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Parte il Cantiere Montani,
Scatasta: «Lavoriamo in sicurezza,
uscite alternate per gli studenti»

FERMO - Le decisioni della nuova preside in merito alla normativa Covid. Importante incontro in Prefettura il 10 settembre con la Provincia per fare il punto della situazione sui vari plessi
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di Andrea Braconi

Il nuovo anno scolastico dell’ITT Montani sarà all’insegna delle novità, sia volute che forzate. Ma soprattutto della presenza di Stefania Scatasta, la nuova dirigente che dal primo settembre ha preso il posto di Margherita Bonanni.

“Per me è stato necessario chiudere un percorso professionale importante ed aprirne un altro altrettanto importante. Mi porto dietro il bello e il positivo di una esperienza complessa e piacevole, ma mi porto soprattutto delle amicizie profonde. Ho più volte ringraziato Margherita per il lavoro svolto, la stima che mi ha dimostrato ed il passaggio di consegne. Adesso siamo operativi, con uno staff che dà continuità al progetto del Montani. Siamo insieme in una situazione che ci preoccupa, ma che ci vede pronti alla sfida”.

Proprio il termine sfida è riecheggiato più volte nelle considerazioni della Scatasta. Perché alle note problematiche che hanno visto suo malgrado protagonista negli ultimi anni lo storico istituto fermano, si è aggiunta l’emergenza Covid. “È un momento di complessità quello che sta vivendo la scuola italiana. E il Montani è molto più di una scuola, per la storia, il suo valore che negli anni ha espedito nella città di Fermo, nella regione e in Italia. A seguito del sisma questo istituto si è ridefinito in ambiti non ideali, ma l’adattamento è una realtà, anche adesso su 7 plessi. Inoltre, stiamo cercando di vincere la sfida nel leggere la normativa Covid, comprenderne gli ancoraggi salienti e coniugarla con le situazioni che ci riguardano”.

L’INCONTRO CON LA PROVINCIA

Da qui la definizione di Cantiere Montani per il triennio 2020-2023, che vedrà un importante incontro in Prefettura il 10 settembre con la Provincia per fare il punto della situazione. “Lo abbiamo voluto per far sì che la scuola ritrovi le sue armonie anche da un punto di vista di ubicazione”.

Un tavolo tecnico per accendere un faro importante sulla situazione degli edifici scolastici. “Il prefetto aveva condiviso con noi questa prima parte organizzativa dell’anno scolastico e in un’ottica collaborativa con la Provincia abbiamo pensato a questo incontro. Abbiamo bisogno di proiettarci nel futuro e capire qual è la tempistica all’interno di un triennio. Sappiamo che le situazioni sono talmente complesse che non risolveremo a breve tutto, ma dobbiamo fare delle scelte anche per ottimizzare gli spazi che abbiamo. Il luogo dell’apprendimento deve essere sicuro, accogliente e capace di creare uno studio significativo, ma questo periodo non può essere biblico. C’è stata subito grande disponibilità della Provincia a confrontarsi, come ad esempio in occasione dell’ultimo incontro di luglio. Vogliamo capire lo stato dell’arte, per poi decidere noi in merito a questioni interne. Abbiamo chiaro un progetto di scuola che va coniugato con situazioni che ci troviamo ogni giorno ad affrontare e serve questo passaggio formale e sostanziale ad aiutarci a progettare il futuro. Perché il fine unico è il bene dei nostri ragazzi”.

SCUOLA E REGOLE

Parallelamente, ha evidenziato la preside, c’è da affrontare la questione dell’impianto didattico. “Dal primo settembre al Miti incontro i docenti: siamo d’accordo per focus sui contenuti per la situazione che abbiamo vissuto e sulla continuità nelle progettualità del Montani, orgogliosi tutti di portarla avanti. Attendiamo l’incontro con gli studenti, che prima è stato fatto con modalità a distanza. Ci sarà anche la novità dell’educazione civica, da vivere in maniera interdisciplinare”.

L’articolazione del Collegio Docenti porterà la Scatasta ad incontrare tutti i 220 docenti del Montani tramite Meet per ridefinire il piano dell’offerta formativa. “C’è un’esigenza normativa che va coniugata nella nostra esperienza educativa. A breve visiterò anche la sede di Montegiorgio e poi passeremo al Consiglio d’Istituto, l’organo deliberante, per definire la parte di integrazione del regolamento che riguarderà le dinamiche sul regolamento per il Covid. Siamo ancora in una fase di confronto per vedere l’organizzazione migliore, ma ci siamo già occupati dei banchi monoposto segnalati a terra e del distanziamento tra studenti di un metro. In sostanza, la parte normativa è rispettata in toto”.

Poi c’è quello che la Scatasta definisce il patto di corresponsabilità con famiglie e studenti. “I ragazzi devono capire che le regole tutelano gli interessi di ognuno. Ci sarà una parte del regolamento piegata proprio sulla questione educativa e quindi siamo un vero e proprio cantiere, dal punto di vista della struttura e dell’organizzazione interna. L’organizzazione è una scommessa, noi l’abbiamo pensata al meglio condividendola, ma adesso dobbiamo agire e sarà per noi una scoperta. Siamo positivi e propositivi, con un messaggio di esempio da portare agli studenti”.

PIANO A O PIANO B?

Il nodo trasporti ha finora condizionato le scelte dei vari istituti, Montani compreso. Ma la fumata bianca degli ultimi giorni ha spostato l’attenzione su un cosiddetto Piano B. “Ci siamo organizzati per tutti in presenza, la situazione ottimale, ma pensiamo che nella prima settimana 20 classi su 74 saranno a distanza. Certamente restiamo aperti a tutti le ipotesi, da valutare attraverso i vari organi. I laboratori sono in fase di allestimento, non partiranno da subito perché occorre ridefinire tutto il regolamento. Saranno chiusi per le prime due settimane, poi partiremo con l’idea di individuare un progetto d’istituto per recuperare l’attività laboratoriale penalizzata lo scorso anno”.

Il Convitto partirà subito, rimanendo aperto anche sabato e domenica per 50 studenti. Il semi Convitto, come spiegato dal professor Andrea Brutti, partirà dal primo di ottobre per altri 100 studenti. “Dobbiamo organizzare la presenza di questi ragazzi, che fanno anche pranzo, e ci sono spazi ricreativi da rivedere oltre ai lavori di ristrutturazione di una parte del tetto”.

L’ESPERIENZA DELLA DIDATTICA A DISTANZA

Obiettivo della neo dirigente è anche quello di capitalizzare l’esperienza positiva della didattica a distanza, auspicando però di non ritrovarsi nella situazione di marzo con la chiusura della scuola. “Quanto allestito resterà – ha spiegato il professor Trasatti – perché alcune soluzioni sono state pensate per un supporto alla didattica. Tutto ciò che si è fatto non verrà perso, il patrimonio dei docenti non andrà disperso e quelle piattaforme saranno a supporto”.

Trasatti ha ricordato come il 29 febbraio siano state attivate le piattaforme e il 5 marzo siano state date indicazioni a quella platea immensa di 1.700 studenti. “Inizialmente è stato coperto tutto l’orario, ridotto a 3/4 da aprile lasciando dei materiali da svolgere nel resto del tempo”.

Oltre 100 i computer distribuiti alle famiglie in comodato d’uso (soltanto ad inizio marzo sono stati 40), con consegne di macchine che si sono protratte fino a maggio inoltrato in prossimità degli esami.

“In quell’occasione abbiamo sperimentato e collaudato un’idea di scuola – ha precisato la Scatasta -. I docenti hanno fatto un lavoro enorme, sono stati capaci di rivedere in maniera completa la loro didattica e di mantenere viva la relazione con gli studenti”.

C’è l’idea di un accompagnamento da parte di esperti per implementare un metodo innovativo, che tenga conto della possibilità di vedere quale possa essere lo scatto ulteriore. “Vogliamo mettere tutto a sistema, facendolo diventare un modello didattico innovativo”.

INGRESSI ED USCITE

L’ingresso di tutti i ragazzi avverrà entro le ore 8, utilizzando tutte le vie di accesso. Ci saranno alcuni minuti in cui l’afflusso sarà diluito per garantire la sorveglianza necessaria. Il vero problema, hanno rimarcato i presenti, è però al suono della campanella d’uscita: da qui la scelta di suddividere in flusso in 2 momenti distinti, cioè le ore 12.40 e le 13.30, con alternanza per il studenti il giorno successivo. “Abbiamo un bacino di utenza che va da Ancona a Teramo e tutto l’interno – ha aggiunto Brutti – per cui il trasporto pubblico rappresenta l’elemento più importante per un istituto come il nostro che, proprio per la sua dispersione in plessi diversi, vedrà concentrare gli studenti in diversi punti di raccolta, come ad esempio i maxi parcheggi”.




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