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Brexit e dazi Usa,
agricoltori in allarme

“Perdite per oltre mezzo miliardo”

FERMO - Il punto della presidente di Coldiretti sugli effetti dell'uscita del Regno Unito dalla Ue e sui dazi imposti dall'Amministrazione Trump. Le considerazioni del direttore di Ots Spa sulle opportunità dei prodotti italiani all'estero che hanno dazi minori rispetto ad altri Paesi europei
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di Andrea Braconi

Se per capire i reali effetti della Brexit bisognerà attendere almeno l’inizio del nuovo anno, i dazi voluti dall’Amministrazione guidata da Donald Trump allarmano il comparto agroalimentare.

Di preoccupazione massima ha parlato a Fermo Marzia Letizia Grandoni, presidente di Coldiretti Marche. “Abbiamo subito portato all’attenzione una vicenda all’inizio sottovalutata. La stima a livello nazionale è di una perdita di oltre mezzo miliardo di valore. Certo, la blacklist nel tempo si è ridotta, c’era un pericolo ancora più grande per salumi, vini e formaggi”.

Alla luce di questi scenari, al Governo guidato dal premier Conte la Coldiretti sta chiedendo un sostegno per compensare le perdite economiche che, inevitabilmente, si manifesteranno. “Rispetto alle previsioni iniziali, il nostro territorio dovrebbe essere limitatamente colpito, ma occorre rimanere vigili. La verità, comunque, è che va a pagare e in maniera pesante è un settore determinante come il nostro, che ha saputo tenere e continuare ad investire negli anni, per diatribe che invece nascono su altri comparti produttivi, come ad esempio l’industria aerospaziale. Il concetto del dazio dal punto di vista del libero scambio non dovrebbe sussistere, questa è la nostra posizione”.

Ma in occasione della presentazione del roadshow internazionale di Tipicità (LEGGI QUI), Daniela Bernardi, direttore generale della Ots Spa di Civitanova Marche, azienda leader nel settore dei trasporti e della logistica, ha parlato dei dazi anche in termini di opportunità, cercando di incoraggiare gli imprenditori: “Il consiglio da dare agli associati è che oggi vino e olio italiani hanno comunque possibilità maggiori rispetto a quello che accadeva fino a ieri, considerando che Francia, Spagna e Germania vengono sottoposte a dazi più alti. E’ questa quindi un’opportunità che le piccole imprese italiane non devono farsi sfuggire. Il made in Italy piace all’estero, spesso, a prescindere dal prezzo e dal dazio.”.

 

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