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Marco Renzi racconta il Ghana, la prima pagina del suo diario di viaggio con i ‘Teatri nel Mondo’

domenica 18 settembre 2016 - Ore 11:02
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di Marco Renzi

Il viaggio che ci ha portato in questo nuovo mondo è lungo, tanto quanto distanti sono le cose che stiamo vedendo. L’impatto con l’Africa è sempre duro, inaspettato, anche se ci sei già stato, almeno fino a quando le cose intorno non cominciano a diventare abituali. Il villaggio che ci ha accolto “In My Father’s House” è un luogo straordinario, costruito in appena 16 anni da Padre Jò missionario comboniano e da altri giovani ghanesi che lo hanno seguito in questa impresa che oggi è realtà ma che all’inizio a tutti sarà certamente apparsa come qualcosa ai limiti del possibile. Un grande spazio vino ad Abor, regione del Volta, vicino ai confini con il Togo, dove dal nulla sono nate aule scolastiche, mensa, dormitorio, lavanderia, sala computer, biblioteca e tanto altro, tutto solo con i soldi mandati da amici sparsi per il mondo e senza alcun centesimo da parte dello stato ghanese.

Oggi la missione da lavoro a tanta gente ed ospita da un minimo di 200 fino ad un massimo di 600 bambini e ragazzi ai quali garantisce un percorso di formazione e di educazione, molti di questi, quelli che non hanno nessuno, sono residenti, il tutto mosso dalla sola forza di volontà, dall’amore e dalla passione. Di fronte a queste persone noi non abbiamo che da toglierci il cappello, sederci ed ascoltare, null’altro. Grazie a i Teatri del Mondo e grazie agli amici di Children’s land, ONG di Montegiorgio e a Fernando che ci ha dato la possibilità di sentirci parte utile di un progetto così limpido e importante.

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Siamo qui da un giorno, il nostro lavoro non è ancora iniziato, oggi abbiamo fatto una riunione e definito il programma dei venti giorni che staremo. Presto inizieremo il laboratorio con un gruppo di trenta ragazzi dai 12 ai 17 anni, lavoro che culminerà con lo spettacolo finale sabato 2 ottobre, poi daremo corpo al programma dei nostri spettacoli che faremo non solo qui ad Abor ma anche in diversi villaggi del suo territorio. Di tutto questo vi daremo nota a tempo debito.

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Alcune divagazioni. Di notte si sentono tamburi e canti lontani, ci hanno detto che sono i funerali, quando qualcuno muore cantano e suonano in continuazione, speriamo di poter assistere ad una di queste cerimonie. Alla missione fanno la messa ogni giorno e anche qui i tamburi suonano e i canti volano. Oggi, al termine della funzione, hanno dedicato un momento al nostro gruppo, sempre cantando, suonando e ballando. Anche qui, come avevamo visto in Etiopia, miseria e allegria non si disturbano ma convivono piacevolmente. Ci dicono che c’è un livello do corruzione vergognosa nel paese, tutti chiedono soldi, sempre, ovunque. La poligamia è praticata e riconosciuta dalla legge, anche i politici più i vista hanno diverse mogli ed anzi, più ne hai e più è segno di forza economica perché puoi mantenerle. In giro alberi di mango ovunque, palme con noci di cocco, ananas e lucertole grandi come varani. La gente in generale sorride sempre, c’è una vena di allegria che scorre sotto ad ogni cosa, forse come da noi nel dopoguerra, quando bastava un nulla per fare festa e stare bene insieme. Dormiamo in letti con le zanzariere e tutte le finestre sono protette dalle retine, zanzare e malaria sono sempre in agguato, la profilassi continua per tutta la permanenza e anche dopo.teatri-nel-mondo-2
I bambini sono ben vestiti, al mattino si adunano tutti in un grande spiazzo di terra, davanti alla bandiera del Ghana, cantano l’inno nazionale e suonano i tamburi. Alcuni dei bambini che qui sono cresciuti, oggi sono operatori e si prodigano per gli altri che arrivano ed è un bel cerchio da vedere.
In giro, per le strade, oltre le baracche che vendono da bere e da mangiare ci sono molti sarti e sarte, con pochi soldi, circa 7 euro ti fanno una camicia su misura. Lo stipendio medio è di 200 euro mensili, la benzina costa circa 70 centesimi al litro. In tutto sono 25 milioni di anime, due nella sola capitale, Accra. Il nord è prevalentemente mussulmano, il sud cattolico, non ci sono intolleranze. Il Ghana è stato il primo paese sotto al Shaara a raggiunger l’indipendenza. Lingua parlata: inglese. Per ora è tutto, alla prossima.

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