
Qui Monterubbiano
C’è stato un momento preciso, ieri sera, in cui il traffico lungo le strade del Fermano si è fatto più lento del solito e i punti di osservazione si sono riempiti di persone. Erano da poco passate le 19.30 e le auto avanzavano con i finestrini abbassati, gli occupanti che sbirciavano verso ovest cercando un varco tra i tetti, i cipressi, le antenne. Non era la solita processione ferragostana: era una piccola migrazione con un obiettivo dichiarato, trovare un punto da cui guardare il sole. La notte di ieri è stata anche quella migliore per le stelle cadenti, con la massima attività nelle ore che hanno preceduto l’alba.
L’eclissi solare di ieri, 12 agosto 2026, è passata anche dal Fermano. Da noi si è verificata in forma parziale: il primo contatto tra il bordo lunare e il disco solare si è verificato attorno alle 19.30 come già sottolineato, quando ancora la luce era piena e chi non ne era al corrente forse non si è accorto di nulla.
Il momento di massimo oscuramento è arrivato attorno circa alle 20.11, con stime di copertura che nelle Marche si sono attestate intorno al 70 per cento del disco.
Va detto che il cielo ha collaborato, ma non del tutto. La configurazione anticiclonica di questi giorni ha tenuto lontani gli addensamenti che nel pomeriggio si erano formati sull’Appennino e sulla fascia collinare e costiera la visibilità è rimasta buona. Restava soltanto la foschia da caldo, quella sì, ha ammorbidito i contorni e regalato al disco tonalità sempre più cariche, dall’arancio al rosso mattone. Ma qualche nuvola alla fine, nel Fermano, ha insidiato il rarissimo fenomeno astronomico.
Il territorio, in questa storia, non è stato uno sfondo ma un protagonista. Le mappe di visibilità elaborate dall’Istituto nazionale di astrofisica lo avevano segnalato con largo anticipo, incrociando i dati orbitali con un modello digitale del terreno ad altissima definizione.
I luoghi che hanno funzionato meglio sono stati dunque quelli che sommavano due requisiti: quota sufficiente e affaccio pulito verso ponente. Nella parte meridionale della provincia la posizione migliore l’hanno avuta Lapedona, Petritoli e Monterubbiano, tutti centri che si affacciano sulla valle dell’Aso e sull’Ete Vivo da una posizione dominante. Più a nord hanno pagato le aree collinari che circondano il capoluogo e alcune frazioni come Cretarola, San Marco insieme all’area di Casette d’Ete.
L’importanza della protezione
Su un punto tutti gli enti coinvolti — dall’Inaf al ministero della Salute — sono stati inflessibili nei giorni precedenti, e vale la pena ribadirlo anche a cose fatte, perché la prossima occasione non è così lontana. Un’eclissi parziale non rende il Sole innocuo. Anzi, la rende più insidiosa: quando il disco è coperto per due terzi la luminosità cala abbastanza da togliere il riflesso di chiudere le palpebre, ma la radiazione infrarossa e ultravioletta che raggiunge la retina resta pienamente in grado di danneggiarla.
Alla vigilia, lo studioso e divulgatore Massimo Morroni — astrofilo osimano, autore tra l’altro di un volume dedicato alla cometa di Halley pubblicato negli anni Ottanta — aveva riassunto la questione con parole semplici in dichiarazioni raccolte da Cronache Fermane: per seguire il fenomeno non servivano strumenti sofisticati, ma la sicurezza non era negoziabile e occorrevano lenti adeguatamente filtranti e certificate Iso 12312-2. Aveva anche chiarito che non era necessario cercare chissà quale luogo remoto: bastava individuare una posizione con l’orizzonte libero nel quadrante nord-occidentale. Un’indicazione che, alla prova dei fatti, si è rivelata la più preziosa di tutte.
Morroni aveva inoltre messo le mani avanti sulle aspettative, ricordando che nelle Marche si sarebbe vista solo una porzione della sequenza, perché il Sole sarebbe tramontato prima della conclusione del fenomeno.
Per completezza, vale la pena ricordare che cosa ci siamo persi. La fascia di totalità ha attraversato l’Artico, la Groenlandia e l’Islanda, per poi chiudere la propria corsa sulla Spagna, sull’estremo nord-est del Portogallo e sulle Baleari, dove il cono d’ombra ha abbandonato la Terra proprio al tramonto. La durata massima della fase totale è stata di poco superiore ai due minuti e diciotto secondi, raggiunta al largo della costa occidentale islandese.
È la prima eclissi totale visibile dal territorio europeo dall’11 agosto 1999, ventisette anni tondi. Allora la fascia d’ombra sfiorò l’Europa centrale e l’Italia ne rimase ai margini; anche stavolta siamo rimasti fuori, ma dentro una penombra profonda.
Il prossimo appuntamento
Per gli appassionati di astronomia, ora c’è un’altra data da segnare in calendario: quella del 2 agosto 2027, un’altra eclissi solare sarà visibile dall’Italia in forma parziale e con una fase totale durante la quale il fenomeno supererà i sei minuti. Per rivedere una totalità vera dal nostro Paese, invece, l’attesa sarà più lunga: bisognerà attendere qualcosa come mezzo secolo.

(foto di Andrea Formisano, studente di biologia, tirocinante presso centro Náttúrustofa Vestfjarða, sulla cima del monte Bolafjall, nei Westfjords islandesi, vicino a Bolungarvik)

(foto di Andrea Formisano, studente di biologia, tirocinante presso centro Náttúrustofa Vestfjarða, sulla cima del monte Bolafjall, nei Westfjords islandesi, vicino a Bolungarvik)

(foto di Andrea Formisano, studente di biologia, tirocinante presso centro Náttúrustofa Vestfjarða, sulla cima del monte Bolafjall, nei Westfjords islandesi, vicino a Bolungarvik)

(foto di Andrea Formisano, studente di biologia, tirocinante presso centro Náttúrustofa Vestfjarða, sulla cima del monte Bolafjall, nei Westfjords islandesi, vicino a Bolungarvik)

(foto di Andrea Formisano, studente di biologia, tirocinante presso centro Náttúrustofa Vestfjarða, sulla cima del monte Bolafjall, nei Westfjords islandesi, vicino a Bolungarvik)

(foto di Andrea Formisano, studente di biologia, tirocinante presso centro Náttúrustofa Vestfjarða, sulla cima del monte Bolafjall, nei Westfjords islandesi, vicino a Bolungarvik)

























