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Cuma luogo d’inclusione,
dove convivono cose e culture
che non dovrebbero stare insieme (FOTO)

MONTE RINALDO - Successo per la visita al cantiere di scavo e la relazione da parte dei responsabili dell'UniBo e esperti della Soprintendenza delle Marche
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di Alessandro Giacopetti

La campagna di scavo che più di ogni altra ha ottenuto risultati interessanti, all’interno dell’area archeologica del santuario ellenistico romano de La Cuma a Monte Rinaldo, nella Valle dell’Aso. E’ unanime il riconoscimento del lavoro svolto durante il mese di luglio da studenti e dottorandi dell’Università di Bologna e di Camerino, guidati da Francesco Belfiori e Francesco Pizzimenti, e coordinati dal professor Enrico Giorgi. Voluta nel 2016 da un accordo tra Comune di Monte Rinaldo, UniBo e Soprintendenza delle Marche, si è ufficialmente conclusa il 20 luglio, ma in realtà prosegue in questi giorni per completare nella maniera più giusta gli ultimi dettagli. Proprio il colonnato de La Cuma ha ospitato la conferenza di presentazione dei reperti ritrovati. Sono state divulgate, quindi, le informazioni emerse. Grande la soddisfazione di Gianmario Borroni, sindaco di Monte Rinaldo in apertura di giornata.

L’intervento del professor Enrico Giorgi, dell’università di Bologna ha toccato due punti: lungimiranza degli investimenti e reperti rinvenuti. “L’archeologia ha aspetti divertenti e spettacolari. Ma è anche la valorizzazione dei ritrovamenti e la loro restituzione a tutti noi ma soprattutto a chi vive nel territorio in cui vengono trovati. Per farlo al meglio servono investimenti fatti con lungimiranza che possano avere un ritorno, anche se non immediato. La Cuma a Monte Rinaldo fa parte di un patrimonio diffuso che rende l’Italia famosa nel mondo per cui servono investimenti che guardino al futuro e alla lunga durata.
Avremmo intenzione, dopo un dialogo con le parti interessate, di arrivare ad un accordo tra sindaci e responsabili dei parchi archeologici regionali, per mettere insieme le esigenze, e attorno al tavolo dovrà esserci anche il sindaco di Monte Rinaldo”, ha anticipato Enrico Giorgi, che ha poi fatto il quadro di quanto accaduto nell’area negli ultimi anni, durante le due campagne di scavo.
“Tre anni fa abbiamo deciso di ricominciare le campagne di scavo, riprendendo le informazioni degli scavi fatti nel secolo scorso che hanno puntato a recuperare i grandi elementi architettonici, ad esempio il colonnato.
Quest’anno e lo scorso anno abbiamo ripreso a scavare con una maniera diversa rispetto al passato – ha spiegato il professor Giorgi – in quanto noi puntiamo a trovare le cose nel loro contesto. I reperti assumono una serie di significati a seconda del luogo in cui vengono ritrovati. L’anno scorso abbiamo scavato la parte tra il portico e il tempio e quella antistante al tempio, ricevendo nuove informazioni sul contesto storico. Quest’anno abbiamo capito che nei vari strati di terreno c’è ancora moltissimo da ritrovare. Serviranno quindi, altri mesi di scavo e di progetto. Ce lo dicono le mura e pavimentazioni rinvenute, ma anche cocci, ex voto e resti del soffitto caduto”.

Durante il pomeriggio, una selezione di reperti sono stati esposti al pubblico su un tavolo a parte. “Da un lato – ha proseguito Giorgi – ci sono ceramiche risalenti ai Piceni fatte con l’impasto, e non al tornio; dall’altro oggetti, come i vasi e altre ceramiche, fatti con vernice nera, quindi con una tecnica più avanzata. Rappresenta l’arrivo dei Romani nel territorio. Culture, la Romana e la Picena, che non dovrebbero sovrapporsi, e che invece hanno convissuto qui per un periodo – ha affermato il docente dell’Università di Bologna, rimarcando – cose che non dovrebbero stare insieme, a Monte Rinaldo stanno insieme. Le chiavi di lettura per capire questo sito archeologico, quindi, sono l’inclusione e la contaminazione culturale. Già dall’anno scorso sapevamo che l’area era principalmente dedicata alla divinità Giove, quest’anno abbiamo scoperto qualcosa in più anche sul piano religioso”.

“Un sito che merita di far parte dei percorsi archeologici di livello nazionale”, ha aggiunto Francesco Verducci, vicepresidente della commissione cultura al Senato. “Occorre concentrare gli sforzi per far in modo che l’importanza di quest’area archeologica sia a livello nazionale. Purtroppo negli ultimi anni a livello nazionale investimenti in campo culturale sono mancati e c’è bisogno di un cambiamento di rotta”, gli ha fatto eco Francesco Giacinti consigliere della Regione Marche.

Oltre a molti curiosi arrivati anche da comuni limitrofi e da Fermo per capire da vicino cosa è stato rinvenuto, al pomeriggio dedicato all’archeologia erano presenti Tommaso Casci Ceccacci, archeologo e funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche; Paola Cossentino anche lei dell’Università di Bologna; il presidente della Camera di Commercio di Fermo, Graziano di Battista, alcuni sindaci del territorio.


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