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Banchina vuota,
la marineria sangiorgese
si sposta a Civitanova

PORTO SAN GIORGIO - Banchina peschereccia vuota questa mattina. Cinque motopesca hanno scelto di spostarsi a Civitanova. "Rischioso transitare nel canale d'ingresso con queste profondità" dicono gli armatori.
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di Sandro Renzi

Ormeggeranno nel porto di Civitanova i cinque pescherecci che tra domenica e lunedì notte hanno abbandonato l’approdo sangiorgese. Il sesto già da tempo infatti ha scelto di vendere a San Benedetto del Tronto. Della marineria sangiorgese resta così poco o nulla se non la banchina che stamattina si presentava desolata e che continuerà a mostrarsi così fino a quando non si metterà mano alle operazioni di dragaggio. Troppo rischioso, se non addirittura impossibile, uscire ed entrare dal porto per i pescherecci. Ancor di più ora che la Capitaneria ha vietato il transito nel canale ai natanti con pescaggio superiore ad 1.90 metri. Le ultime mareggiate hanno contribuito a stringere il canale, meno profondo rispetto a pochi mesi fa. Ne sanno qualcosa gli armatori che domenica notte sono usciti trainati da una vongolara senza fare più ritorno a Porto San Giorgio.

A Civitanova ci hanno accolto a braccia aperte -racconta Fabio Senzacqua, armatore- anche l’amministrazione comunale. E lì resteremo finché non sarà possibile tornare a Porto San Giorgio. Ci siamo attrezzati con furgoni a noleggio per portare il pesce al mercato ittico dove intendiamo restare“. Ma fino a quando? Senzacqua avverte. “Di certo non potremo andare avanti così per mese e mesi, con un aggravio di costi per le nostre imprese. Ora cerchiamo di onorare gli impegni presi ma se le cose non cambieranno ci vedremo costretti a valutare se vendere direttamente a Civitanova Marche”. Per il mercato ittico sangiorgese sarebbe un danno pesantissimo come già lo è, in parte, per l’indotto. “Noi armatori ci siamo organizzati ma il dragaggio non è più rinviabile. Si faccia mmediatamente”. Vedere il molo peschereccio praticamente vuoto, per i vecchi pescatori è stato un brutto risveglio. Questa mattina solo una barca ha venduto il prodotto, tra l’altro su gomma. Domattina dovrebbe arrivare il pescato degli altri pescherecci che hanno optato per uscire 48 ore nel tentativo di ammortizzare i costi. “I disagi sono tantissimi per noi -prosegue ancora Senzacqua- abbiamo magazzini e attrezzature a Porto San Giorgio e dobbiamo fare la spola ogni giorno”.

Anche i commercianti sono in fibrillazione. “Siamo amareggiati -spiega Lorenzo Rossi- da anni abbiamo a che fare con questa situazione e puntualmente ci troviamo a fare i conti con dragaggi che non partono o partono in ritardo. Mancano soluzioni di lungo periodo“. Per i commercianti ittici quella di Porto San Giorgio rischia di essere in prospettiva una piazza non più appetibile. “Siamo impotenti -continua Rossi- nessuno si prende l’impegno di fare qualcosa. Ci troviamo di fronte a responsabilità che vengono rimpallate. Sicuramente questa vicenda rappresenta un danno anche per la nostra categoria”. Gli occhi sono ora tutti puntati sulle trenta vongolare che dovrebbero riprendere il mare il 1 marzo. Quante però riusciranno a passare indenni il canale? Se lo chiede anche il presidente del Covopi, Gerardo Fragoletti. Pare infatti che quelle più grandi possano avere problemi. Intanto questa mattina c’è stato un incontro preliminare ad Ancona per sondare il terreno con la Regione che ha stanziato 196mila euro per le operazioni di escavo.  L’ordinanza ristrettiva emessa dal Circomare lunedì scorso, sulla scorta dei rilievi batimetrici effettuati e metà febbraio, può aver indirettamente contribuito a dare una accelerazione all’iter che segnerà un altro passo avanti, così almeno sperano gli operatori, in occasione dell’annunciato incontro del 5 marzo.

 


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