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Il carcinoma alla mammella: approfondimenti e consigli

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Dott.sa Paola Campanella, senologa

La senologa Paola Campanella

 

Vista l’attenzione che è stata rivolta all’articolo pubblicato nel mese della prevenzione del tumore al seno, abbiamo chiesto a Paola Campanella, medico radiologo senologo dell’ospedale Murri di Fermo e dell’istituto medico Palmatea, di approfondire alcuni aspetti anche in vista della giornata di visite gratuite del 6 dicembre prossimo che la dottoressa si presterà ad effettuare.

 

“Il carcinoma della mammella, tumore più frequente e principale causa di morte per le donne in occidente fra i 40 e i 50 anni, ha registrato negli ultimi anni una significativa riduzione di mortalità grazie ai progressi terapeutici e alla diagnosi precoce .

Ogni anno in Italia vengono diagnosticati 48.000 nuovi casi di tumore al seno con un’incidenza di 1:43 tra i 40 e i 49 anni, 1:18 tra i 50 e i 59 anni e di 1:22 tra i 70 e gli 84 anni.

Molti sono i fattori di rischio:

  • lo stile di vita (alimentazione povera di frutta e verdura e ricca di grassi animali, vizio del fumo, vita sedentaria);
  • l’età (il rischio di ammalarsi aumenta dopo i 40 anni);
  • familiarità (le donne con parente di primo grado affette da K mammario hanno una probabilità doppia o tripla di ammalarsi rispetto alla restante popolazione femminile) ed ereditaretà (il 5-7% dei tumori al seno è legato alla presenza nel DNA di mutazioni nei due geni, BRCA1 e BRCA 2, che sarebbero responsabili della trasmissione ereditaria);
  • pregressa patologia mammaria (una donna che abbia sofferto in passato di un neoplasia mammaria è a rischio di svilupparne un’altra nel seno controlaterale; cosi come donne con pregresso tumore dell’endometrio hanno un rischio di K della mammella quasi doppio rispetto a quello della popolazione generale);
  • fattori riproduttivi (più frequente nelle donne nullipare ed in quelle con più lunga durata della vita mestruale (menarca precoce e/o menopausa tardiva). Le donne che hanno una gravidanza dopo i 30 anni mostrano un rischio doppio rispetto alle donne che partoriscono in giovane età e l’allattamento al seno, per un periodo prolungato, può costituire un fattore protettivo;
  • fattori ormonali (gli ormoni estrogeni sembrano favorire il tumore della mammella, in particolare alcuni ormoni estrogeni come l’estradiolo e l’estrone mentre un terzo ormone estrogeno, l’estriolo, avrebbe la capacità di contrastarne l’azione. Questo spiegherebbe, in parte, perché alcune condizioni come le gravidanze plurime, che determinano nel sangue un più elevato livello di estriolo rispetto all’estradiolo e all’estrone, avrebbero un certo ruolo protettivo contro la malattia);
  • radiazioni (donne sopravvissute ai bombardamenti atomici, a ripetute radiografie del torace e a radioterapia mediastinica per linfoma).

In considerazione del fatto che, come per le altre neoplasie, non si conoscono le cause esatte del carcinoma mammario e anche la valutazione dei possibili fattori di rischio non porta a conclusioni univoche e a provvedimenti efficaci, si è oggi giunti alla conclusione che la prevenzione primaria di questa malattia è praticamente impossibile. L’unica arma che abbiamo a disposizione, per ridurre la mortalità per tumore più frequente nelle donne, è la prevenzione secondaria rivolta a tutta la popolazione femminile e soprattutto alle donne della fascia d’età più a rischio (>40 anni).

Sarebbe auspicabile che la prevenzione del tumore al seno cominciasse a partire dai 20 anni con l’autopalpazione eseguita con regolarità ogni mese (tra il settimo e il quattordicesimo giorno del ciclo). Rispettare questi tempi è importante perché la struttura del seno si modifica in base ai cambiamenti ormonali mensili e si potrebbero creare confusioni o falsi allarmi.

È bene ricordare che, oltre agli ormoni, anche l’età, il peso corporeo, la familiarità e l’uso di contraccettivi orali influenzano la struttura del seno che, a volte, specialmente nelle donne giovani, si presenta particolarmente densa e difficile da valutare correttamente con l’autoesame: è compito di noi medici informare le donne sulle modalità di esecuzione e sugli obiettivi di questo autocontrollo, non finalizzato alla diagnosi ma alla “conoscenza“ delle proprie mammelle potendo fornire informazioni utili sul tempo di comparsa di una lesione, sulla sua evoluzione volumetrica nel tempo, con l’avvertenza di rivolgersi al medico qualora si notino cambiamenti significativi, persistenti al di là delle fisiologiche variazioni legate alla fase del ciclo mestruale.

 

E’ indispensabile, poi, proseguire con la visita senologica annuale del seno eseguita da uno specialista senologo.

È una metodica semplice e indolore, effettuata nello studio del medico senza l’ausilio di particolari strumenti. Questo tipo di valutazione non è sufficiente a formulare una diagnosi precisa ma può sicuramente essere utile per chiarire situazioni sospette.

La visita senologica deve essere l’occasione per parlare con la donna del problema “cancro della mammella” fornendo aiuto nell’interpretazione degli esami strumentali che è fondamentale che vengano espletati dal medico radiologo.

Il senologo, prima di cominciare l’esame vero e proprio delle mammelle, si occupa dell’anamnesi, ovvero della raccolta di informazioni che potranno essere utili per formulare la diagnosi finale. Solo dopo aver terminato questa fase il senologo può procedere con l’esame clinico propriamente detto che parte con l’osservazione e termina con la palpazione: il medico compie tutti quei gesti che ogni donna dovrebbe compiere mensilmente nel corso dell’autopalpazione.

Tra gli esami strumentali la mammografia rappresenta l’esame principale per la diagnosi precoce di tumore alla mammella nelle donne di età superiore ai 40 anni con una sensibilità diagnostica di gran lunga superiore all’esame clinico e all’ecografia soprattutto nei tumori di piccole dimensioni (< ad 1 cm).

A partire dagli anni ‘60 c’è stata una continua evoluzione tecnologica degli apparecchi mammografici, da analogici a digitali, fino al 2011 quando è stato approvato in America il Mammografo in 3 D con tomosintesi

che rappresenta l’evoluzione della tradizionale mammografia.

Un ampio studio della University of Pennsylvania’s Perelman School of Medicine che ha coinvolto 13 centri statunitensi ed i cui risultati sono stati pubblicati in” The Journal of the American Medical Association” ha dimostrato che il mammografo in 3D scova lesioni tumorali al seno molto piccole con percentuali pari quasi al doppio di quelle offerte dalla mammografia digitale. Si tratta di una tecnica diagnostica digitale tridimensionale di ultima generazione che consente di studiare la mammella a “strati”, scomponendola in tante sezioni dello spessore di 1 mm, consentendo di individuare lesioni che potrebbero risultare meno visibili con la mammografia tradizionale. La tecnica di esecuzione prevede 4 esposizioni tramite un movimento di pendolazione del tubo radiogeno. Le immagini acquisite vengono poi elaborate per essere visualizzate su monitor di lettura dedicati ad alta definizione (5 Mega pixel).

La tomosintesi digitale riduce la compressione della mammelle: nella mammografia convenzionale la mammella viene molto compressa per ridurre la sovrapposizione dei tessuti mammari che a volte generano immagini dubbie meritevoli di ulteriori approfondimenti diagnostici invece nella tomosintesi non è necessaria la forte compressione delle mammelle poiché grazie alla suddivisione della mammella in strati vengono eliminate le immagini da sovrapposizione e pertanto vengono ridotti gli ulteriori approfondimenti diagnostici (proiezioni aggiuntive, biopsie). Tutto ciò offre una migliore visualizzazione delle zone sospette consentendo di diagnosticare in modo più accurato le lesioni al seno rispetto alla mammografia tradizionale.

A chi si raccomanda la mammografia? A tutte le donne di età superiore ai 40 anni ogni 12/18 mesi fino ai 49 anni; nelle donne con più di 50 anni ogni due anni.

Nelle donne con età > ai 40 anni con seno denso, che fanno terapia ormonale e che hanno familiarità per tumore alla mammella è raccomandata la mammografia con cadenza ogni 12/18 mesi associata all’esame clinico e all’ecografia.

Nelle donne con familiarità di primo grado che vedono coinvolte due o più persone del nucleo familiare la mammografia può essere fatta a partire dai 35 anni ed è raccomandabile anche la risonanza magnetica soprattutto nelle donne positive al test genetico per BRCA 1 o 2: in queste donne è raccomandata ecografia semestrale e risonanza annuale.

In virtù di tutto ciò ho pensato di contribuire a livello locale alla “prevenzione del tumore al seno” organizzando, in collaborazione al CENTRO MEDI SPA del dottor Stefano Spitoni a Civitanova Marche in via Einaudi 281, una giornata in cui offro gratuitamente la mia prestazione professionale eseguendo visite senologiche ed ecografie mammarie a tutte le donne sensibili al problema previo appuntamento telefonico.

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Inoltre, in collaborazione all’Istituto Medico Palmatea di Marina Palmense (Fermo), sarà possibile usufruire nei mesi di Dicembre e Gennaio di un percorso senologico completo (visita senologica, mammografia 3D con tomosintesi ed ecografia mammaria) a costi molto contenuti per consentire a tutte le donne che lo desiderano di usufruire di un percorso coordinato e facilmente fruibile con apparecchiature all’avanguardia, personale medico dedicato alla senologia e nessuna lista d’attesa.”

 

 

Articolo promoredazionale

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