Diego Mandolesi

Una sola voce per raccontare il Fermano. Un’unica strategia capace di mettere insieme costa, borghi, collina e montagna e, soprattutto, pubblico e privato. Per Diego Mandolesi, presidente di Marca Fermana, il futuro della promozione turistica del territorio passa da qui. E la partita che si sta aprendo con le Dmo, le Destination management organization, può rappresentare l’occasione per trasformare un obiettivo inseguito da tempo in un progetto concreto.

Il punto di partenza è una stagione turistica che Mandolesi giudica positivamente. «È andata nel migliore dei modi, nonostante le difficoltà, anche economiche. Le presenze nelle strutture ricettive del Fermano dimostrano che è stato fatto un grande lavoro di squadra». Ma proprio i risultati ottenuti devono diventare la base sulla quale costruire il passo successivo. «Credo che questo debba essere il modello: creare una sinergia tra Comuni, enti, stakeholder, associazioni di categoria e gli attori principali della ricettività e della ristorazione». Significa arrivare a una linea comune che possa coordinare la promozione dei borghi, della collina, del mare e della montagna. «Una vera unione – rimarca Mandolesi – per un territorio che deve riuscire a vendersi nella sua totalità e completezza».

 

Il Fermano, sottolinea il presidente di Marca Fermana, parte da un patrimonio importante e da numeri che confermano l’interesse dei visitatori italiani e stranieri. Ora, però, si apre una nuova fase. La Regione Marche ha definito le linee guida per il riconoscimento delle Dmo e all’orizzonte ci sono i successivi strumenti di finanziamento. Una possibilità che, secondo Mandolesi, il territorio non può permettersi di affrontare in ordine sparso. Marca Fermana ha già avviato interlocuzioni con Comuni e associazioni di categoria e il percorso è destinato a proseguire con incontri sempre più operativi. L’idea è quella di arrivare a «un gruppo di lavoro provinciale, dal mare alla montagna passando per i borghi», nel quale il coinvolgimento degli operatori privati sia centrale. Sono loro, ricorda Mandolesi, ad avere quotidianamente il polso del mercato e delle esigenze dei turisti.

La sfida non riguarda soltanto il modo di comunicare il territorio, ma anche la capacità di allungare la stagione. «L’anno è fatto di dodici mesi. Se riuscissimo ad andare oltre i quattro mesi della stagione estiva attraverso una vera destagionalizzazione, avremmo centrato un grande obiettivo». Nei mesi più caldi la costa e le località maggiormente richieste, negli altri periodi montagna, arte, borghi ed esperienze: tasselli differenti di un’unica offerta. Ed è proprio nelle dimensioni ridotte della provincia che Mandolesi individua una possibile forza. Il Fermano deve fare i conti con criticità, a partire da quelle infrastrutturali, ma può offrire una caratteristica non comune: in una quarantina di minuti si passa dalla costa alla montagna attraversando colline e centri storici.

«È una peculiarità della quale dobbiamo avere consapevolezza. È arrivato il momento di fare gruppo e costruire un discorso provinciale». La Dmo diventa così molto più di uno strumento per intercettare risorse: è l’occasione per dare finalmente una regia comune alla promozione turistica. Il ruolo che avrà Marca Fermana all’interno di questo percorso sarà definito strada facendo. La direzione, invece, per Mandolesi è già chiara: mettere insieme ciò che fino ad oggi troppo spesso si è promosso separatamente. «È l’anno zero per ripartire». E per provare a trasformare tanti territori con una propria identità in una destinazione capace di presentarsi all’esterno con una voce sola.

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