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«Sanità fermana, ecco tutte le carenze e i numeri. A rischio i servizi» Donati chiede l’intervento del prefetto Filippi

FERMANO - Il segretario regionale Cisl scrive una lettera aperta al prefetto Filippi elencando una sfilza di «carenze con tanto di numeri, per chiedere assunzione di impegno al prefetto in qualità di massimo rappresentante del Governo sul territorio affinché questo stato della prima linea sanitaria cessi prima che sia troppo tardi»
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Giuseppe Donati

Una sfilza di carenze quelle che il segretario regionale Cisl, Giuseppe Donati, riscontra nella sanità fermana. E questa volta il sindacalista prende carta e penna, e scrive al prefetto di Fermo, Vincenza Filippi, una lettera aperta: «Da più di due anni, il personale tutto della sanità del Fermano sia di area ospedaliera sia di area territoriale, è in prima linea nella lotta contro Sars Covid-19, dimostrando non solo grande attaccamento al dovere ma professionalità ed alta capacità di resilienza. Ora però non ce la fa più» esordisce Donati per poi spiegare il perché della sua lettera alla Filippi. «Mi rivolgo al prefetto in quanto rappresentante del Governo sul territorio per denunciare pubblicamente, situazioni intollerabili di carenza di organico riconducibili non solo all’area sanitaria-assistenziale ma anche a quelle tecnica ed amministrativa, aggravate da lentezze ed omissioni da parte del livello decisionale locale, aziendale centrale, regionale che continua da anni. Le conseguenze di tutto questo a brevissima scadenza, potrebbe essere l’impossibilità di garantire i livelli minimi delle prestazioni a pazienti e cittadini utenti. Sia ben chiaro, egregio Prefetto, il pericolo paventato è reale e non è un modo per attirare attenzione o procurare allarmi ingiustificati». Si passa quindi alle carenze, per capitoli.

Carenza di Infermieri

«Al momento, la carenza effettiva di infermieri è di circa 20 unità che equivale a 150.000 ore in meno di tempo assistenziale all’anno. Questa grave carenza è drammaticamente appesantita da circa 25 unità infermieristiche sospese. Questo numero è destinato a crescere non appena i vari Opi delle Marche comunicheranno ad Area Vasta 4 l’elenco dei propri iscritti non in regola con il vaccino. A queste vanno sommate le assenze per contagi, malattie, aspettative, congedi, maternità. Tutto compreso, il numero di infermieri non a disposizione per il servizio attivo nei reparti, sfiora le 100 unità.
Nonostante la drammaticità del quadro, i tempi burocratici impiegati da Asur e dal Centro Unico di Reclutamento Regionale per fornire nominativi dalla graduatoria del concorso unificato da contattare per la proposta di assunzione, sono lunghissimi. Basti pensare, che a fronte della richiesta avanzata da AV4 di 8 nominativi di infermieri da assumere, Asur ne ha comunicati solo 5, facendo perdere settimane di tempo agli uffici».

Carenza di Operatori Sociosanitari (OSS)

«Sono circa 15 gli Oss sospesi ma altrettanti sono assenti perché in quarantena. Anche in questa caso, Asur ed il Centro Unico di Reclutamento Regionale sono stati lenti nell’andare incontro ad Area Vasta 4, che pur è intenzionata ad assumere unità a tempo determinato. A fronte della richiesta di AV4 risalente a fine ottobre 2021 di conoscere a quale graduatoria valida attingere per chiamare dei possibili neoassunti, solo il 20 gennaio è giunta la certezza di poter utilizzare quella del concorsone di Marche Nord. Ora si devono aspettare i nominativi e passeranno altre settimane. Nel frattempo, come per gli infermieri, coloro che sono rimasti sul campo sono chiamati a coprire le carenze dei colleghi, catapultati giornalmente da un Reparto all’altro, perdendo indennità notturne (perdere 200 euro al mese per chi ne guadagna 1000, è considerevole) saltando riposi e con le ferie bloccate da mesi».

Carenza di Tecnici Sanitari di Laboratorio e di Radiologia

«La Patologia Clinica di Fermo, unico Laboratorio Analisi rimasto attivo in tutta Area Vasta 4, ha affrontato l’estate scorsa con meno 7 Tecnici Sanitari in organico. Questa gravissima carenza è stata provocata soprattutto dalla mancata sostituzione in tempi congrui di pensionamenti e mobilità. Attualmente la situazione permane gravissima perché a fronte di una mole di lavoro quadruplicata soprattutto per la lavorazione dei tamponi e della tipologia di malati ricoverati per Covid, la carenza è comunque di 4 -5 unità. Gli “eroi involontari” rimasti sul campo, stanno supplendo da mesi a tale gravissima mancanza con turni anche di 12 ore consecutive. Il Centro Trasfusionale del Murri, Servizio indispensabile per garantire l’emergenza e la regolare attività operatoria, da 6 unità di Tecnici Sanitari quale minima dotazione per operare normalmente, è rimasto con soli 3 Tecnici che devono coprire oltre ai turni mattuttini e pomeridiani anche la Reperibilità notturna e festiva. Nel mese di febbraio, uno di questi Tecnici rimasti, si assenterà e rimarranno solamente 2 unità. Questo, insieme all’altrettanta allarmante carenza di medici, comporterà molto probabilmente la paralisi del Servizio Trasfusionale di Fermo. Non meno pesante è la situazione riguardante l’organico della Radiologia che ha visto aumentare il numero delle Tac presenti, ne è stata attivata una nuovissima all’interno del Pronto Soccorso, ma invece di aumentare, il numero di Tecnici Sanitari effettivamente in servizio, è diminuito a causa di cessazione degli incarichi a tempo determinato e trasferimenti di unità. Attualmente mancano all’appello non meno di 3 unità. In pratica, più macchine, meno uomini. Tengo a far sapere al prefetto, come se non bastasse, l’immane carico di lavoro al quale vengono chiamati i tecnici di laboratorio del Murri da ormai un anno intero, che è arrivata, negli ultimi giorni, la comunicazione con la quale li si chiama, ‘demansionandoli’ palesemente, a chiudere e sostituire i sacchi dei contenitori di rifiuti speciali. Sono circa 15-20 bidoni al giorno pieni di materiale organico frutto della lavorazione ed analisi di campioni di ogni tipo tra cui tamponi anti Covid, sangue, urine, feci, espettorato, liquor, ecc, che dopo 12 ore di turno, questi professionisti dovrebbero, secondo la comunicazione della Direzione, chiudere e rimuovere i sacchi perché chi avrebbe la responsabilità aziendale per farlo, non ha trovato una soluzione congrua e normale per assegnare tale incombenza ad una Ditta addetta a tali mansioni»

Il Pronto soccorso

Carenza di Medici al Pronto Soccorso

«Su questo argomento non mi dilungherò perché per comprendere la drammaticità della situazione del Pronto Soccorso del Murri in quanto a carenza di medici con specializzazione appropriata, infermieri ed Oss, basta scorrere la rassegna stampa dell’ultimo anno. Vorrei però lanciare un ulteriore allarme. Dal mese di febbraio sembrerebbe che la Direzione abbia deciso di rinunciare all’apporto delle Cooperative ed utilizzare l’istituto dell’ordine di servizio per reperire medici dai reparti che copriranno le guardie al Pronto Soccorso. Da cittadino stavolta, sono ancor più atterrito da questa scelta perché temo, senza minimamente mettere in discussione l’alta professionalità dei nostri medici, che non tutti, solo perché laureati in medicina, non avendone l’esperienza, saranno in grado di lavorare al Pronto soccorso garantendo il miglior intervento possibile in ogni situazione. Sembra quella paventata, più una mossa della disperazione, da giocatore d’azzardo, che non una scelta programmatoria soppesata».

Carenza di Assistenti Sanitarie

«Dovrebbero essere 9 ma sono rimaste in 5 per assenze o al trasferimento mai sostituito di unità. Da due anni sono anch’esse sotto fortissima pressione perché responsabili del tracciamento, contatto telefonico quotidiano con i contagiati a domicilio, programmazione dei tamponi di sorveglianza e fine quarantena di singoli e scuole, effettuazione delle vaccinazioni. Un lavoro spesso oscuro quello delle assistenti sanitarie ma indispensabile, che fino a quando i numeri dei contagi lo hanno consentito, hanno provveduto a fare migliaia di tracciamenti. A causa della carenza di queste figure, Asur ha chiamato i Tecnici della Prevenzione a supportare il loro lavoro. Nulla di speciale se non fosse che questa decisione sottrarrà inevitabilmente personale ispettivo dal compito primario ed altrettanto indispensabile di controllo nei cantieri e posti di lavoro. Viste le migliaia di morti sul lavoro che ogni anno registra il nostro Paese, non sembra la migliore soluzione ad un problema che dovrebbe trovare naturale soluzione in nuove assunzioni».

Il prefetto Vincenza Filippi

Carenza di Assistenti Amministrativi

«Non solo sanitari, come scrivevo, ma le carenze riguardano anche l’aria amministrativa e tecnica. Quella dell’impossibilità, pur volendo, di assumere Assistenti amministrativi per i front office quindi per servizi a contatto diretto con il pubblico, è la rappresentazione plastica del fallimento della scelta politica delle Marche di gestire i concorsi pubblici in modo unificato. Nelle scorse settimane, circa 6000 fermani hanno sperimentato l’odissea del cambio del medico di famiglia. File lunghissime e tempi dilatati anche per l’esiguità degli sportelli aperti al pubblico. Di ugual misura sono i disagi sperimentati da chi si rivolge al Cup – Cassa dell’ospedale dove mancano 3-4 dipendenti per vari motivi come pure alla Segreteria della Radiologia del Murri. L’utenza deve sapere che da mesi Area Vasta 4 potrebbe assumere circa 10 Assistenti Amministrativi per adibirli principalmente agli sportelli sul territorio ma è impossibilitata a farlo per motivi tutti riconducibili alla mancanza di graduatorie da cui attingere queste figure amministrative. Asur Marche nel 2019 doveva espletare un maxi concorso regionale per assumere Assistenti Amministrativi ma lo ha mai fatto pur avendo migliaia di domande di candidati. Risultato: in Regione non esiste una graduatoria valida per assumere a tempo indeterminato e per evitare la chiusura di front office sul territorio, Av4 è dovuta ricorrere alle Cooperative anche per questo servizio e alla richiesta all’Ufficio del Lavoro di Coadiutori. La prospettiva dell’interruzione di servizio è concreta. Nel corso del 2022 andranno in pensione ulteriori unità amministrative e attualmente non ci sono prospettive concrete su come sostituirle».

Carenza di Accalappiacani

«Nominare anche questa carenza serve per fare il quadro “nero” di una programmazione ed organizzazione tremendamente in difficoltà in ogni settore dell’offerta di servizi. Come saprà il prefetto, esistono apposite normative nazionali e regionali che impongono alle Asl la sorveglianza del fenomeno del randagismo per cui i dipartimenti di prevenzione devono garantire turni continuativi, in presenza o in reperibilità, degli Operatori Tecnici Accalappiacani. In Area Vasta 4 anche il rispetto di questo obbligo potrebbe diventare impossibile. Da una dotazione organica minima di 6 unità, il Servizio attualmente può contare su sole 3 unità di accalappiacani che dovranno, se non si provvederà immediatamente a nuove assunzioni, sobbarcarsi copertura dei turni ed un numero spropositato di pronte disponibilità mensili contro precise normative contrattuali. E’ evidente che anche questo Servizio è a rischio».

«Questa lettera aperta scritta in qualità di Segretario della Cisl Funzione Pubblica delle Marche – conclude Donati – non è e non vuole essere considerata, una sorta di “sfogatoio”. Semmai è un fortissimo grido di aiuto a nome e per conto di centinaia di donne e uomini ormai allo stremo, che sembrano essere stati lasciati soli dalle Istituzioni locali e regionali di fronte a criticità insormontabili ma che ogni santo giorno devono fare i conti comunque con la vita, la morte, la sofferenza, la solitudine, la non autosufficienza, la vecchiaia, la fragilità, di altrettanti esseri umani a loro affidati, tra l’altro sempre più arrabbiati e delusi. Devono, particolare da non trascurare, vincere anche le loro piccole o grandi paure perché oltre ad essere professionisti, sono anche mamme, papà, mogli, mariti, figli e figlie di genitori anziani, senza più una loro vita da due anni. Sia ben chiaro, quelli menzionati sono solo una piccola parte dei problemi ed il quadro è minimamente esaustivo. La mia lettera è anche la richiesta da parte di Cisl Fp dell’assunzione di impegno della persona del prefetto in qualità di massimo rappresentante del Governo sul territorio affinché questo stato della prima linea sanitaria cessi prima che sia troppo tardi. In gioco c’è la salute come diritto primario, di 170.000 cittadine e cittadini della provincia di Fermo, che oltre alla cura del Covid avrebbero diritto sacrosanto di essere presi in carico per tutte le altre patologie e non dover ricorrere, come spesso accade, alla sanità privata, pagando di tasca loro. Conto fortemente sul fattivo aiuto ed autorevole intervento del prefetto».




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