
Quello che resta dello chalet Moyto dopo l’incendio
di Maikol Di Stefano
“Non lo so, probabilmente davamo fastidio a qualcuno”. Lo sguardo perso nel vuoto, un dolore profondo, questo traspare dalle parole dette a denti stretti dal titolare Marco Amadio. Un dramma che ha coinvolto l’intera famiglia, compreso il padre Franco e gli altri dipendenti dello chalet tutti in lacrime, all’alba, davanti a quello che oramai è solo lo scheletro del locale che c’era. “Avevamo un locale” è stata propria una delle poche frasi pronunciate da Amadio, prima di salire su un’autovettura con i militari della scientifica e lasciare il posto. L’incendio sembrerebbe sempre più atto doloso, che lascia senza parole tutti i gestori degli stabilimenti elpidiensi. Diversi di loro, proprio stamane, saputo dell’accaduto sono corsi a dare il loro conforto allo stesso Amadio. Tra loro anche Luca Rovoletto, titolare dello stabilimento Vaca Paca, confinante col Moyto e che nel rogo ha visto bruciare le proprie cabine. “Non ci sono parole, purtroppo dispiace”. Le uniche parole dell’uomo, anch’esso provato e visibilmente dispiaciuto per l’amico e collega, più volte abbracciato e sostenuto mentre i vigili stavano cercando di domare le fiamme. “Abbiamo sentito un forte boato, pensavamo fosse il terremoto, ma poi ci siamo alzati e fuori dalla finestra abbiamo visto delle fiamme altissime – racconta un gruppo di residenti, sceso in strada all’alba – poi il fumo nero e abbiamo capito che qualcosa di grave era accaduto. E’ un vero peccato, ero lo chalet che più di tutti forse lavorava in questo periodo sul lato sud”.















