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GIORNATA MONDIALE AIDS
Nel Fermano 26 casi di sieropositività, Amadio “L’Hiv c’è tutti i giorni, rischio attività sessuale” (VIDEO)

SANITÀ – Intervista al primario del'Unità Operativa di Malattie Infettive dell'Ospedale “Murri”, in occasione del World Aids Day che ogni anno si celebra il primo dicembre
venerdì 1 dicembre 2017 - Ore 10:44
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di Andrea Braconi

foto e video di Simone Corazza

“Un dispiacere che ho è che dell’Hiv se ne parla il primo dicembre in occasione di questa giornata mondiale. L’Hiv, invece, c’è tutti i giorni e bisognerebbe parlarne tutti i giorni”. È l’invito che il dottor Giorgio Amadio, dal primo maggio 2016 primario dell’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive dell’Ospedale “Murri” di Fermo, rivolge al mondo dell’informazione, proprio in occasione del World Aids Day che, ogni anno, si celebra il primo dicembre.

LA DIMINUZIONE DEI CASI

Dei dati riguardanti il Fermano vi avevamo dato conto mercoledì scorso (con un aggiornamento dello stesso Amadio che fissa a 26 i casi di sieropositività riscontrati nell’Area Vasta 4 nel 2017). Globalmente, da inizio epidemia (databile 1985) sono stati riscontrati 668.982 casi, con 44.254 morti. “Ma la malattia nel corso degli anni è cambiata, siamo passati dagli anni ’90 in cui si contavano i morti e non avevamo possibilità terapeutiche, ad anni con farmaci molto efficaci che riescono a curare in maniera eccellente”. Curare, precisa Amadio, ma non guarire, non essendoci un farmaco capace di eliminare il virus. “La mortalità per Aids è diminuita, la curva su tutti i documenti ministeriali è iniziata a scendere nel 1995-1996”.

QUALE MALATTIA

Fondamentale, tiene a rimarcare il primario, è capire le caratteristiche dell’Hiv:“Si tratta di un’infezione virale, presente nelle scimmie in Africa che attraverso vari meccanismi è passata all’uomo. È un virus che ha una capacità importante, quella di andare a danneggiare un certo tipo di globuli bianchi, i cosiddetti CD4, che dirigono le nostre difese immunitarie. È una malattia graduale che attraversa vari stadi nell’arco di 10-12 anni e l’Aids è l’ultimo stadio dell’Hiv, caratterizzato dall’insorgenza di particolari malattie opportunistiche, caratteristiche dell’immunodeficienza.

Prima, purtroppo, in quella situazione si moriva. Oggi con questi farmaci siamo in grado di interrompere questo circolo vizioso: togliendo il virus togliamo la causa del danno immunitario e l’organismo ristabilisce così le sue difese immunitarie. È un traguardo eccezionale e nei vari anni abbiamo avuto terapie sempre meglio tollerate: mentre le prime erano gravate da tantissimi effetti collaterali, siamo passati da regimi terapeutici anche di 12-15 comprese ad una sola al giorno, con una tollerabilità dei pazienti molto elevata.”

LA SPERANZA DI VITA

“Abbiamo dato una speranza a questi pazienti che, se fanno terapie e se fanno controlli, hanno un’aspettativa di vita molto più elevata rispetto ai primi anni. Oggi un paziente soggetto ad Hiv ha un’aspettativa quasi uguale a quella di una persona che non ha l’Hiv. Abbiamo pazienti che proprio per questi risultati riacquistano una visione normale della vita, si sposano, fanno figli, programmano attività e lavoro, mentre prima non potevano guardare oltre non avendo alcuna possibilità terapeutica.”

CLASSI DI RISCHIO

Nel frattempo, si stanno spostando le cosiddette classi di rischio. “In Italia siamo passati da una fase in cui i colpiti erano i tossicodipendenti ad un tipo di trasmissione legata all’attività sessuale. Questa è una malattia comportamentale, legata a comportamenti a rischio, come non utilizzare determinate precauzioni nei rapporti sessuali. L’incidenza maggiore è tra i 25 e i 29 anni, ma stanno aumentando le infezioni negli ultracinquantenni, nelle persone che si accorgono di essere Hiv positive poco prima di ammalarsi, quando cioè iniziano dopo anni a manifestarsi determinati sintomi: questi sono pazienti inconsapevoli della loro malattia e hanno la possibilità di trasmetterla agli altri.”

Da qui l’importanza della prevenzione e la necessità di campagne informative e di sensibilizzazione:“Dovremmo lavorare prima per poter scoprire prima. Si stima in Italia ci siano circa 130.000 pazienti Hiv positivi e c’è un 15/20% che non sa di esserlo. Dovremmo riuscire a scovare questi inconsapevoli, una parte importante che può infettare altre persone.”

COME CAMBIANO LE MALATTIE INFETTIVE

L’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive di Fermo, spiega Amadio, è l’unico centro rimasto nelle Marche sud, con un bacino di utenze piuttosto ampio. “Le malattie infettive sono cambiate, oggi le problematiche sono molto ma molto diverse. Ci occupiamo dal paziente Hiv a quello con epatite cronica e virale. Abbiamo a disposizione nuovi farmaci molto efficaci, che sono in grado di far guarire da queste infezioni. Ci occupiamo anche di patologie respiratorie, la più importante delle quali è la tubercolosi, come ci occupiamo delle infezioni croniche dei tessuti molli, degli ostiomeliti. A volte capitano le patologie tropicali, questi movimenti di popolazioni hanno portato patologie che conoscevamo dai nostri studi, quindi è stato anche uno stimolo culturale per tutti noi affrontare questi cambiamenti epidemiologici.”

RICOVERI, AMBULATORIO E CONSULENZE

Imprescindibile un focus sull’equipe che affianca quotidinamente il dottor Amadio. “Abbiamo 13 posti letto autorizzati, ma in realtà il numero dei ricoveri è anche maggiore. Nell’equipe ci sono il direttore dell’unità operativa (io), 4 medici di ruolo e 2 medici a contratto libero professionale. Siamo una bella equipe e questo ci permette di produrre molto: facciamo una media di circa 400 ricoveri all’anno e abbiamo qualche migliaio di visite ambulatoriali. L’ambulatorio viene aperto tutti i giorni tranne il sabato che riserviamo all’organizzazione dell’attività della settimana successiva. Ci occupiamo delle consulenze nei vari reparti e nel pronto soccorso, tutto quello cioè che un’Unità Operativa Complessa deve fare.”

 

 

Hiv, 21 nuove diagnosi nell’Area Vasta 4: le Marche tra le regioni con incidenza più alta nel 2016


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