Renato Marconi

«Il Consiglio di Stato conferma: l’affidamento senza gara non regge. Ora si eseguano subito i principi affermati, senza nuove scorciatoie». E’ quanto si legge in una nota stampa del Marinedì, dopo la notizia della bocciatura, da parte del Consiglio di Stato, appunto, della gestione temporanea del porto alla Sgds.

«Non avremmo voluto dare ulteriore eco alla pronuncia del Consiglio di Stato che ha annullato l’affidamento in house del Marina di Porto San Giorgio a Sgds Multiservizi srl; riguarda una risorsa pubblica, ma i riverberi di stampa e le dichiarazioni emerse impongono chiarezza. È ora accertato ciò che abbiamo sempre sostenuto: l’affidamento diretto, privo delle motivazioni richieste dal Dlgs. 201/2022, dovute a prescindere dalla durata, non trova copertura nella disciplina dei servizi e dei contratti pubblici locali, pensata solo per la proroga tecnica dell’appaltatore uscente in una gara già svolta, non per sostituirsi a una gara mai bandita. Abbiamo letto con sorpresa la nota del Comune di Porto San Giorgio che dichiara di “prendere atto della decisione”, ma rivendica la scelta originaria e annuncia un nuovo affidamento in house a Sgds Multiservizi. A prescindere da ogni valutazione sulla sentenza (e sulle opinioni del sindaco), ricordiamo che Sgds Multiservizi, sin dall’avvio di una gestione oggi qualificata come illegittima, si è indebitamente, seppur temporaneamente, appropriata di beni non propri, senza alcun indennizzo previsto per il legittimo proprietario».

«Le sentenze si eseguono, o si contestano nelle sedi opportune – dichiara Renato Marconi, amministratore unico di Marinedì – L’agorà mediatica non è un ulteriore grado di giudizio; la reazione riportata dai media non appare all’altezza dell’etica né dello stile che ci si attende da chi amministra la cosa pubblica. La circostanza, frutto di scelte amministrative evidentemente non abbastanza meditate, presenta ora profili di rischio che meriterebbero maggiore sensibilità istituzionale, non foss’altro a tutela di dirigenti e funzionari chiamati a tradurle in atti. La persistente intenzione di un nuovo affidamento diretto a Sgds, anziché avviare finalmente la corretta procedura, appare singolare alla luce di quanto il Consiglio di Stato ha già accertato; l’affidamento in house, infatti, non è mai automaticamente legittimo, quale che ne sia la durata, e richiede una motivazione qualificata che risultata del tutto assente. Non basta dichiarare l’intenzione di procedere in house; occorre dimostrarne la reale convenienza rispetto al confronto concorrenziale. Non è un cavillo – aggiunge Marconi – ma la sostanza stessa della concorrenza: un affidamento diretto alla propria controllata, senza dimostrarne la convenienza rispetto al mercato, priva la collettività della possibilità di verificare se quella scelta sia davvero la migliore».

«Il punto di caduta più probabile – aggiunge Marconi – è che dal protrarsi del contenzioso derivino danni erariali: gli indennizzi ai ricorrenti per il lucro cessante legato alle opportunità perdute durante la gestione illegittima, il danno d’immagine, le ulteriori spese legali, e la responsabilità per un esito che poteva essere evitato. Il mancato versamento dei canoni da parte del precedente gestore, addotto a sostegno della revoca della concessione, fu davvero mera morosità o anche le obbligazioni del Comune concedente meritano la stessa severità riservata a quelle del concessionario? Il Comune aveva adempiuto a tutti i suoi impegni? Quell’inadempienza ha inciso sui ricavi della Società, pregiudicando il piano economico sino a farla fallire? Dove alberga la responsabilità sociale del Comune, che il nostro gruppo manifesta invece ogni giorno con investimenti sul bene pubblico, posti di lavoro, qualità dei servizi, iniziative culturali e sportive, crescita dell’indotto ovunque operiamo in Italia? La sentenza va eseguita subito, a prescindere – conclude l’amministratore unico – dalle intenzioni sin qui manifestate dall’amministrazione; va avviato senza indugio il processo competitivo per l’affidamento ex D.P.R. 509/1997. Prima ancora che una questione giuridica, è una questione di salvaguardia, dei dirigenti e funzionari coinvolti, degli stessi amministratori di Sgds Multiservizi, dell’erario; di stile ed etica pubblica».

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