Rischio idrogeologico, Castelli: «Prevenzione e sicurezza decisive per il futuro dell’Appennino centrale»

IL COMMISSARIO straordinario al sisma 2016: «L’Italia convive con una fragilità diffusa: secondo l’ultimo rapporto Ispra 2025 le aree a rischio frana sono aumentate del 15% rispetto al 2021, raggiungendo il 23%  della superficie nazionale, mentre oltre 5 milioni di cittadini risultano esposti a questo rischio. Nel  nostro Paese si contano inoltre 678 mila frane attive, circa due terzi di quelle presenti in tutta Europa. Numeri che spiegano un fenomeno che richiede un impegno strutturale da parte del Governo e di tutte le istituzioni preposte»

Da sin. il ministro Nello Musumeci e il commissario Guido Castelli

«In questa giornata, dedicata all’importante tema della prevenzione e mitigazione del  rischio idrogeologico, emerge con forza quanto il tema della sicurezza del territorio sia oggi  cruciale per il futuro del Paese. L’Italia convive con una fragilità diffusa: secondo l’ultimo rapporto Ispra 2025 le aree a rischio frana sono aumentate del 15% rispetto al 2021, raggiungendo il 23%  della superficie nazionale, mentre oltre 5 milioni di cittadini risultano esposti a questo rischio. Nel  nostro Paese si contano inoltre 678 mila frane attive, circa due terzi di quelle presenti in tutta Europa. Numeri che spiegano un fenomeno che richiede un impegno strutturale da parte del Governo e di tutte le istituzioni preposte». E’ quanto dichiarato dal commissario straordinario al sisma 2016, Guido Castelli, in occasione della Terza  Giornata Nazionale della prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico, in corso oggi a Roma. 

«Nella ricostruzione dell’Appennino centrale – prosegue Castelli – il tema del dissesto  idrogeologico è strettamente legato alla possibilità stessa di garantire il ritorno delle comunità nei  territori colpiti dal sisma. Per questo, accanto alla ricostruzione materiale, abbiamo avviato un  lavoro senza precedenti di analisi, monitoraggio e mitigazione dei rischi, attraverso controlli sul  campo, approfondimenti scientifici e l’utilizzo di tecnologie avanzate. È la prima volta che,  nell’ambito di una ricostruzione post-sisma di così vasta portata, viene sviluppata un’attività  sistematica di studio delle aree di dissesto con questo livello di dettaglio. In questa Giornata non  può essere sottaciuto l’impegno del Governo e, in particolare del ministro Musumeci, rispetto alle  materie che attengono alla sicurezza e al dissesto. Il ministro per la Protezione Civile e le politiche  del Mare, oltre ad aver avuto un ruolo decisivo rispetto al varo della Legge n.40/2025, in materia  di ricostruzione post-calamità, ha da poco annunciato che è in fase preparazione un disegno di  legge per l’istituzione di una cabina di regia, presso Palazzo Chigi, per il contrasto al dissesto  idrogeologico e la definizione di un piano nazionale». 

Di particolare importanza e valore scientifico, per Castelli, è stato lo studio sulle Faglie Attive e Capaci, realizzato  insieme a Ingv, Cnr, Ispra e alle università coinvolte nei territori del cratere. «Si tratta – spiega il commissario – del primo  intervento di questo tipo condotto su una scala così ampia in ambito pubblico. Nella maggior parte  dei casi ha consentito di ridurre le zone di rispetto grazie a una microzonazione aggiornata di terzo  livello, sbloccando così interventi di ricostruzione; nei casi più critici, invece, ha fornito strumenti  indispensabili per pianificare percorsi di delocalizzazione in piena sicurezza. Tra le azioni compiute nell’Appennino centrale, ricordo anche l’accordo tra la Struttura commissariale e l’Autorità di  Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale, che ha consentito di compiere approfondimenti dal  punto di vista geologico e geomorfologico su 242 scenari di frana, arrivando complessivamente ad  analizzare oltre mille fenomeni franosi. Un’attività fondamentale per individuare le criticità,  programmare gli interventi e rendere possibile una ricostruzione sicura e duratura. La sfida dei  cambiamenti climatici – conclude Castelli. rende ancora più urgente investire nella prevenzione,  nella conoscenza scientifica e nella capacità di governance del territorio. La sicurezza delle comunità  passa dalla capacità di prevenire i rischi e di costruire territori più resilienti e sicuri». 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti