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Il tifo nerazzurro degli Ultras
Psg spegne sei candeline

CALCIO - Il 26 aprile 2014 venne fondato l'attuale gruppo di sostenitori della Sangiorgese Calcio, per oltre un lustro trascorso tra gioie e delusioni figlie del campo ma anche caratterizzato da attività sociali ed extra sportive. Il racconto del primo scampolo di vita da parte del leader e cofondatore Andrea Cavanini
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Cavanini e l’attaccante Gabaldi dopo la vittoria in finale play off che riportò a Porto San Giorgio il torneo di Promozione

di Paolo Gaudenzi

 

PORTO SAN GIORGIO – Il gruppo Ultras Psg spegne le metaforiche sei candeline.

Era infatti il 26 aprile 2014 quando quattro appassionati alle sorti della Sangiorgese Calcio, compagine sportiva ad aver appena conquistato la matematica promozione in Prima categoria dopo la ripartenza dai bassifondi della Terza, decisero di organizzarsi per sostenere da vicino l’undici nerazzurro. 

Il nucleo genetico fu composto da Andrea Cavanini e Giacomo Tassotti, binomio ancora protagonista del tifo rivierasco, completato oltre un lustro fa da Saverio Properzi e Paolo Maizzi.

“Ci prendemmo una grande responsabilità, perché attorno alla squadra c’era poca passione e soprattutto tifo, per un calore che mancava da anni considerando le batoste figlie delle tante retrocessioni sul campo e dei paralleli fallimenti societari – illustra Andrea Cavanini, ancora oggi tra i leader del gruppo insieme a Tassotti -. L’obiettivo era quello di riportare gente allo stadio, ed aggregare i più attorno al collettivo dell’allora presidente Gabriele Frontoni. Adunata rivolta a giovani e vecchie guardie, tutti uniti per riportare entusiasmo in città”.

“Il nostro esordio al fianco del campionato in Prima categoria rappresentò una sorta di anno di studio – ha proseguito -, intanto avevamo coinvolto nel gruppo diversi nuovi tifosi, proprio per come prefissato. La Sangio conquistò la permanenza nel torneo, ma la stagione successiva ci fu il picco di massima: squadra protagonista, 500 persone in media allo stadio, gruppo che prese piede allargandosi nel numero, con  molti ragazzini che venivano ad incitare la squadra ad ogni partita interna – ha proseguito -. Fu la stagione più bella, con il culmine vissuto in semifinale play off in casa contro la Palmense: 1.300 presenti, e successiva finale vittoriosa in quel di Porto Sant’Elpidio a vedere 1.000 sangiorgesi al seguito”.

“L’esordio nel campionato di Promozione rappresentò una buona stagione sportiva – incalza il racconto Cavanini -. Squadra composta da una rosa all’altezza della situazione, ben sostenuta da parte nostra con numeri importanti sulle gradinate dello stadio, con epilogo ad ipotecare una salvezza tranquilla. Nel frattempo, oltre ad organizzare coreografie ed a pensare nuovi cori, pensavamo anche ad attività extra sportive, sociali, come raccolte fondi e materiale per le zone terremotate, con il sisma a farla purtroppo da padrone in quei mesi. Ricordiamo persino di amici e conoscenti scomparsi. Fu davvero una pagina triste”.

“Sostenemmo anche la causa della sede di gioco avanzando proposte al Comune. Volevamo infatti tornare al vecchio comunale anziché disputare le partite interne di calendario all’interno del nuovo impianto sportivo. Il vecchio stadio ci dava il senso di roccaforte, ma non se ne fece nulla perché non era adeguato agli standard previsti per la categoria. La stagione sportiva successiva percorremmo una strada in salita – ha proseguito il leader dei tifosi sangiorgesi -, la squadra in Promozione procedeva con risultati altalenanti ed i rapporti con la società si raffreddarono. Iniziarono così le prime contestazioni contro proprietà ed istituzioni comunali. Purtroppo allo stadio non potevamo contare sul nutrito numero di tifosi al nostro fianco al pari del recente passato”.

“Il dopo Frontoni, estate 2018, la Promozione fu affrontata con un nuovo assetto societario – le parole di Cavanini ad arrivare ai giorni correnti -. Gli Ultras Psg non erano più, a livello di motivazioni e fiducia, quelli dei primi anni di tifo, viste le tante incognite sportive e non, ma non per questo facemmo mancare il nostro sostegno ai ragazzi che scesero in campo. Infatti, retrocedemmo malamente in Prima categoria, un campionato che in stagione, come noto a tutti, prima della pandemia ci vedeva protagonisti nei piani alti della graduatoria. Proprio in piena emergenza da Coronavirus eccoci nuovamente in campo dal punto di vista sociale, al fianco dell’assessorato ai servizi sociali, con i buoni alimentari ai bisognosi e l’assistenza logistica per chi impossibilitato a spostarsi (vedi tra gli articoli sotto correlati). Bilancio provvisorio? – il congedo – Nel corso degli anni abbiamo perso qualche elemento ma non ci è mai mancata la costanza di sostenere la Sangio. Ad oggi possiamo contare su una ventina di fedelissimi, nonostante gli ultimi anni trascorsi tra sofferenze e delusioni siamo stati sempre presenti ai bordi del campo per tifare. Noi siamo ultras, ed andiamo da prassi oltre alle gioie ed alle arrabbiature che scaturiscono dagli esiti delle sfide dibattute nel rettangolo di gioco”.

 

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