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La sfida dei manifesti:
la corsa verso un seggio in Regione
a colpi di hashtag, sorrisi e slogan

FERMO - Impegno, esperienza, coerenza, cambiamento, forza, competenza: tutte le scelte comunicative dei candidati alle Regionali in un duello all'ultima affissione
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di Pierpaolo Pierleoni

Sorriso o espressione seriosa? Slogan o hashtag? Primo piano o mezzo busto? La corsa elettorale si gioca anche sulle affissioni. Resta una manciata di giorni, per i volti dei candidati alle Regionali 2020, per campeggiare un po’ ovunque nelle strade della provincia fermana. Da questo weekend, contestualmente alla presentazione ufficiale delle liste, inizieranno i 30 giorni di par condicio e i manifesti saranno consentiti solo negli spazi di propaganda elettorale, oltre ai camioncini con vela, che vivranno un mese di alto chilometraggio ed affari d’oro.

Ma come e cosa comunicano i candidati a livello di immagine e slogan? Inutile nascondere che una fetta per nulla trascurabile di consenso passi anche da questi aspetti. Partendo dagli aspiranti governatori delle Marche, Maurizio Mangialardi è stato per distacco il primo ad occupare i 6×3. “Le Marche in testa” è il payoff della campagna elettorale, chiaro il doppio senso tra il pensiero rivolto alla Regione e la volontà di farla primeggiare. Si accompagna al claim “Le nostre strade si incontrano qui”, che esprime la voglia di mettere insieme esperienze e percorsi. Scelta cromatica tutta imperniata sull’arancione e il blu. I simboli di partito? Bye bye.

E’ partito qualche settimana più tardi, ma è durato di più, dato che è ancora presente in molti spazi di affissione, Francesco Acquaroli per il centrodestra, che invece ha schierato tutti i suoi 8 simboli. Blu e giallo per le scritte, volto sorridente ed espressione amichevole, l’hashtag #unastorianuova fa da payoff all’intera campagna, mentre lo slogan “ricostruiamo le Marche” rimanda chiaramente al terremoto ed ai ritardi di ricostruzione, uno dei temi cruciali di questa campagna elettorale. Non vincerà premi per l’originalità il suffisso “amo” evidenziato in colore diverso, scelta molto abusata, dalla politica alle feste di paese, che ricorre anche nell’esortazione della Lega “liberiAmo le Marche”.

Niente manifesti nel Fermano per Gian Mario Mercorelli, candidato governatore del Movimento 5 stelle che ha puntato a livello comunicativo su un cubitale “Ricominciamo”. Il movimento Dipende da noi di Roberto Mancini ha proposto manifesti abbastanza classici del candidato presidente che invita a chiedersi:”Vorresti una Regione diversa?”

Passando ai candidati consiglieri, i primi a muoversi sono stati, uno per schieramento, Alessio Terrenzi e Jessica Marcozzi. Il sindaco di Sant’Elpidio a Mare, in corsa per Area riformista (Italia viva, Civici Marche, Psi, Demos), è uscito sui manifesti prima ancora di conoscere la lista in cui si sarebbe candidato, ricalcando l’arancione di Mangialardi. Foto di profilo, “Esperienza e concretezza” i due concetti chiave a sintetizzare gli anni da sindaco e la sua impronta di amministratore sul campo. Primissimo piano, invece, per la Marcozzi che ha scelto l’hashtag #farebene per le Marche

Poi, nei giorni a seguire, gli spazi di affissione si sono riempiti di volti e frasi. In Fratelli d’Italia, Saturnino Di Ruscio ha scelto un primo piano sorridente puntando sul “valore dell’esperienza”, accompagnato dal corsivo “Con Nino”, dove il diminutivo serve a dare un tono di familiarità. Nelle paline, doppia immagine con primo piano e sotto una foto in movimento. Andrea Putzu sottolinea la sua coerenza, con “Sempre dalla stessa parte”, a rimarcare la forte appartenenza, sin dagli inizi, nelle file di Fratelli d’Italia. Niente giacca, camicia bianca ed espressione sorridente, per l’esponente di Porto Sant’Elpidio. Mery Vitturini si è ribattezzata da settimane “sorella d’Italia”, hashtag su cui insiste anche nelle affissioni, insieme al claim Una regione al plurale, un solo cuore. Si completa il campo di Fdi con la frase, piuttosto lunga, di Romina Gualtieri, “Impegno e responsabilità per un risultato concreto”.

Passando al Pd, slogan che vince non si cambia per l’assessore uscente Fabrizio Cesetti, che bada poco alla creatività e riutilizza la frase che ha accompagnato la sua campagna elettorale del 2015, aggiungendo una sola parola: “In Regione per un Fermano ancora più forte”. Espressione dura, quasi corrucciata, che però si sposa bene col concetto di forza ed autorevolezza che vuole esprimere. L’altro consigliere uscente Dem, Francesco Giacinti, ha optato invece per l’hashtag unprogettoperilfermano, insieme ad un primo piano frontale ed espressione rassicurante.
Sorriso per Annalinda Pasquali, sempre nel Pd: è l’unica, l’ex vicesindaca di Porto Sant’Elpidio, a non aver usato alcuno slogan, solo il suo nome, il simbolo di partito e scelta cromatica arancio-blu in piena linea con quella del candidato governatore. Una scelta che si può leggere come un riconoscersi pienamente con l’identità del Pd e della coalizione, senza altro da aggiungere. Non si è vista nelle affissioni, Maria Teresa Illuminati. Per la candidata fermana, lo slogan apparso sui social recita “Insieme per costruire un futuro migliore”.

A livello grafico il più ricercato è Giovanni Lanciotti, in lista per Forza Italia, che insieme al claim “il coraggio di cambiare” evidenzia un cubitale “Voi” seguito da “prima di tutto”, che si accompagna ad una carrellata di primi piani, ad evidenziare l’attenzione ai cittadini, insieme al messaggio “Il coraggio di cambiare”. Non è casuale la scelta dei soggetti, tra cui prevalgono i giovani, a voler indicare un’attenzione verso le nuove generazioni.

Tre le parole chiave parole per Fabio D’Erasmo, nella lista di area riformista: trasparenza competenza cambiamento. Nella stessa lista, punta invece su “impegno e passione” una sorridente Milena Sebastiani.
La Lega ha lavorato sin qui più sul simbolo di partito e il volto di Salvini. Liberiamo le Marche è ormai il leitmotiv riproposto in tutte le regioni governate dal centrosinistra. I claim variano a toccare alcune delle criticità più sentite, futuro per i giovani, strade subito per combattere isolamento infrastrutturale e code, fino al “nuovi tetti”, riferito alla ricostruzione post sisma. I singoli candidati si sono mossi da qualche giorno. Mauro Lucentini punta sul legame col leader e presenta un’immagine in cui stringe la mano di Salvini con foto panoramica sullo sfondo e claim “Il Fermano in Regione”. Marco Marinangeli, sempre nella Lega, compare sorridente in mezzo profilo, confermando il grido Liberiamo le Marche cui si aggiungono i temi “lavoro e sicurezza”.

Marzia Malaigia non si è vista sui manifesti, ma via social propone l’hashtag #vicinaallagente, ad evidenziare la propensione all’ascolto. La novità che la caratterizza è l’inserimento, nei santini elettorali, del numero di telefono, come a dire: rispondo sempre. Catia Orlandi riprende sia il giallo, marchio di fabbrica del Movimento 5 stelle, che l’invito “Ricominciamo” del candidato presidente.

Frequente in diversi schieramenti il ricorso alle braccia conserte. Si strapperanno i capelli gli esperti di comunicazione non verbale, che sconsigliano una posa che tende a comunicare chiusura e staticità. Ma in campagna elettorale è ancora molto in voga, c’è chi la considera invece un segnale di solidità ed affidabilità. O chi magari non si è posto il problema di dove mettere le braccia.


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