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Accoltellato alle spalle,
intervista al brigadiere Iadonato:
«Ho sentito un dolore fortissimo
quando ha girato la lama
»

MONTEGRANARO/FERMO - Intervista al brigadiere capo Mario Iadonato, ferito con una coltellata alle spalle: "Spero che le mie condizioni di salute in seguito al ferimento non mi impediscano di continuare. Ma questo dipenderà dai medici. Se mi diranno che posso continuare a fare il carabiniere e lavorare altri due anni, da parte mia non ci sono dubbi"
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Il brigadiere capo Mario Iadonato

di Pierpaolo Pierleoni

Il dolore per la coltellata subita è ancora forte, il drenaggio lo accompagna 24 ore al giorno per curare la ferita che è arrivata a sfiorargli un polmone. Ma la tempra non è stata neanche scalfita dal fatto di sangue di cui è stato vittima sabato sera (leggi l’articolo). Lucido nel ricostruire i drammatici momenti del ferimento, determinato nella voglia di tornare a vestire la divisa. Il brigadiere capo Mario Iadonato, , in forze ai carabinieri di Montegranaro guidati dal comandante Giancarlo Di Risio, racconta così il sabato di follia di Montegranaro.

Si è reso subito conto di essere stato ferito in modo grave?

“Non immediatamente, non avevo capito di aver subito una coltellata. Ma quando mi ha girato la lama per estrarla ho sentito un dolore fortissimo e mi sono accasciato, mentre lui scappava. Non ti aspetti mai che accada una cosa del genere, colpire alle spalle è un gesto infame. Purtroppo capita anche questo”.

Aveva mai subito altre aggressioni?

“Nel lontano 1987, quando ero in servizio a Civitavecchia, mi trovai coinvolto in un conflitto a fuoco. Chiaramente non mi era mai accaduto un episodio così grave, ma di situazioni pericolose e di aggressioni ne succedono. Soggetti di quel genere girano spesso con dei coltelli, sa quante volte ne abbiamo sequestrati? Purtroppo il sabato capitano di frequente situazioni simili, veniamo chiamati ad intervenire per calmare soggetti ubriachi che fanno casino in qualche bar e magari girano con armi da taglio in tasca”.

Conosceva il marocchino che l’ha ferita?

“Sì, era un soggetto noto. Il fine settimana era quasi sempre ubriaco e creava problemi. Due settimane fa è venuto addirittura a fare schiamazzi dietro la caserma all’una del mattino, svegliando tutto il quartiere. Sabato sera ci hanno chiamato perché stava arrecando disturbo in un bar. Quando siamo arrivati teneva una bottiglia di vetro vuota in mano, sul pavimento c’era il suo gatto. Abbiamo cercato di calmarlo poi lo abbiamo riaccompagnato a casa, ma ha iniziato a dire: se non mi riportate il gatto torno su e faccio un macello. Conoscendolo, sapevamo che era capace di compiere gesti simili, così siamo andati a recuperare il gatto, l’ho messo in una scatola e gliel’ho riportato”.

Nonostante lei abbia avuto una pazienza incredibile, come mai quell’uomo ha compiuto quel gesto folle? Si è fatto un’idea?

“Ripercorrendo quello che è accaduto, penso che avesse studiato tutto. Quando gli ho riportato il gatto, ha avuto un atteggiamento strano. Pretendeva che glielo portassi fino all’ingresso della sua abitazione. Voleva che andassi fino all’androne di casa sua e gli passassi davanti. Forse quella del gatto era una scusa, forse aspettava che gli transitassi davanti per colpirmi. Mi sono rifiutato, sono sceso dall’auto, ho lasciato la scatola con l’animale e quando mi sono voltato mi ha ferito col coltello”.

In queste ore ha ricevuto centinaia, forse migliaia di attestati di stima ed amicizia. Le hanno fatto piacere?

“Certo, mi ha chiamato ed è venuta a trovarmi tanta gente, sono arrivati i miei superiori, rappresentanti delle istituzioni ed anche colleghi con cui ho fatto servizio più di 20 anni fa. Chiaramente è un affetto che fa piacere”.

Dopo aver rischiato la vita ha ancora voglia di tornare in campo?

“Assolutamente sì. Sono carabiniere dal 1983, da poco più di 18 anni sono a Montegranaro, arrivai il 7 gennaio del 2001. Potrei andare in pensione a febbraio 2020, ma avevo già chiesto la possibilità di rimanere in servizio altri due anni. Spero che le mie condizioni di salute in seguito al ferimento non mi impediscano di continuare. Ma questo dipenderà dai medici. Se mi diranno che posso continuare a fare il carabiniere e lavorare altri due anni, da parte mia non ci sono dubbi”.

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