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Banditi e auto sospette nel mirino, indagini
sull’omicidio Radu e pioggia di identificazioni
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il pugno di ferro dei carabinieri si sente

COSTA FERMANA - Da giorni i carabinieri sono impegnati, con un massiccio schieramento, in controlli a tutto campo, soprattutto sulla costa da Porto Sant'Elpidio a Pedaso. In tre giorni oltre 600 identificazioni. Blitz nei locali pubblici. Auto sospette inseguite. Denunce e banditi in fuga. Indagini serrate sull'omicidio Radu
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di Giorgio Fedeli

Il giro di vite è sotto gli occhi di tutti, tangibile, evidente. Impossibile da alcuni giorni a questa parte, soprattutto se si transita lungo la statale Adriatica, non imbattersi in una o più pattuglie dei carabinieri. E questo è ‘solo’ quello che si vede.

Sì perché da diversi giorni a questa parte i carabinieri del comando provinciale e della compagnia di Fermo hanno intensificato, e forse è un termine anche un pizzico riduttivo, i controlli sulla costa, soprattutto nell’Elpidiense. Serrati pattugliamenti, posti di controllo, identificazioni. Certo, l’omicidio del 31enne Mihaita Radu ha spinto i militari dell’Arma a intensificare ulteriormente quei controlli, in linea con la richiesta arrivata anche dal prefetto Filippi nel comitato ordine e sicurezza convocato proprio a poche ore dal delitto Radu.

Ma andando a ritroso di qualche settimana si scopre che il pugno di ferro era già stato adottato. Basti pensare ai blitz, con il supporto delle unità cinofile della Guardia di Finanza del gruppo di Fermo, che i carabinieri di Porto Sant’Elpidio, hanno effettuato nel week end appena trascorso in alcuni pubblici esercizi di Porto Sant’Elpidio, identificando quasi cinquanta persone in una notte. Numeri che, se spalmati, su più giorni ed allargati ai controlli in strada, portano a standard di guardia a dir poco elevati: impiegando dalle 10 alle 14 pattuglie, tra stazioni e Radiomobile, dunque dai 20 ai 28 carabinieri ogni turno, l’Arma è arrivata ad identificare negli ultimi tre giorni circa 600 persone.

E a quelli in divisa, in un computo totale, vanno ovviamente aggiunti anche i carabinieri in borghese, quelli del Nucleo operativo e investigativo che si stanno occupando sì delle indagini dell’omicidio Radu ma che seguono contemporaneamente i movimenti della criminalità che orbita nel Fermano, quella che non si fa vedere, spesso la più letale ed efferata. Insomma uno spiegamento massiccio di ‘alamari’ che sta già dando i primi frutti. Basti menzionare l’auto sospetta ‘intercettata’ a Porto Sant’Elpidio martedì sera, con tre giovani che hanno forzato il posto di controllo dell’Arma scappando e andando a schiantarsi contro il muro della caserma cittadina per poi fuggire a piedi attraversando i binari e con il Radiomobile a rinvenire e sequestrare nella vettura arnesi da scasso, o i due giovani denunciati ieri dopo che, sempre il Radiomobile ha seguito un altro veicolo sospetto per poi appostarsi e sorprendere i due all’uscita dall’Eurospin. E questo è solo quello ‘visibile’ a tutti. Punta dell’iceberg di un lavoro ad ampio raggio di prevenzione e repressione con un messaggio chiaro alla criminalità: il Fermano oggi più che mai è un territorio ‘blindato’. Certo, i carabinieri sono i primi a sapere che debellare la delinquenza non è una missione lampo. Ma le forze schierate sono la prova di un intento ben deciso con, capisaldi, legalità e sicurezza.

Intanto, sull’omicidio del 31enne Mihaita Radu, le indagini proseguono serratissime. I carabinieri hanno ascoltato diverse persone che potrebbero fornire utili elementi alle indagini. Ma ancora non vi sono novità di rilievo sul fronte investigativo. Ascoltati alcuni residenti in zona Pescolla, dove è stato trovato il corpo senza vita del giovane rumeno, e al vaglio anche le immagini di telecamere di videosorveglianza. Chi ha colpito a morte il ragazzo? Dove? Come, con quale mezzo è stato trasportato fin nel campo di via Pescolla dove è stato abbandonato, probabilmente ancora agonizzante? Gli inquirenti sono anche alla ricerca dell’arma del delitto che potrebbe essere stata abbandonata da chi ha ucciso Mihaita, anche se le speranze di ritrovare quell’arma da taglio con cui sono state inferte le dodici coltellate alle spalle del 31enne sono minime. Stesso dicasi per il telefono cellulare del ragazzo. In mano ai carabinieri i tabulati telefonici. Insomma siamo nella fase in cui gli investigatori stanno raccogliendo tutto quanto possa essere utile a ricostruire le ultime ore di vita del giovane, a partire dalle sue recenti frequentazioni, per poi arrivare a stringere le maglie in una tragica vicenda su cui un capitolo cruciale potrà essere scritto dall’esito dell’esame autoptico.

 

I carabinieri li intercettano, si appostano e li sorprendono con la refurtiva

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OMICIDIO A PORTO SANT’ELPIDIO Accoltellato alle spalle, giovane trovato morto in un campo: la vittima è il 31enne Mihaita Radu

 


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