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Ai seggi senza il marito malato, Stopponi: «Perché non abbiamo ancora il voto telematico o la raccolta di quello a domicilio?»

PORTO SAN GIORGIO - La toccante lettera della sangiorgese Laura Stopponi: «Per la prima volta in vita sua, dopo oltre 60 anni di partecipazione attiva alla vita politica ed amministrativa del proprio paese, mio marito non ha potuto votare perché troppo malato per recarsi autonomamente al seggio, ma troppo poco per poter votare a domicilio e per fortuna amato ed assistito a tempo pieno nella propria casa»
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«Per favore non chiamatemi astensionista!», inizia così, con queste parole, la toccante lettera che la sangiorgese Laura Stopponi ha inviato alla redazione di Cronache Fermane. Oggi a Porto San Giorgio si vota, oltre che per il referendum, anche per le amministrative. E proprio il voto è al centro della missiva di Stopponi.

«Tra le moltissime limitazioni che una condizione di malattia porta con sé, in alcuni casi c’è anche la perdita del diritto/dovere ad esprimere il proprio voto. Per la prima volta in vita sua, dopo oltre 60 anni di partecipazione attiva alla vita politica ed amministrativa del proprio paese, mio marito non ha potuto votare perché troppo malato per recarsi autonomamente al seggio, ma troppo poco per poter votare a domicilio e per fortuna amato ed assistito a tempo pieno nella propria casa tanto da non essere ricoverato in alcuna struttura ospedaliera o residenziale.

La permanenza nel proprio domicilio anche in condizione di grave limitazione della autosufficienza, è garanzia di dignità e tutela della salute, e nel rispetto della volontà di mio marito, come moglie e come care giver, cerco di garantire al meglio il normale svolgimento della quotidianità, una quotidianità che oggi ci avrebbe visti andare al seggio insieme, come abbiamo sempre fatto.

Invece sono andata da sola, con un peso sul cuore e lui, domani, sarà conteggiato nelle centinaia di migliaia di coloro che non si sono recati a votare pur non avendolo scelto, anzi subendo questo evento come l’ennesima violazione della propria autonomia tra le molte, troppe, che la malattia porta con sé.

E’ possibile che ancora non siamo in grado di organizzare un voto telematico? O la possibilità di raccolta del voto a domicilio anche per condizioni borderline o di temporanea immobilità o impossibilità? In una nazione che invecchia, che ha tutelato la vita biologica in tempi di pandemia, che riconosce l’importanza delle cure domiciliari e del welfare di comunità, proprio un diritto come quello del voto dovrebbe essere maggiormente garantito e favorito.

Ed infine, quanta amarezza mi rimane come persona  per non vedere tutelato appieno il diritto di un cittadino che non ha potuto assolvere al proprio dovere costituzionale di partecipare attivamente alla gestione del proprio paese».


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