Un dato è certo: gli italiani, così come i marchigiani (con il no ad imporsi con un 53,74% dei votanti), hanno deciso di bocciare la riforma costituzionale sulla giustizia voluta dal governo Meloni. E inutile negarlo, dopo le indicazioni di voto arrivate a raffica in queste ultime settimane da partiti e comitati vari, da destra come da sinistra, difficile non dare una connotazione politica all’esito referendario. Ci sta.
E fisiologicamente le reazioni non si fanno attendere: se da sinistra si esulta e si declina la vittoria del no come una bocciatura degli italiani e dei marchigiani alle politiche del Governo, da destra si incassa il colpo e si tenta di guardare il bicchiere mezzo (anzi no, meno) pieno. Il tutto a distanza di due mesi dalle prossime elezioni comunali che nel Fermano chiameranno al voto nove Comuni tra cui il capoluogo di provincia.
Tra i primi ad esultare, i dem marchigiani con in testa la loro segretaria Chantal Bomprezzi, che parlano di un vero e proprio «trionfo del no al referendum sulla giustizia nelle Marche e in Italia: gli elettori hanno respinto la riforma costituzionale del centrodestra». Per il Pd non è nemmeno da sottovalutare, anzi, l’affluenza nelle Marche che «ha superato la media nazionale, con quasi il 64% contro il 59% circa complessivo, confermando il rifiuto della riforma tanto voluta dalla destra e dal Governo Meloni».
Per Bomprezzi & c. «questa vittoria del no è un successo della democrazia e della difesa dell’indipendenza della magistratura e della Costituzione. Le Marche hanno risposto con un’affluenza alta, premiando la nostra mobilitazione e quella di tutti i comitati del no per una giustizia autonoma e imparziale, lontana da tentativi di controllo politico». Una spinta, quella arrivata dal referendum, che carica il Pd in vista delle nuove sfide elettorali, a partire dalle prossime Comunali: «Questa è la riprova che nelle Marche – il punto della segretaria – ci sono le condizioni per lavorare su un’alternativa politica di centrosinistra e per un’idea diversa di governo delle istituzioni. Un segnale di buon auspicio anche per le amministrative del 24 e 25 maggio prossimi. Il Pd Marche ringrazia i propri militanti, volontari, dirigenti e rappresentanti istituzionali per l’impegno profuso in questa campagna referendaria e si prepara per i prossimi appuntamenti».
Poi, ovviamente, c’è la controparte, la destra. E tra i primi a metterci la faccia ufficialmente è la coordinatrice regionale FdI, la senatrice Elena Leonardi che guarda al bicchiere mezzo pieno, anzi, si diceva, meno. E Leonardi non cerca scuse o attenuanti. Anche la sua analisi parte dall’affluenza alle urne «superiore rispetto ad altre consultazioni analoghe». Per la meloniana un elemento che «segnala certamente un elemento di attenzione e partecipazione che altre consultazioni non hanno saputo sollecitare. Come sempre per Fratelli d’Italia, il voto degli italiani va rispettato sebbene resti il rammarico per un’occasione mancata, quella di avviare una riforma della giustizia attesa da anni e presente nel nostro programma. Dispiace infatti che durante la campagna referendaria siano stati spesso utilizzati argomenti estranei al merito del quesito facendo assumere alla campagna elettorale connotati di scontro non legato alla riforma della giustizia».
Da ultimo due considerazioni per Leonardi, una regionale e l’altra nazionale: «Nelle Marche, nelle province di Macerata e Fermo si è affermato il ‘si’ alla riforma ed è un segnale che raccogliamo e rivendichiamo. A livello nazionale, infine, è bene ribadire con chiarezza che l’esito del referendum non incide sull’operato del Governo e la nostra azione proseguirà con determinazione, nel rispetto degli impegni assunti e nell’interesse dei cittadini».
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati