Le esportazioni del primo trimestre 2026 disegnano una geografia economica a più velocità nelle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata. È quanto emerge dall’analisi dell’ufficio studi di Confartigianato Imprese Marche, che evidenzia come le performance dei territori siano sempre più legate alle specificità delle singole filiere produttive.
Nel Piceno, nonostante il calo dell’export complessivo del 9,1%, dovuto soprattutto alla contrazione del comparto farmaceutico, i settori a maggiore concentrazione di micro e piccole imprese mostrano una buona capacità di tenuta, facendo segnare una crescita dell’1,2%.
A trainare il risultato sono soprattutto i prodotti in metallo (+37,7%), le altre industrie manifatturiere (+34,1%), l’elettronica e la strumentazione di precisione (+17,7%) e il tessile (+10,3%). Ancora più significativo il dato dei settori delle micro e piccole imprese al netto della moda, che registrano un incremento del 10,3%.
Più complessa la situazione a Fermo, dove l’export complessivo diminuisce del 4,2% e i comparti a maggiore presenza di micro e piccole imprese segnano un calo del 3,3%. A incidere continua a essere il rallentamento della filiera moda, che rappresenta oltre tre quarti delle esportazioni provinciali.
Le calzature e la pelletteria registrano una flessione del 3,5%, mentre l’abbigliamento perde il 6,8%. Accanto a queste difficoltà emergono tuttavia segnali incoraggianti da altri comparti produttivi: i mobili crescono del 171,1%, l’elettronica del 24%, la carta del 25% e i prodotti in metallo del 2,2%. Non a caso, escludendo la moda, i settori delle micro e piccole imprese fermane crescono del 4,3%.
Macerata presenta invece il quadro più delicato. Le esportazioni complessive registrano una flessione del 6,3%, mentre nei settori a maggiore concentrazione di micro e piccole imprese il calo raggiunge il 9,8%.
A pesare sono soprattutto le difficoltà del sistema moda: le esportazioni di calzature e pelletteria diminuiscono dell’11,2%, mentre l’abbigliamento registra una contrazione del 19,3%. In flessione anche il mobile (-16,4%) e i prodotti in metallo (-22%). Segnali positivi arrivano invece dall’alimentare (+4,3%) e dai macchinari (+2,6%).
«I dati confermano che non esiste più un solo settore in grado di trainare da solo l’economia dei nostri territori – commenta il presidente territoriale di Confartigianato Imprese Macerata, Ascoli Piceno e Fermo, Enzo Mengoni –
Secondo Mengoni, le differenze tra le tre province dimostrano la capacità delle Pmi di adattarsi ai cambiamenti e di sviluppare nuove competenze. «Per questo occorre agire su due fronti: accompagnare il rilancio delle filiere storiche e valorizzare quelle realtà che stanno contribuendo a rendere il sistema produttivo più diversificato, equilibrato e competitivo».
Nel complesso, il primo trimestre del 2026 vede le esportazioni manifatturiere marchigiane crescere del 15,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Un risultato sostenuto soprattutto dall’exploit della cantieristica navale.
Diversa la situazione per i settori a maggiore concentrazione di micro e piccole imprese, che a livello regionale registrano una flessione dell’1,7%, confermando le difficoltà che continuano a interessare alcune delle principali specializzazioni produttive marchigiane, a partire proprio dal sistema moda.
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