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Aggredisce il coinquilino:
lo Sprar revoca le misure di accoglienza ad un 19enne

PORTO SAN GIORGIO – Il giovane, sbarcato in Italia dopo essere partito dal Mali, è stato escluso dal sistema di protezione per richiedenti asilo a seguito della furibonda lite che lo ha visto protagonista la notte del 26 luglio
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Il luogo dell’aggressione

di Sandro Renzi

Revocate le misure di accoglienza al 19enne extracomunitario che un paio di settimane fa aveva aggredito in un appartamento il coinquilino (leggi l’articolo). Lo Sprar funziona quindi non solo quando fa accoglienza. Ma anche quando di fronte a simili vicende decide di escludere dal progetto, senza possibilità di appello, uno dei suoi assistiti.

Di lunedì l’atto formale del comune rivierasco con il quale il giovane, sbarcato in Italia dopo essere partito dal Mali, è stato escluso dal sistema di protezione per richiedenti asilo a seguito della furibonda lite che lo ha visto protagonista la notte del 26 luglio a Porto San Giorgio. Per il migrante, in possesso di regolare permesso di soggiorno, scatta quindi il provvedimento di esclusione dal progetto per aver violato “il contratto di accoglienza ed il regolamento da lui sottoscritto”. Regole rigide quindi quelle imposte a chi entra a fare parte di questo sistema. Sono attualmente 17 i ragazzi assistiti a Porto San Giorgio dalla cooperativa Nuovaricerca.agenziares nell’ambito del progetto “Sconfinamenti”. Quattro, con quello lasciato vacante ora dal 19enne, i posti anche da assegnare. Quindici uomini e cinque donne in totale la disponibilità prevista su Porto San Giorgio. Quattro gli appartamenti in cui sono stati collocati i migranti. Cinque invece i posti riservati a soggetti con disagi mentali che abbiano subito violenze o torture negli stati di provenienza.

Il giovane maliano non verrà comunque lasciato solo. “Al di fuori del circuito Sprar –spiega Alessandro Fulimeni, coordinatore del sistema di accoglienza in questione- ci adopereremo per far completare il percorso di inclusione sociale e lavorativa al ragazzo che non ha mai mostrato in passato comportamenti violenti. Ha tutti i documenti in regola, permesso di soggiorno compreso, per essere assunto. Lo aiuteremo anche a trovare un alloggio”.

Attualmente in Italia lo Sprar gestisce il 20% degli immigrati con dei percorsi di accoglienza finalizzati a rendere queste persone quanto più autonome ed integrate nel tessuto sociale. Il resto si trova nei centri di prima accoglienza. Migliaia di persone che ricevono solo un pasto ed un posto per dormire. “In sei mesi –prosegue Fulimeni- noi dobbiamo fornire loro tutti gli strumenti per ottenere una certo grado di autonomia, compresa un’attività lavorativa. Un lavoro di certo non semplice”.

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