Marathon Everest, Amedeo Maisto racconta l’esperienza sul tetto del mondo: «Emozioni indescrivibili»

SPORT - Una maratona insolita quella corsa dall'atleta residente a Grottazzolina, capace di completare il percorso sulla montagna più alta del mondo in 10 ore.

di Matteo Achilli

Una maratona a dir poco insolita quella disputata pochi giorni fa da Amedeo Maisto, che insieme al compagno di viaggio Denis De Bartoli, ha corso la Marathon Everest, gara estrema sul tetto del mondo.  In un tempo di 10 ore, l’atleta di origini campane, ma residente da molti anni nel Fermano,  a Grottazzolina, ha percorso dislivelli importanti e riempito il proprio bagaglio umano con esperienze ed incontri unici.

«Un’esperienza davvero entusiasmante, nel quale abbiamo corso anche sotto pioggia e neve, con un terreno insidiosissimo. All’inizio c’era un po’ di preoccupazione, era la prima volta che partecipavo a questa maratona, sapevamo che fosse dura soprattutto a livello ambientale. Si corre ad altezza insolite per noi europei, con dislivelli importanti. Abbiamo corso scaglionati per gruppi e alcuni atleti che erano nel mio, hanno accusato malori dovuti all’altezza. Io personalmente ho dovuto aiutare un ragazzo in crisi a salire per alcuni chilometri. Fortunatamente io non ho avuto grossi problemi, anche se ora a pochi giorni dal rientro in Italia, sento il corpo si sta riabituando alle nostre altitudini e temperature».

Un’esperienza che segna, alla fine gratificante. Ma certamente non una “passeggiata”: «Un viaggio lungo e faticoso, ma che ne vale davvero la pena. Arrivati al campo base 1 è stata un’emozione indescrivibile, ancora oggi non trovo le parole giuste per spiegare quello che si prova – aggiunge Maisto – abbiamo piantato la bandiera italiana e fatto le foto di rito. Ho portato via con me la consapevolezza che su certe montagne non si può scherzare, oltre ad un bagaglio pieno di emozioni ed incontri, tra questi quelli con gli sherpa, uomini straordinari. Il momento più toccante è stato senza dubbio l’arrivo al campo base di Lukla, dove c’è un monumento dedicato ai caduti dell’Everest, un luogo in cui capisci davvero l’impresa che si realizza nello scalare questa straordinaria montagna».

 


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