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“Probabilmente il più efficace degli interventi in campo medico”: Asur, Comune, Misericordia e Centro Carducci parlano di vaccini

MONTEGIORGIO - Il dottor Ciarrocchi, direttore del dipartimento prevenzione dell’ospedale di Fermo, ha fatto un quadro generale sull’incidenza che hanno avuto i vaccini nel debellare alcune malattie nel recente passato e su quanto sia importante tenere alta la guardia per evitare che alcune di queste possano ricomparire.
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di Marco Pagliariccio

“Probabilmente i vaccini sono il più efficace degli interventi in campo medico mai inventati dall’uomo”. Ha inaugurato la sua esposizione con questa slide il dottor Giuseppe Ciarrocchi, che davanti alla cinquantina di persone nel salone di Palazzo Passari ha parlato dell’importanza delle vaccinazioni nella prevenzione di molte malattie. Incontro che apre il ciclo di conferenze imperniato sui temi più caldi della salute organizzato dalla Misericordia di Montegiorgio con il sostegno di Comune, Asur e Centro studi Carducci.

«Quello dei vaccini è un argomento importante di per sé e di estrema attualità», ha ribadito il presidente della Misericordia Paolo Tartufoli presentando la serata insieme all’assessore ai servizi sociali Giordana Bacalini e all’ex sindaco Armando Benedetti, direttore sanitario della Misericordia e coordinatore dell’iniziativa. «Pensiamo sia una tema importantissimo e molto discusso – ha detto Benedetti – c’è chi è contrario alle vaccinazioni massive, ma la prevenzione in generale è il più efficace degli interventi medici possibili perché una volta vaccinati una malattia non la si prende più».

Fabio D’Erasmo ha introdotto l’intervento di Ciarrocchi a nome del Centro studi Carducci. «Il tema delle vaccinazioni ha smosso di recente tante discussioni, causate soprattutto dalla paura – ha evidenziato D’Erasmo – e davanti alla paura c’è chi se ne lascia governare. Non bisogna rispondere cercando su Google, ma con la scienza. Situazioni come questa sono l’ideale per toglierle queste paure. E una volta tolte le paure è bene anche diffondere le sicurezze acquisite».

Il dottor Ciarrocchi, direttore del dipartimento prevenzione dell’ospedale di Fermo, ha fatto un quadro generale sull’incidenza che hanno avuto i vaccini nel debellare alcune malattie nel recente passato e su quanto sia importante tenere alta la guardia per evitare che alcune di queste possano ricomparire. «Nel nostro immaginario, una persona si rivolge al medico quando sta male, l’atto medico nasce come un soccorso – ha spiegato Ciarrocchi – invece la prevenzione ribalta questa visione naturale: si tratta di un sano che si affida al medico pur non avendone necessità immediata. E allora la prima domanda è: perché farlo se sto bene? Nel dopoguerra, tutti si vaccinavano perché si capiva bene il rischio di prendere certe malattie, il loro ricordo era molto fresco. Nei paesi meno sviluppati il rischio di morire da bambini è enorme. Da noi è quasi impossibile e questo è stato possibile passando da diversi step. Il primo step è stato la potabilizzazione dell’acqua. Poi gli antibiotici e la catena del freddo per la conservazione del cibo. Ma senza le vaccinazioni non si sarebbe potuti arrivare al livello zero attuale: se non avessi i vaccini, morirebbero circa 50 bambini ogni mille».

Molti, però, vorrebbero la controprova sul campo di questo. «Ma ce l’abbiamo ogni giorno nei paesi del Terzo Mondo» ha continuato Ciarrocchi, che poi è passato ad analizzare i casi specifici relativi a diverse malattie: il vaiolo, la poliomielite, il tetano, l’epatite, il papilloma virus, le meningiti. «Le grandi epidemie sterminavano la popolazione europea nei secoli scorsi, ma queste malattie, come il vaiolo ed altre, ormai non esistono più grazie alla vaccinazione- Si andrà sempre più verso una medicina che stimola il sistema immunitario perché ormai molti batteri sono resistenti agli antibiotici. E solo con la vaccinazione potremo combatterli. Non si deve aver paura del vaccino, ma della malattia. In Italia non si riconosce un valore sociale alla vaccinazione perché il sistema di welfare ci copre anche in caso di malattia. Negli Stati Uniti, ad esempio, non è così perché c’è il sistema assicurativo: più sei predisposto a certe malattie, più hai uno stile di vita poco sano, più paghi. Personalmente credo che ammalarsi da una malattia che sarebbe coperta da vaccino non debba essere coperto dallo Stato. Si responsabilizzerebbe il cittadino. Io sono per l’adesione spontanea alla vaccinazione, ma serve un’adesione consapevole, basata sulla scienza. L’obbligatorietà dei vaccini è stata introdotta per cercare di recuperare questo valore sociale. Questo obbligo di certo ha riacceso il dibattito ed è una cosa positiva. Che rischi ci sono a non vaccinarsi? Difficile dirlo. È come andare in bici senza casco e chiedere se si può morire. Non è detto, dipende da tanti fattori. Ma così si abbassa il rischio».


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