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L’omicidio e le piste delle indagini:
Radu non era morto
quando è stato lasciato in strada

PORTO SANT'ELPIDIO - A breve l'autopsia sul corpo del 31enne trovato morto in via Pescolla, gli inquirenti sono convinti che il delitto sia avvenuto altrove e il corpo agonizzante sia stato abbandonato successivamente
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di Pierpaolo Pierleoni

Il passato, le frequentazioni, i tabulati telefonici, i movimenti di veicoli nella zona, le possibili tracce di colluttazione sulla salma. Sono tante le piste da seguire per fare chiarezza sull’omicidio di Mihaita Radu. Proseguono a tutto campo le indagini sulla violenta fine del 31enne, trovato morto alle prime luci dell’alba di ieri nelle campagne di Porto Sant’Elpidio, lungo la strada nei pressi dell’incrocio tra via Pescolla e raccordo Pian di torre. I carabinieri in questa prima fase stanno concentrando il loro lavoro nella zona costiera tra Porto Sant’Elpidio e Fermo. Almeno una decina le coltellate inferte alle spalle dell’uomo, come emerso da un primo esame sul corpo della vittima. 

Gli inquirenti sono convinti che il delitto sia avvenuto in un altro luogo e che il corpo agonizzante sia stato successivamente abbandonato da un’auto di passaggio nelle campagne elpidiensi. Le condizioni in cui è stato ritrovato il corpo fanno ritenere che il giovane non fosse ancora deceduto nel momento in cui è stato lasciato in via Pescolla. Il caso è affidato al pm Alessandro Pazzaglia, che nelle prossime ore disporrà l’esame autoptico sulla salma. Da un primo riscontro non sono emersi segni evidenti di colluttazione, il 31enne di origini romene sarebbe stato quindi sorpreso alle spalle. E’ chiaro, però, che da un approfondito esame sul corpo potrebbero emergere tracce in grado di indirizzare i carabinieri sulle tracce dell’autore, o degli autori materiali del delitto.

Nella mattinata di ieri i militari hanno presidiato l’area nei dintorni di una residenza non abitata a poco più di un chilometro dal luogo del ritrovamento, con un’auto rimasta parcheggiata a lato della strada. Non vi sarebbero però al momento risultati significativi sul collegamento con la morte di Radu, che in molti conoscevano in città come Michele. Gli specialisti della scientifica si sono trattenuti a lungo in via Pescolla e dintorni, hanno battuto palmo a palmo il campo vicino alla strada in cui il corpo è stato rinvenuto, senza tuttavia raccogliere elementi significativi. Tutto lascia pensare, insomma, che il delitto non sia avvenuto in quel punto.

Si stanno eseguendo approfondimenti anche sul telefono di Mihaita, per ricostruire le ultime chiamate effettuate o ricevute la sera precedente e le ultime celle agganciate dall’apparecchio, per ricostruirne nel dettaglio i movimenti la notte del decesso. La modalità della morte non fa pensare ad un crimine premeditato, quanto  ad un raptus, forse avvenuto in seguito ad una lite. Ma sono tutte supposizioni che le forze dell’ordine stanno cercando di confermare attraverso elementi concreti.

Mihaita viveva da diversi anni a Porto Sant’Elpidio, in passato ha avuto piccoli precedenti penali ed una delle piste battute dalle forze dell’ordine riguarda proprio il passato dell’uomo, per cercare di capire se i suoi trascorsi possano aver avuto un ruolo nell’efferato delitto di ieri. Lavorava in uno scatolificio di Sant’Elpidio a Mare, era collaboratore della Croce verde, ambienti nei quali viene ricordato come un giovane disponibile ed apprezzato, capace di farsi ben volere da colleghi e militi. Inevitabile quindi che la sua fine così brutale abbia profondamente scosso tutti quelli che lo conoscevano. Radu lascia un figlio di 6 anni, avuto dalla ex compagna, con la quale si era separato da oltre un anno.




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