – ha affermato Gallucci -. Molte famiglie sono state lasciate sole e sta alimentando l’incertezza. Ciò porta a vivere una situazione di disagio. Poi queste persone hanno bisogno anche di un supporto umano. Alcuni hanno alle spalle storie davvero complesse. C’è chi vive in uno stato di abbandono, chi ha dei problemi psichici ed esistenziali. Noi stiamo vicini ad ognuno di loro e cerchiamo di aiutarli per quanto possibile».

Quando si parla di queste criticità è un po’ cinico parlare di numeri, perché dietro ad ognuno c’è un suo vissuto difficile o addirittura burrascoso. Però, per tastare con mano il quadro del Fermano, occorre dare uno sguardo a quanti richiedono degli aiuti. «Prepariamo circa 50-60 pasti al giorno – precisa il presidente – e nel 2023 abbiamo consegnato 3800 buste alimentari. Invece per quanto riguarda il servizio guardaroba abbiamo registrato più di 4mila ingressi in un anno. Sono tanti. Molti di loro sono abituali però c’è anche un turnover. In media arrivano principalmente adulti compresi nella fascia di età tra i 20 e i 70 anni». C’è poi un sottobosco di cui non emerge alcuna traccia. Secondo Gallucci «tante famiglie si vergognano a chiedere aiuto. Hanno timore del parere dei conoscenti. Questo è un problema serio. Non c’è niente di male nell’avere un sostegno per vivere dignitosamente la quotidianità».

Non solo pasti. Infatti c’è chi ha la necessità del vestiario. Ecco allora che a disposizione c’è di tutto: indumenti, giubbetti, intimo, scarpe, giochi per bambini e addirittura utensili per la casa. Tutti materiali donati dai cittadini del territorio. «Qui vengono anche famiglie molto numerose perciò hanno bisogno anche di questo tipo di oggetti – afferma il presidente -. Molte cose che si sprecano quotidianamente nelle famiglie, qui le riutilizziamo. Il guardaroba è aperto al pubblico martedì, giovedì e sabato. Qui gli utenti abituali sono soprattutto gli stranieri, invece per quanto riguarda la distribuzione dei pasti accogliamo più italiani. Poi c’è anche il servizio docce per la cura dell’igiene personale».

Per sostenere tutto, però, servono volontari perché c’è tanto lavoro da fare. «Ad oggi sono sufficienti ma non c’è un ricambio generazionale – conclude Gallucci -. Abbiamo bisogno di giovani per dare continuità a queste attività quanto mai necessarie. Intanto è stato costituito un centro servizi per supportare tutte le esigenze a 360 gradi di soggetti in difficoltà. Lavorare in sinergia è fondamentale però è necessario l’impegno di giovani per proseguire in questi percorsi di aiuti».


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