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Il direttore d’Av 4 Livini e la Fase 2,
il punto sulla sanità fermana:
“Noi, spartiacque tra due Italie”

FERMO - Il direttore d'area vasta programma la ripartenza dell'ospedale:"Serve dare risposte ai settori rimasti parcheggiati nell'emergenza, la chirurgia pronta a riprendere"
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di Pierpaolo Pierleoni

“Siamo ancora nella straordinarietà, dobbiamo ragionare sulla fase 2 in maniera cauta”. Inizia così la riflessione del direttore dell’Area vasta 4 Asur Licio Livini, all’indomani dell’annuncio, dal premier Giuseppe Conte, delle novità che entreranno in vigore dal 4 maggio. E’ il momento, per il direttore, per fare il punto sulla situazione sanitaria a tutto campo, dall’ospedale Murri ai tamponi, dai decessi ai test sierologici.

“Rimane l’obbligo di seguire percorsi dedicati, questa è una fase ancor più delicata dell’inizio dell’emergenza – nota Livini – Va ridato spazio a tutte le situazioni ‘parcheggiate’ dall’inizio dell’epidemia. Deve ripartire tutta l’area chirurgica, abbiamo recuperato gli spazi per lavorare quasi come prima. Le classi di intervento sono ripartite in 4 categorie, partendo dalla A, quella delle operazioni urgenti da effettuare entro 30 giorni, e la B, per quelli da affrontare entro 60. Siamo quasi pronti. Dico quasi perché lo start ce lo deve dare la Regione”.

La chirurgia quindi è pronta a ripartire, attivando anche due posti letto di terapia intensiva, forse si riuscirà a disporne anche un terzo, per pazienti nella fase post intervento. “Il personale a disposizione è adeguato a gestire questa fase. Al pronto soccorso abbiamo previsto un’area grigia di sosta, per poi indirizzare il paziente nel percorso pulito o sporco a seconda della positività al Covid-19 – va avanti Livini – Vogliamo riportare al proprio posto la cardiologia e l’Utic al più presto, e rimettere a posto anche gli spazi del dipartimento chirurgico. Abbiamo sanificato gli ambienti e siamo pronti a partire”.

Il progetto Covid all’ente fiera di Civitanova, secondo il direttore, “entrerà nel contesto di rete e sarà un polmone per gli altri presidi. Credo che alla fine tutti gli ospedali diventeranno misti Covid e non Covid, perchè può sempre capitare una sorpresa al pronto soccorso ed un eventuale paziente positivo va per forza gestito”.

I RICOVERATI COVID

“Ad oggi ne abbiamo 36 – puntualizza Livini – è un numero molto basso rispetto agli 83 del 3 aprile scorso. Un percorso di alleggerimento che ci dà numeri confortanti, l’obiettivo è scendere sotto i 30. Ci siamo alleggeriti perchè abbiamo dimesso, trasferito e purtroppo anche per dei decessi. Campofilone ci ha dato una bella mano perchè registra circa 60 ospiti ricoverati in postcriticità. Il territorio riparte quando ripartono tutti, significa visite, spostamenti, venireper le prenotazioni, per le visite. Andranno riorganizzate le sale d’attesa. Attendiamo di capire le decisioni della Regione. Ci sono tanti servizi da far ripartire, penso dalla disabilità, ai centri diurni”.

IL MURRI ED AMANDOLA

Il Murri del futuro prossimo, secondo Livini, “sarà riorganizzato in maniera modulare, affinché in due mosse possiamo attrezzarci di nuovo per eventuali situazioni di emergenza. Per quanto riguarda l’ospedale di Amandola, proprio oggi ho fatto partire una nota alla direzione generale Asur, rappresentando la necessità di avere spazi anche su Amandola che oggi sta tirando su una struttura provvisoria in grado di ospitare 20-25 posti letto. I tempi si stanno allungando, ho proposto di recuperare spazi del vecchio ospedale che sarebbero di supporto e ci farebbero alleggerire. Se non ci fossero stati i problemi del terremoto, in questa emergenza l’ospedale di Amandola avrebbe dato una grossa mano a quello di Fermo”.

TAMPONI E TEST SIEROLOGICI

“Ad oggi siamo arrivati oltre i 5.000 tamponi nel Fermano, ha collaborato anche il laboratorio dell’Istituto zooprofilattico di Fermo. Alcune richieste vengono dall’ospedale, altre dalle persone in isolamento domiciliare. Abbiamo la capacità di effettuare fino a 160 tamponi al giorno,più una quarantina dell’Istituto zooprofilattico. E’ una situazione molto diversa da quella iniziale, quando i tamponi non potevamo neanche farli e c’era un percorso molto rigido e selettivo”.

“Quanto ai test sierologici – continua il direttore – abbiamo indicazione di farli al personale sanitario, a quello delle strutture private convenzionate, a specialisti e medici di base. Non abbiamo indicazioni per il privato, su cui ci sono state richieste di alcuni settori lavorativi che hanno chiesto per la riammissione in ambito lavorativo la separazione degli esami. Il test sierologico rapido non viene ancora riconosciuto. Io sarei sicuramente favorevole. La regione Marche, è notizia di oggi, ha autorizzato 4 laboratori privati convenzionati ad eseguire tamponi molecolari. Sono la Biolab di Vallefoglia, il laboratorio Piano di Ancona, la Bios di Cupramarittima, il Biolab di Ascoli. Questi hanno superato la fase di validazione. Per ora non abbiamo ancora deciso come e se avvalerci di questi laboratori, vediamo prima cosa fare con le nostre capacità recettive”.

I MORTI

L’ospedale di Fermo ha registrato ad oggi 55 morti, “sono circa un terzo delle persone passate nei nostri reparti. Nella prima metà dell’emergenza un terzo dei decessi li avevamo al pronto soccorso. Arrivavano casi già compromessi. I defunti vanno da 60 a 92 anni, unica eccezione un paziente di 43 anni, giovane ma con un quadro già compromesso da serie patologie. Il 96% dei pazienti aveva patologie pregresse. Forse sarebbero servite autopsie dei deceduti, per capire meglio a livello istologico e biologico cosa sia esattamente successo all’organismo. Nel Fermano ora siamo a 407 cittadini in isolamento, con 141 sintomatici. I numeri scendono sensibilmente rispetto alle settimane scorse”.

LA FASE 2

Sull’avvio della fase 2 annunciata ieri da Conte, Livini vede “un’Italia divisa, due mondi diversi di cui noi siamo la linea di demarcazione. Viste le differenze così significative, credo che anche le ripartenze dovrebbero essere diversificate. Forse in regioni come la Lombardia serve qualche precauzione in più. Avrei ragionato una riapertura per settori e per regioni e probabilmente aspetterei ancora un mese prima di spingere”.

 


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