
I consiglieri provinciali del Pd, Riccardo Strappa e Roberto Borboglini tornano a commentare le problematiche del trasporto pubblico, rimaste a loro detta invariate anche dopo la mozione presentata nell’ultimo consiglio provinciale.
«Un mese fa abbiamo denunciato il caos del trasporto scolastico e, dopo l’ultimo Consiglio provinciale, abbiamo depositato un’interrogazione. Da allora la situazione è rimasta la stessa. Continuano ad arrivarci numerose segnalazioni da famiglie e studenti, e raccontano sempre gli stessi problemi.
Le famiglie che hanno protestato si sono sentite rimpallare da un ente all’altro. Le scuole spiegano di poter tenere gli studenti in aula solo fino a un certo orario. Trasfer risponde per iscritto che le corse pomeridiane sono state accordate con la Provincia a partire dalle 17:00.
Il risultato è che molti ragazzi, in gran parte minorenni, escono da scuola alle 15:40 o alle 16:40 e restano in strada ad aspettare, al freddo e presto anche al buio. Molte corriere non arrivano al Terminal prima delle 17:30, e le attese arrivano anche a due ore. Si torna a casa dopo le 18:30, e i ragazzi di Amandola rientrano quasi alle 20.
Sui mezzi la situazione non migliora. Gli studenti viaggiano spesso ammassati, molti senza nemmeno un posto a sedere, soprattutto sulle linee urbane. Le corse sono state concentrate su poche fasce orarie, e il risultato sono condizioni di viaggio indegne e pericolose. Le famiglie, intanto, pagano abbonamenti annuali che spesso superano i 522 euro.
Il 30 settembre, in Consiglio provinciale, il Presidente Ortenzi aveva indicato nelle scuole le responsabili dei disagi. A distanza di un mese è la stessa azienda di trasporto a smentirlo, dicendo che gli orari delle corse sono stati concordati con la Provincia. Presidi e famiglie non c’entrano: il problema nasce da chi ha riorganizzato la scuola senza preoccuparsi di riorganizzare anche il trasporto.
Non si può introdurre la settimana corta con i rientri pomeridiani senza prevedere le corse necessarie e senza mettere d’accordo le scuole sulle giornate di rientro comuni. Così si danneggia il benessere psicofisico degli studenti si lede il loro, sacrosanto, diritto allo studio e il diritto ad avere tempo per lo sport e la vita sociale; in più si costringono tanti genitori a lasciare le loro attività quotidiane per andare a prendere i figli.
Il presidente Ortenzi e la consigliera delegata Liberati avevano tutti gli strumenti per evitare questa situazione. La legge affida alla provincia la pianificazione dei trasporti e la programmazione della rete scolastica, ha firmato il contratto di servizio con Trasfer e controlla l’azienda attraverso Steat. Avrebbe potuto riunire per tempo scuole, azienda e Comune di Fermo e costruire corse adatte ai nuovi orari, ma non lo ha fatto.
Con la nostra interrogazione depositata a fine settembre abbiamo domandato chi ha concordato questi orari, perché non sono stati aumentati i chilometri e se la provincia abbia preso dei provvedimenti per risolvere questa situazione ma, soprattutto, abbiamo chiesto un tavolo permanente tra Provincia, comune di Fermo, scuole, Trasfer, studenti e famiglie, per far coincidere finalmente orari scolastici e corse.
Un mese di attese per i nostri studenti è già troppo, l’augurio è che non trasformi in un intero anno scolastico».
Le famiglie che hanno protestato si sono sentite rimpallare da un ente all’altro. Le scuole spiegano di poter tenere gli studenti in aula solo fino a un certo orario. Trasfer risponde per iscritto che le corse pomeridiane sono state accordate con la Provincia a partire dalle 17:00.
Il risultato è che molti ragazzi, in gran parte minorenni, escono da scuola alle 15:40 o alle 16:40 e restano in strada ad aspettare, al freddo e presto anche al buio. Molte corriere non arrivano al Terminal prima delle 17:30, e le attese arrivano anche a due ore. Si torna a casa dopo le 18:30, e i ragazzi di Amandola rientrano quasi alle 20.
Sui mezzi la situazione non migliora. Gli studenti viaggiano spesso ammassati, molti senza nemmeno un posto a sedere, soprattutto sulle linee urbane. Le corse sono state concentrate su poche fasce orarie, e il risultato sono condizioni di viaggio indegne e pericolose. Le famiglie, intanto, pagano abbonamenti annuali che spesso superano i 522 euro.
Il 30 settembre, in Consiglio provinciale, il Presidente Ortenzi aveva indicato nelle scuole le responsabili dei disagi. A distanza di un mese è la stessa azienda di trasporto a smentirlo, dicendo che gli orari delle corse sono stati concordati con la Provincia. Presidi e famiglie non c’entrano: il problema nasce da chi ha riorganizzato la scuola senza preoccuparsi di riorganizzare anche il trasporto.
Non si può introdurre la settimana corta con i rientri pomeridiani senza prevedere le corse necessarie e senza mettere d’accordo le scuole sulle giornate di rientro comuni. Così si danneggia il benessere psicofisico degli studenti si lede il loro, sacrosanto, diritto allo studio e il diritto ad avere tempo per lo sport e la vita sociale; in più si costringono tanti genitori a lasciare le loro attività quotidiane per andare a prendere i figli.
Il presidente Ortenzi e la consigliera delegata Liberati avevano tutti gli strumenti per evitare questa situazione. La legge affida alla provincia la pianificazione dei trasporti e la programmazione della rete scolastica, ha firmato il contratto di servizio con Trasfer e controlla l’azienda attraverso Steat. Avrebbe potuto riunire per tempo scuole, azienda e Comune di Fermo e costruire corse adatte ai nuovi orari, ma non lo ha fatto.
Con la nostra interrogazione depositata a fine settembre abbiamo domandato chi ha concordato questi orari, perché non sono stati aumentati i chilometri e se la provincia abbia preso dei provvedimenti per risolvere questa situazione ma, soprattutto, abbiamo chiesto un tavolo permanente tra Provincia, comune di Fermo, scuole, Trasfer, studenti e famiglie, per far coincidere finalmente orari scolastici e corse.
Un mese di attese per i nostri studenti è già troppo, l’augurio è che non trasformi in un intero anno scolastico».
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