All’ordine del giorno del Consiglio comunale di ieri, durato oltre 8 ore, a Fermo è arrivata anche l’interrogazione del capogruppo di Avs, Federico Spagnoli, che aveva a che fare con la presenza sul territorio comunale di militari appartenenti alle forze di difesa israeliane. «I militari dell’Idf sarebbero stati presenti lungo la costa Fermana, tra Capodarco e Casabianca» ha detto Spagnoli invitando l’Amministrazione comunale a prendere decisioni sulla scorta di quanto chiesto da gruppi e comitati Pro-Pal che hanno contestato proprio la presenza dei militari nelle nostre zone per quelli che vengono definiti tecnicamente “periodi di decompressione”.  «Chiediamo trasparenza totale all’Amministrazione, sollecitiamo una presa di posizione etica e politica, di rifiuto della guerra, ed un continuo rapporto con le forze dell’ordine». La risposta l’ha fornita il vicesindaco Mauro Torresi. «Si tratta di un fatto di due anni fa -ha detto quest’ultimo- si è detto che i militari erano seguiti dalle forze dell’ordine e dopo aver fatto tappa a Fermo e Porto San Giorgio sarebbero andati anche nel nord della regione. Questa Amministrazione non è in grado di confermare una indiscrezione di questo tipo. Nessuna conferma è pervenuta anche in occasione di comitati per la sicurezza pubblica, di conseguenza non possiamo assumere alcuna posizione in merito a qualcosa di cui non abbiamo certezza».

Ma i riflettori erano accesi soprattutto sulla proposta di fusione per incorporazione della Solgas in Astea che ha visto sindacati ed opposizione consigliare contestare metodo e contenuti dell’operazione nei giorni scorsi. L’Amministrazione Scarfini tira però dritta. Solgas, così come Sangiorgio Energie prima, la società che era partecipata dal Comune di Porto San Giorgio, verrà incorporata da Astea che, a sua volta, all’interno ha il gruppo Sgr. Dai banchi dell’opposizione è arrivata in prima battuta l’istanza di rinvio della discussione sul punto avanzata dal capogruppo di FdI, Leonardo Tosoni, bocciata però dalla maggioranza. Stessa sorte toccata alla mozione presentata dal consigliere Saturnino Di Ruscio che chiedeva un rinvio di 15 giorni per esaminare «le mille pagine» relative alla fusione delle società paventando, in caso contrario, la possibilità che il Consiglio si esponesse al rischio di approvare un atto illegittimo. «Documenti che ci sono stati consegnati solo cinque giorni fa» ha rimarcato il consigliere Alesiani. A relazionare sull’operazione è stata l’assessora al bilancio Eleonora Luciani. Dalla vendita del 49% delle quote alla Sgr di Rimini, passando per l’ingresso nel mercato dell’energia elettrica e per la trasformazione in Spa, fino ai contatti con la Sge di Porto San Giorgio, l’assessora ha ripercorso la storia della società degli ultimi dieci anni, oggi amministrata da Emanuele Corradi. «Un futuro di crescita quello che auspichiamo -ha detto la Luciani- il Comune, con il 5%, potrà mantenere uno sportello sul territorio e il personale». A pesare sulla scelta anche il calo dei clienti dell’ultimo anno registrata da Solgas, soprattutto nel settore del gas «con una concorrenza estesa di altri competitor» ha aggiunto la Luciani. Non di meno la fetta crescente del mercato a tutele graduali che restringe i margini di manovra per una piccola società. «Gli utili della Solgas sono destinati a diminuire nei prossimi anni» ha proseguito l’assessora Luciani a voler sottolineare la necessità di allargare gli orizzonti della società pubblico-privata per non essere “fagocitata” dalle grandi aziende del settore. La proposta di fusione per incorporazione prevede che la Solgas entrerà a far parte del gruppo Astea con una percentuale di circa il 5%. Questo comporterà la partecipazione alla divisione degli utili, garantiti per 5 anni + altri 5. Se Sgr non dovesse rinnovare i patti parasociali, il Comune avrà diritto a 5,4 milioni di euro per il suo 5% come valorizzazione della propria quota (una sorta di penale). Nessun componente rappresenterà Fermo in Cda dell’Astea, contrariamente a Porto San Giorgio. «Nei prossimi dieci anni continuerà a garantire servizi sempre più efficienti a vantaggio dei cittadini, a produrre utili per un valore che si prevede possa essere stimato in circa 400.000 euro annui per l’intera durata dei patti nonché ad incamerare sponsorizzazioni e contributi per il sociale per altri 50.000 mila euro annui: il tutto si ipotizza per un valore stimato di circa 4.500.000 su dieci anni e questo senza considerare la valorizzazione dell’azienda nella sua interezza. La ‘put’ di 2.280.000 è un’ipotesi residuale che tutela il Comune di Fermo in casi eccezionali ossia quando per ragioni socio-politiche o industriali il valore dell’azienda si venisse ad azzerare» così il sindaco Scarfini rispondendo qualche giorno fa a FdI.

L’amministratore Corradi ha illustrato nel dettaglio il progetto di fusione. «Risale a giugno -ha detto- e l’ho presentato in quel periodo perché, sulla base delle previsioni, rischiavamo di perdere anche la quota di 5% di concambio. Entriamo in una società che ha fatto 10 milioni di utili. Astea può fornire anche altre servizi che noi non riusciamo a garantire, ad esempio il fotovoltaico. il fattore concorrenza ci ha spinto ad accelerare l’iter. La scelta di Astea, che è partecipata all’89% da Sgr, è una conseguenza del socio in comune che abbiamo. Sgr è un partner che ci ha aiutato in tempi complicati a causa della guerra tra Russia e Ucraina. I nostri dipendenti saranno tutelati, avremo economie di scale». Dai banchi dell’opposizione critiche pesanti all’indirizzo dell’Amministrazione per la scelta di cedere la Solgas. L’assessore Alessandro Ciarrocchi ha cercato di fare chiarezza. «Affrontare il mercato con una compagine piccola, monetizzare vendendo oppure confluire in una società solida. Queste le tre strade che avevamo di fronte per la Solgas. Noi abbiamo scelto di crescere insieme al socio privato senza finire in balia del mercato, allo stesso tempo mantenendo il radicamento sul territorio. Dal 2016 ad oggi Solgas ha fatto circa 6 milioni di utili, se avessimo monetizzato come richiesto, non avremmo avuto gli stessi risultati. Questo grazie anche al partner Sgr. Nel 2022 abbiamo valutato che la prosecuzione di una società così piccola rendeva necessario un cambio di passo ed abbiamo preso in considerazione la fusione con la società di Porto San Giorgio. Alla fine siamo stati lungimiranti con la trasformazione in Spa. L’abbiamo rafforzata in questa prospettiva. Dal 2022 ad oggi sono mutate le condizioni: crisi energetica, concorrenza, etc. Ecco perché ci siamo mossi per chiudere la partita della fusione con incorporazione. La società sta perdendo competitività». Ciarrocchi ha escluso la possibilità di mettere all’asta le quote come suggerito da qualche esponente di minoranza. «Siamo convinti che i fatti ci daranno ragione». «Siamo qui per decidere -ha esordito il sindaco Scarfini- riteniamo che questa sia la decisione giusta. Potevamo prendere la put, ma abbiamo voluto valorizzare l’operazione. Il momento per farlo era adesso. Non volevamo vedere la società morire. Creiamo utili garantiti e respingiamo qualsiasi attacco al nostro lavoro». Al momento del voto però l’opposizione per protesta lascia l’aula e la fusione viene approvata all’unanimità dalla maggioranza. Opposizione che attende ora il parere della Corte dei Conti sull’operazione.

 

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