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L’INTERVISTA Sanità e ospedale, Saltamartini: “Il Fermano è la più povera delle Marche e merita attenzione, siamo arrivati solo da cinque mesi”

INTERVISTA - "Molti malati di Fermo sono stati portati a San Benedetto, altri a Macerata. Questa è un'emergenza. Non è che si può dire: non li portiamo a Fermo. Questo discorso di campanile lo fanno tutti: non a Fabriano, non a Urbino. non a Camerino. Tra l'altro non ho neanche i poteri in materia, in quanto il piano pandemico in vigore è quello precedente che non abbiamo potuto modificare. In corso di pandemia è impossibile cambiare un piano che prevede tutta una serie di interventi".
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di Paolo Paoletti

“Siamo appena arrivati al governo delle Marche,  in piena pandemia, quello che dobbiamo fare è garantire che chiunque si ammala e viene portato al pronto soccorso con urgenza trovi un posto in area medica e nella terapia intensiva”. Passano pochi minuti dalla pubblicazione dell’editoriale di Cronache Fermane e l’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini è quanto mai determinato a dire la sua: “Eccomi, sono pronto”.

Con una situazione critica all’interno dell’ospedale Murri, unico presidio sanitario operativo per il Fermano, il blocco operatorio sospeso ormai da dieci giorni se non per le urgenze, un afflusso continuo di pazienti Covid al pronto soccorso e il personale allo stremo delle forze, appare evidente la necessità di una rivoluzione sanitaria in quella che è stata da sempre la provincia marchigiana maggiormente penalizzata sia dalle scelte politiche.

Saltamartini spiega: “Siamo stati la prima regione ad aver introdotto le cure con gli anticorpi monoclonali. Tutti ridevano quando lo annunciai a novembre e adesso abbiamo scoperto che si può curare il Covid con gli anticorpi, la cura di Trump per intenderci. Tutti ridevano sul discorso vaccini. Sempre a novembre dissi, produciamoli in Italia. Adesso Draghi e Giorgetti hanno capito che bisogna produrre vaccini nel nostro paese e che abbiamo la tecnologia per farlo. C’è stata una mancanza di visione da parte del governo nazionale precedente con Pd e 5 Stelle. Siamo la prima industria farmaceutica in Europa e ci ritroviamo senza vaccini, ce li devono dare gli americani”.

Spostiamoci a Fermo assessore,  un anno fa la scelta dell’amministrazione di centro sinistra guidata da Ceriscioli di fare del Murri, l’unico presidio sanitario operativo del Fermano, un ospedale Covid sacrificando così gli altri servizi senza offrire alternative. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Da parte vostra ci si aspettava un cambio di marcia che non c’è stato. Capirà ch questo cii lascia pensare ad una conferma della linea Ceriscioli?

Il fatto che la provincia di Fermo abbia un solo ospedale credo sia evidente a tutti e questo comporta, con il danneggiamento dell’ospedale di Amandola dopo il sisma, un aggravio di peso. A questo dobbiamo aggiungere che siamo nel picco della pandemia, un periodo in cui abbiamo dei volumi di accesso nell’area medica del 60%.  Siamo di fronte ad un’emergenza. Se si presentano persone del territorio che devono essere ricoverate dove le possiamo portare? Il ragionamento di portarli in altri ospedali non si può fare perché tutti gli ospedali sono ormai Covid: Urbino, Camerino, Fabriano e cosi via.

Però assessore è anche vero che le altre province marchigiane, rispetto a Fermo, hanno tutte più ospedali operativi mentre noi ne abbiamo solo uno…

Molti malati di Fermo sono stati portati a San Benedetto, altri a Macerata. Questa è un’emergenza. Non è che si può dire: non li portiamo a Fermo. Questo discorso di campanile lo fanno tutti: non a Fabriano, non a Urbino. non a Camerino. Tra l’altro non ho neanche i poteri in materia, in quanto il piano pandemico in vigore è quello precedente che non abbiamo potuto modificare. In corso di pandemia è impossibile cambiare un piano che prevede tutta una serie di interventi. E’ per questo che trovo stonato, in questa fase, a cinque mesi dal nostro insediamento e nel pieno della pandemia, ricevere queste critiche. Semmai potranno arrivare per quelle che saranno le scelte nei prossimi anni. La situazione è che noi abbiamo dovuto fronteggiare uno scenario veramente disastroso. Abbiamo trovato 115 posti letto di terapia intensiva e li abbiamo dovuti immediatamente portare a 232. Vi faccio un esempio. Ci si lamenta sempre di Fermo ma l’Area Vasta 3 deve sopportare con tutto il suo organico il peso del Covid Hospital regionale. Medici, anestesisti che sono al Covid Hospital sono internamente sulle spalle dell’Area Vasta 3 e sostanzialmente tra Camerino, Macerata e Civitanova funziona tutto a ranghi ridottissimi.

Tornado a Fermo ed al Murri ci sono pazienti con neoplasie che si sono sentiti dire di andare altrove, il tutto con grande frustrazione da parte di un personale sanitario che l’Italia ci invidia. Ci troviamo di fronte ad un ospedale chiuso? 

La realtà è che in tutta la regione Marche, come in Emilia Romagna, Toscana, Veneto e in altre regioni, sono state bloccate da dieci giorni tutte le attività programmate. Funziona solo l’urgenza. Non sono solo a Fermo. Sono moltissime le persone nella stessa situazione. Immaginiamo gli screening sulle malattie neoplastiche tipiche delle donne, ad esempio mammella e utero, o a quelle tipiche dell’uomo come la prostata. Il fatto che non facciamo screening da un anno significa che probabilmente si arriverà tardi nell’insorgenza di alcune patologie che potevano essere prevenute. Queste sono le conseguenze del Covid. Se si presenta una persona con crisi respiratoria non si può dire:  guardate, siccome quel paziente rischia la vita allora non vi curiamo.  Ieri ci sono stati 500 morti in Italia.

E i due posti mandati a Teramo perchè non si trovava nulla a Fermo e nella nostra regione?

Questo è  discorso di cooperazione che esiste tra le aree vaste del Sud.  Noi accogliamo moltissime persone, c’è una mobilità verso le Marche dall’Abruzzo nell’ordine di 50 milioni l’anno. Siamo noi che ospitiamo gli abruzzesi. Capita che in certe situazioni, proprio  a seguito di uno sdoganamento della mobilità, invece di riscuotere pagamenti che molto spesso non avvengono o sono  molto ritardati ci si scambia le prestazioni tra Regioni.

Nei panni della precedente amministrazione regionale avrebbe fatto le stesse scelta per la sanità fermana e per il Murri?

Io devo ragionare in base ad una sanità regionale e non solo locale o provinciale. Il problema è questo.  C’era e c’è ancora un decreto ministeriale, il numero 70, detto comunemente Balduzzi, che a giudizio del centro destra è stato interpretato in modo troppo restrittivo. Nella provincia di Fermo ci sono due ospedali, Sant’Elpidio a Mare e Porto San Giorgio, che non si capisce che funzione abbiano. Questo è il dato che emerge.

Porto San Giorgio è una residenza riabilitativa e Sant’Elpidio a Mare una Rsa…

Appunto. Quindi sostanzialmente ci sono stati degli errori di scelta. Se avessimo individuato alcuni ospedali per la diagnostica ad esempio, per la Tac, per la risonanza magnetica, l’ecografia, l’elettrocardiogramma, le analisi, probabilmente avremmo spostato una parte della domanda sanitaria da Fermo. Il Murri deve rimanere l’ospedale per acuti, per le insorgenze patologiche gravi, mentre tutta la post acuzie, l’attività preventiva e per esempio tutti i malati cronici, possono essere seguiti nelle cure intermedie. Ospedali come Sant’Elpidio a Mare e Porto San Giorgio funzionerebbero come valvola di sfogo per l’ospedale di Fermo. Il Murri oggi  accoglie tutti, non c’è una gradualità di sistema nel Fermano. È stato l’errore tipico della sinistra, quello di aver fatto i grandi ospedali unici. Noi abbiamo interrotto questa escalation, nel senso che si va all’ospedale di Fermo per le acuzie, per le cose gravi. E si deve andare a Porto Sant’Elpidio, Amandola, ecc. per fare tutto il resto. Pensiamo agli ambulatori specialistici. Non necessariamente la gente deve andare a Fermo. Occorre specializzare sul territorio distinguendo. Questo è il piano che abbiamo in mente di realizzare.

Chi vi accusa di giocare ad un rimpallo di responsabilità tra vecchia e nuova amministrazione ?

Lei parla di rimpallo ma noi siamo qui da cinque mesi. Cinque mesi. Questo deve essere chiaro. In cinque mesi neppure in Cina, che è uno stato autocratico, si riesce a fare una cosa. Sono critiche pretestuose  che non tengono conto della realtà. Da cinque mesi io sono assessore nella regione Marche. Innanzitutto facciamo una previsione sulla situazione pandemica. Se è vero che entro giugno arriveranno un milione di vaccini, 210 mila ad aprile e circa 750 mila tra maggio e giugno, è chiaro che prima dell’estate  o comunque tra luglio e agosto noi saremo stati in grado di vaccinare una bella fetta di popolazione e quindi far scendere la curva dei ricoveri ospedalieri e cominciare a curare gli acuti. Questo è il piano. La regione in questo momento è in grado di affrontare la pandemia. Basta andare sul sito del ministero della salute per renderci conto che viaggiamo al 91,3 % dei vaccini  dati e inoculati. Siamo una delle prime regioni in Italia. Se prima dell’estate riusciamo a immunizzare una parte importante della popolazione a quel punto iniziamo a ragionare sulla revisione del piano socio sanitario. Tra l’altro la notizia è  che cominceremo a discutere della revisione già lunedì in giunta. Quando pensiamo alla sanità nel Fermano e parliamo solo di ospedali sbagliamo. Dobbiamo curare le persone a casa, aumentare i team territoriali. Dobbiamo assolutamente garantire  che le persone possano fare prevenzione vicino casa non necessariamente spostarsi. Riattivare quindi gli ospedali di comunità e soprattutto riattivare i distretti sanitari. L’idea ‘ospedalecentrica’ non ha funzionato. Appena sono arrivato la prima telefonata che feci fu al direttore di area vasta perchè nel fermano mancavano i medici di famiglia, mi preoccupai subito di questo. Senza medico di famiglia la gente che si sente male va al pronto soccorso quindi in ospedale. Dobbiamo intervenire sull’abuso del pronto soccorso. Ci sono tanti fattori che abbiamo individuato, sappiamo quali sono e li dobbiamo correggere.  In 5 mesi neppure mago Zurlì riesce a risolverli.

Si rischia una fuga dei medici dal Murri? 

Dobbiamo tenere conto che viviamo in una piccola regione che è un quartiere di Roma. Abbiamo ampi margini di miglioramento della performance sanitaria. Tutta la potenzialità regionale non è sfruttata. Scontiamo delle punte di arretratezza totale, per esempio per la vaccinazione si fanno code enormi perchè nella nostra regione non funziona il fascicolo sanitario elettronico . Un anziano di 80 anni che va a fare il vaccino deve spiegare all’Asur (che lo dovrebbe sapere) quali sono tutte le sue patologie e le medicine che assume. È una cosa assurda.

Quando potremmo vedere un cambio di passo della gestione sanitaria nelle Marche e soprattutto nel Fermano?

Abbiamo degli obiettivi. Digitalizzazione, telemedicina, medicina del territorio, funzionalizzazione degli ospedali di comunità. La prospettiva è una medicina del territorio per cui tutto quello che si può fare fuori dall’ospedale deve essere fatto fuori, le tac, la terapia, le analisi, gli esami specialistici. L’ospedale deve rimanere il presidio per acuti:  la neurochirurgia, chirurgia al torace ecc. Questo è il meccanismo che vogliamo introdurre. Sicuramente bisogna abbattere le liste di attesa, rinnovare il Cup con una prestazione aggiornata. Fermo avrà il suo nuovo ospedale, Amandola anche, quando avremo aggiornato il sistema di medicina del territorio i risultati li vedremo. Siamo appena arrivati. La sinistra ha governato questa regione in 25 anni ed è riuscita a distruggere tutto. A noi ci volete dare un po’ di tempo, un anno e mezzo, due, almeno per progettare e per investire le risorse che verranno anche dal recovery plan? Poi c’è un riequilibrio del territorio che ha nominato prima. Il Fermano è la provincia più povera delle Marche, penso che meriti un’attenzione particolare e lo dice un’assessore alla sanità regionale, non è che sono l’assessore della provincia di Fermo. Se lo dico è perchè nella mia testa c’è un idea precisa del Fermano. Per esempio ci sono già degli investimenti in corso, come un nuovo macchinario che verrà istallato proprio a Fermo, ci sono segnali di miglioramento.

Per concludere? 

Un’ultima cosa per essere chiaro. È ora che i dirigenti alla sanità la smettano di dire che la colpa è della politica in generale, che poi non si capisce come stanno le cose. I dirigenti sono responsabili. Sono aziende che hanno ricevuto finanziamenti e se c’è qualcosa che non va, un fallimento, questo deve essere ascritto ai dirigenti. Perchè la politica si occupa di indirizzo politico, noi non gestiamo le scelte della sanità. Se quest’ultima è disorganizzata a Fermo, c’è una precisa responsabilità dei dirigenti, perchè sono aziende private, quindi con tutti i poteri. Io non mi sono mai inserito  da quando sono assessore in 5 mesi, nelle scelte tecniche che fanno i dirigenti. Tant’è vero che l’ultima volta, quando si era previsto che per la vaccinazione non fosse stata fatto un centro a Fermo, si capisce bene qual’è la sensibilità che c’era su Fermo, sono dovuto intervenire io per dire che il centro vaccinazione andava fatto a Fermo, pensa un po’. Se si può immaginare che in una provincia le vaccinazioni non si fanno nel capoluogo. Non lo so io se è una cosa normale.


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