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L’utilizzo degli oppioidi nella terapia del dolore: “Impariamo a conoscere i farmaci”

FERMO - Intervista alla dottoressa Sonia Scriboni, dirigente medico del reparto Anestesia e Rianimazione del “Murri”: "Laddove il dolore sia di una certa intensità e perduri, l'oppioide deve essere preso in considerazione, come tutte le linee guida internazionali citano in proposito. Ma non esiste un farmaco perfetto, quindi neanche gli oppioidi lo sono."
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di Andrea Braconi

Un “argomentone”, quello dell’utilizzo degli oppioidi per la terapia del dolore. È questa la definizione coniata dalla dottoressa Sonia Scriboni, dirigente medico del reparto Anestesia e Rianimazione del “Murri”, per affrontare un ambito strettamente legato al tema scelto dalla stessa Scriboni e dal dottor Fabrizio Giostra per il convegno sul dolore acuto, svoltosi lo scorso 22 gennaio al teatro comunale di Porto San Giorgio. E proprio di questo “argomentone” siamo tornati a parlare con la dirigente, a distanza di pochi giorni dal suo intervento rivolto ad un’utenza poliedrica e non solo specialistica del settore: “Sia sotto il profilo della partecipazione che dell’attenzione dimostrata è stato un confronto veramente positivo, anche con domande relative ai vari aspetti trattati” tiene a precisare.

 

Un convegno che avete rivolto al Pronto Soccorso, il reparto di emergenza ospedaliero.

“È la porta dell’ospedale e rappresenta un punto nevralgico nella lotta al dolore. Tutte le statistiche dicono che sia questo, in almeno il 70% dei casi, il motivo che spinge il paziente a recarsi lì. Certo è che, più di ogni altro luogo, in Pronto Soccorso il dolore rappresenta un sintomo utile, perché funge da spia per una patologia sottostante.”

 

Quali obiettivi pensate di aver raggiunto?

“L’incontro è servito a tutti per capire quanto sia importante, in un Pronto Soccorso, un trattamento immediato del dolore, prima ancora della diagnosi. Anzi, serve proprio per favorire l’inquadramento diagnostico contrariamente a ciò che si riteneva in passato. Abbiamo cercato di inquadrare le principali cause di dolore acuto, quale il dolore addominale, toracico, pediatrico, dell’anziano e del paziente terminale. Abbiamo parlato anche di nevralgie e, grazie alla relazione della collega Silvia De Rosa, del dolore da procedura.”

 

Ma qual è stato il contributo della terapia nel dolore?

“Importante direi, soprattutto quello offerto dalle relazioni iniziali tenute da due colleghi della rete clinica della terapia del dolore della regione Marche, la dottoressa Lavinia Fattorini ed il dottor Maurizio Massetti, e anche dalla sottoscritta per quel che concerne gli oppiodi.”

 

Eccoli, appunto, gli oppioidi. Quale definizione li racchiude al meglio?

“Sono farmaci che trovano nel dolore acuto un loro perché sia in emergenza, sia in quello moderato severo del paziente che viene dimesso dal Pronto Soccorso. Anzi, i dolori acuti nocicettivi e infiammatori sono quei dolori che hanno una maggiore responsività nei confronti di queste molecole che, ovviamente, vanno utilizzate laddove altre strade, come quelle degli antinfiammatori, siano state già percorse. Il fatto che la terapia del dolore sia stata coinvolta è che l’attenzione di tale disciplina non è soltanto rivolta all’esterno dell’ospedale, cioè al territorio, ma anche all’interno. Per questo ho portato avanti il desiderio del dottor Giostra di farne un argomento di corso aziendale, e questo mi ha onorato moltissimo. Tornando alla definizione, si tratta di analgesici centrali che vengono impiegati nel caso del dolore acuto se questo dolore è di una certa intensità e dopo l’impiego di altre molecole, gravate da ripercussioni a carico degli apparati cardiovascolare, gastrointestinale, renale e che possono essere impiegati soltanto per un breve periodo di tempo. Pertanto laddove il dolore sia di una certa intensità e perduri, certamente l’oppioide deve essere preso in considerazione, come tutte le linee guida internazionali citano in proposito. Attualmente ci sono molecole diverse e tante associazioni, ognuna delle quali ha un aspetto peculiare per cui può essere utilizzata a ragione nelle varie patologie, sfruttando la caratteristiche farmaco dinamiche. Bisogna conoscerli, questi farmaci, per poterli utilizzare bene. E quando si prescrive un oppioide c’è sempre il dovere di considerare il potere di dipendenza insito nella molecola, soprattutto quando lo si va a prescrivere ad un popolazione giovane o a chi ha avuto una storia pregressa.”

 

Lei ha rimarcato: “Non esiste un farmaco perfetto, quindi neanche gli oppioidi lo sono. Bisogna però imparare a conoscere meglio i farmaci che utilizziamo ogni volta”.

“Altro punto da sottolineare è che il paziente a cui si prescrivono gli oppiodi deve essere assolutamente informato non soltanto sugli obiettivi della terapia, ma anche sugli eventi avversi che la terapia può comportare. Soprattutto non deve essere un paziente abbandonato: deve essere assolutamente rivisto e, nel caso del medico prescrittore del Pronto Soccorso, deve essere rinviato al medico di Medicina generale perché serve un monitoraggio a tempi prefissati.”

 

Replicherete l’iniziativa?

“Quello della formazione costante è un obbligo di legge, per cui sicuramente questo verrà portato avanti. Cerchiamo di analizzare tutti i vari aspetti verso cui la terapia del dolore è rivolta.”

 

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