Claudio Lardani

Riceviamo da Claudio Lardani, ex presidente della Pro Loco di Fermo e candidato alle scorse elezioni comunali nella lista Uniti per Tosoni, e pubblichiamo: 

«La Cavalcata non è solo un Palio: è memoria, identità e futuro di Fermo. Ci sono momenti nei quali credo sia doveroso, al di là delle appartenenze politiche e delle contrapposizioni tra maggioranza e minoranza, prendere posizione su ciò che appartiene alla storia e all’identità della nostra città. 

Per questo oggi sento il bisogno di parlare della Cavalcata dell’Assunta. Lo faccio da fermano, da persona che ha avuto l’onore di presiedere la Pro Loco di Fermo e che ha sempre considerato le nostre tradizioni non come semplici manifestazioni folkloristiche, ma come un patrimonio da custodire, valorizzare e soprattutto tramandare alle nuove generazioni. La Cavalcata dell’Assunta non è semplicemente il Palio del 15 agosto. È una parte della storia di Fermo. Le sue radici affondano in una tradizione antichissima legata alle celebrazioni dell’Assunta e la rievocazione moderna mantiene vivo questo legame con la storia della nostra città. Ed è proprio per questo che non posso nascondere il mio dispiacere davanti a quello che sta accadendo. 

Il Museo della Cavalcata.

Ho appreso con amarezza della mancata approvazione della proposta della minoranza relativa all’istituzione di un Museo della Cavalcata dell’Assunta. Non voglio entrare nelle dinamiche politiche che hanno portato alla mancata votazione della mozione. Credo però che su una proposta come questa sarebbe stato auspicabile trovare una convergenza più ampia possibile.  Perché un Museo della Cavalcata non dovrebbe essere una medaglia da appuntarsi al petto. Dovrebbe essere una vittoria di Fermo. 

Un luogo nel quale conservare costumi, documenti, fotografie, testimonianze, gonfaloni, oggetti, filmati e tutto ciò che racconta decenni di passione e di impegno delle Contrade, dei figuranti, degli organizzatori, dei volontari e di tutti coloro che hanno contribuito a costruire quella che oggi è una delle manifestazioni più importanti della nostra città. Sembra perlomeno poco credibile dire “ci stavamo già pensando da tempo” e dopo ben 11 anni di continuità amministrativa non aver buttato giù neanche una bozza di progetto. La Cavalcata ha una storia che merita di essere raccontata per tutto l’anno, non soltanto nei giorni che precedono Ferragosto. 

Per questo credo che l’idea di un Museo, o comunque di uno spazio permanente dedicato alla Cavalcata, debba rimanere sul tavolo e diventare un obiettivo condiviso, indipendentemente da chi abbia presentato per primo la proposta. 

Il corteo del 15 agosto 

Allo stesso modo, non posso essere d’accordo con la scelta di ridimensionare in maniera così significativa il corteo storico del pomeriggio del 15 agosto. Non voglio entrare nelle motivazioni organizzative che hanno portato a questa scelta. Quello che mi interessa sottolineare è un altro aspetto: il corteo del 15 agosto è parte integrante della tradizione della Cavalcata e del modo in cui generazioni di fermani hanno vissuto il giorno dell’Assunta. Non è un elemento secondario e non dovrebbe essere considerato come qualcosa di accessorio rispetto al Palio. È parte della storia della manifestazione, della sua identità e dell’immagine stessa che Fermo ha costruito nel corso degli anni. 

Per questo credo che il tema debba essere affrontato con grande attenzione e con l’obiettivo di preservare quanto più possibile la tradizione della sfilata del 15 agosto. La mia opinione è chiara: il 15 agosto Fermo merita di vivere pienamente la sua Cavalcata. La Cavalcata è di tutti. E il Consiglio comunale è di tutti 

C’è poi un principio che ritengo fondamentale e che forse troppo spesso rischiamo di dimenticare: la Cavalcata dell’Assunta è di tutti. È delle Contrade, certamente. È dei figuranti che indossano i costumi. È dei tanti volontari che dedicano tempo, energie e passione. 

È delle persone che lavorano per mesi affinché tutto possa svolgersi nel migliore dei modi. Ma è anche dei cittadini fermani, di quelli che partecipano, di quelli che assistono, di quelli che magari non hanno mai fatto parte di una Contrada ma sentono comunque la Cavalcata come una parte della propria città e della propria storia. 

Ed è proprio qui che credo sia necessario fare una riflessione più ampia. Quando in Consiglio comunale una proposta della minoranza non viene nemmeno votata, non si sta semplicemente impedendo a una parte politica di portare avanti una propria iniziativa. Dietro quei consiglieri di minoranza ci sono cittadini fermani che li hanno votati e che hanno affidato loro il compito di rappresentarli. Quei voti hanno lo stesso valore di quelli che hanno consentito alla maggioranza di governare. 

La maggioranza ha certamente il diritto e la responsabilità di amministrare. C’è una Giunta, c’è un gruppo di maggioranza e ci sono scelte che spettano a chi ha ricevuto il mandato di governare la città. 

Ma il Consiglio comunale è il luogo nel quale deve trovare spazio tutta la città, non soltanto una sua parte. Chi siede tra i banchi della minoranza non rappresenta soltanto se stesso o il proprio gruppo politico: rappresenta una parte dei cittadini che lo hanno scelto.  Per questo credo che il confronto, anche quando non porta a condividere una proposta, sia sempre un valore. Si può votare contro. Si può emendare. Si può chiedere di modificare una proposta. Si può rinviare una decisione per approfondirla. 

Ma ascoltare e consentire il confronto dovrebbe essere la base della democrazia. Perché amministrare una città significa anche avere la capacità di ascoltarne tutte le sfaccettature, comprese quelle che non condividono le scelte della maggioranza. Altrimenti si rischia di perdere il senso più autentico della rappresentanza democratica: quello di un’istituzione che dà voce a tutta la comunità. 

E questo vale ancora di più quando si parla di una cosa come la Cavalcata, che non appartiene a una parte politica, ma all’intera città. 

C’è poi un altro elemento che credo sia giusto ricordare, senza alcuna volontà polemica: la Cavalcata è sostenuta anche attraverso risorse pubbliche e quindi attraverso il contributo della comunità fermana. Questo non significa certamente che siano soldi spesi male, tutt’altro. Investire nella cultura, nelle tradizioni e nelle manifestazioni che rappresentano la nostra città significa investire nella nostra identità e nella capacità di Fermo di attrarre persone e raccontarsi all’esterno. Ma proprio perché esiste anche un impegno economico della collettività, credo sia naturale riconoscere ai cittadini il diritto di sentirsi parte della discussione sul futuro della Cavalcata e di esprimere la propria voce. 

Non come spettatori o semplici destinatari di una manifestazione, ma come parte integrante di quel patrimonio che contribuiscono a sostenere, anche concretamente. La Cavalcata, in fondo, vive proprio grazie a questa grande partecipazione collettiva. Non è una battaglia contro qualcuno 

Non scrivo queste parole per alimentare una polemica. 

Non sono interessato a trasformare la Cavalcata nell’ennesimo terreno di scontro politico. Al contrario, credo che proprio la Cavalcata possa rappresentare un’occasione per dimostrare che Fermo è capace di costruire una visione comune. 

Per questo mi auguro che la questione del Museo possa essere ripresa e approfondita. Mi auguro che si possa discutere seriamente del futuro della manifestazione. E mi auguro soprattutto che il corteo del 15 agosto possa essere nuovamente valorizzato e che si possa preservare quella parte della Cavalcata che per generazioni ha rappresentato uno dei momenti più importanti del Ferragosto fermano. 

Perché possiamo cambiare il modo di organizzare una manifestazione. Possiamo modernizzarla. Possiamo migliorarla. Ma non dobbiamo perdere ciò che la rende riconoscibile e unica. La Cavalcata appartiene alle Contrade, ai suoi figuranti, agli organizzatori, ai volontari e a tutti coloro che ogni anno lavorano per renderla possibile. Ma appartiene anche a tutti i fermani. E proprio per questo va ascoltata, difesa e valorizzata. Non per nostalgia. Perché una città che dimentica le proprie tradizioni rischia di perdere una parte della propria identità. E Fermo, soprattutto il giorno di Ferragosto, merita di continuare a riconoscersi nella sua Cavalcata».

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