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Quale direttore d’Area Vasta, le 5 domande del Comitato: “Sanità fermana da Cenerentola a Principessa”

FERMO - Dal nuovo ospedale al rapporto con le strutture regionali, passando per il robot chirurgico. In mattinata incontro con Calcinaro e Trasatti
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di Andrea Braconi

Sono cinque le domande che il Comitato Spontaneo dei Cittadini del Fermano per la Sanità si è posto in merito alla nomina del nuovo direttore dell’Area Vasta 4. Domande articolate grazie ai pareri e alle istanze di numerosi abitanti della provincia e che sono state condivise anche con il sindaco Paolo Calcinaro e il presidente del Consiglio Francesco Trasatti, durante un incontro svoltosi nel palazzo comunale di Fermo, soprattutto a seguito della pubblicazione sul sito dell’Asur Marche dei 54 candidati ad un ruolo di primo piano nello scenario sanitario regionale. Incontro che i promotori Tania Gallucci, Bruno Nepi, Giuseppe Diomedi e Federico Tentoni definiscono “molto costruttivo”, con un plauso agli amministratori fermani per aver dimostrato attenzione ai loro spunti di riflessione.

QUAL È ATTUALMENTE L’INVESTIMENTO PIÙ GRANDE IN TERMINI ECONOMICI CHE FERMO STA FACENDO?

“Sicuramente il nuovo ospedale – affermano i promotori del Comitato, che in questi giorni sta riscuotendo sempre più attenzione e richieste di adesione -, il cui costo super di gran lunga ai 100 milioni di euro. Allora è necessario che il nuovo direttore generale dell’Area Vasta 4 sia un medico con esperienza ospedaliera perché possa gestire al meglio una struttura così complessa e di grande valore. I cittadini non vogliono una Ferrari con le gomme sgonfie”

E’ MAI STATO FATTO PRIMA NEL NOSTRO TERRITORIO UN INVESTIMENTO COSÌ IMPORTANTE? E CE NE SARANNO ALTRI DI TALE PORTATA NEL SETTORE SANITARIO?

“Sicuramente no – proseguono -, non è mai stato fatto prima un investimento così costoso né ce ne saranno altri per lungo periodo, sicché è necessario cogliere al volo questo momento giusto per ottenere il meglio da un siffatto investimento, evitando il più possibile errori che potrebbero rivelarsi irrimediabili per la sanità fermana, unica occasione che ha per passare da Cenerentola a Principessa.”

TALE OSPEDALE NON DOVREBBE ESSERE OCCASIONE PER UNA COSTRUTTIVA E POSITIVA INTERRELAZIONE CON LE ALTRE STRUTTURE PROVINCIALI E REGIONALI?

“Sicuramente sì. La sanità fermana in tal modo non resterà più isolata ma, anzi, potrà dare il suo contributo per generare una rete di servizi ottimale per i fruitori. È necessaria, quindi, una figura di dg che abbia avuto esperienze nei diversi territori, provinciali e regionali.”

IL ROBOT CHIRURGICO, MOLTO COSTOSO MA OCCASIONE IMPERDIBILE PER IL RILANCIO DELLA CHIRURGIA FERMANA, RICHIEDE UNA CONOSCENZA PROFESSIONALE E ORGANIZZATIVA DI ALTA ECCELLENZA. CHI POTREBBE SE NON UN CHIRURGO DI ALTO PROFILO PROFESSIONALE RISPONDERE AD UNA TALE ESIGENZA? E SE LA FIGURA SU CUI INEVITABILMENTE CADE LA SCELTA, PER LOGICA CONSEGUENZIALE, FOSSE DEL TERRITORIO?

“Sarebbe l’optimum, anche perché ci è giunta notizia che si preferisce ‘una figura medica con alta competenza ospedaliera e che sia del territorio’. In tal caso la scelta coincide con le esigenze stesse dei cittadini. Infatti, essi chiedono una figura che già conosca il territorio onde evitare sprechi di tempo nell’attuazione di azioni concrete da compiere e perché garantisca continuità di presenza e sia più facile trasmettere ad essa eventuali inefficienze in corso d’opera. Ora, come non mai prima, per i tempi difficili e rischiosi che si stanno vivendo i cittadini fermani sono ‘attenzionati’ alle scelte che la politica farà in ambito sanitario. Ci auguriamo che le loro voci siano ascoltate perché seguono esclusivamente la logica dell’eccellenza sanitaria per il benessere del territorio e nessun’altra logica a loro interessa.”

E SE FOSSE UNA FIGURA CON ESPERIENZA POLITICA?

“Non dev’essere pregiudizievole per la figura individuata del miglior dg avente le caratteristiche sopra richieste. Anzi, questa volta la politica potrebbe avere l’occasione di dare di sé un’immagine positiva, che agisce cioè nell’esclusivo interesse della popolazione superando ogni logica di competizione per avviarsi verso la logica della collaborazione. E ne occorrerà tanta – concludono – se vorremo ‘svoltare’”.

 


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