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Contratto di Fiume per l’Ete Vivo, il trait d’union tra associazioni e politica. I sindaci rispondono presente: «Continuiamo con l’iter»

FERMO - Ieri si è svolto l'incontro promosso dalle associazioni ambientaliste per invitare le amministrazioni interessate dall'Ete vivo a sottoscrivere il Contratto di Fiume. I temi hanno convinto la politica fermana. Ora occorre trovare un Comune capofila per condurre i lavori e formare una cabina di regia. Appuntamento a dopo le feste natalizie
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di Alessandro Luzi

Sullo stato dei fiumi del Fermano ci eravamo lasciati con il punto di Daniele Mercuri, membro del Consiglio Nazionale Geologi ed ex presidente dell’Ordine dei Geologi delle Marche. Tre erano stati i temi posti in evidenza su cui lavorare: cura degli alvei, applicazione dei piani di bacino e informazione della popolazione sui comportamenti da tenere in caso di situazioni di emergenza.

Qualcosa in questo senso si sta muovendo, infatti ieri pomeriggio, presso la sala Rita Levi-Montalcini di Fermo (Palazzo Sagrini), si è tenuto un incontro volto ad invitare i sindaci e alle associazioni di categoria a siglare il Contratto di Fiume Ete Vivo. Qualora entrasse in vigore, costituirebbe un punto di partenza per monitorare e migliorare lo stato di salute del torrente attraverso la collaborazione tra le Pubbliche Amministrazioni e le associazioni dedite alla tutela del patrimonio ambientale.

Il coordinamento promotore dell’iniziativa è formato da Circolo Legambiente Fermano Terramare, Italia Nostra sezione del Fermano, Circolo Laudato Sì Montottone, Wwf, PlasticFree, Lipu, Aloe, Luoghi Comuni, Impara l’Arte. Si attendeva una risposta propositiva della politica e le aspettative non sono state deluse. Infatti all’appuntamento hanno presenziato alcuni tra gli amministratori dei Comuni interessati dall’Ete. Spiccavano i volti degli assessori dei Comuni di Fermo e Porto San Giorgio, Maria Antonietta Di Felice e Fabio Senzacqua. Durante l’incontro è emersa la chiara volontà della politica fermana: proseguire l’iter e trovare il Comune capofila per coordinare i lavori. Intanto tutti gli indizi portano al capoluogo di provincia.

Già nel 2012 e lo scorso anno le associazioni avevano lanciato la proposta di siglare un contratto di fiume per l’Ete Vivo ma le assemblee furono poco partecipate e, infatti, non aveva portato a risultati concreti. «Data la buona accoglienza di quest’anno mi auguro che i lavori abbiano inizio e venga fissato un prossimo incontro per firmare l’accordo – ha esordito Federico Spagnoli, presidente Circolo Legambiente Fermano Terramare -. Attorno al fiume c’è un ecosistema complesso determinato da variabili naturali e antropiche. Il contratto di fiume coordina e unisce tutte queste attività differenti. Sui fiumi, spesso, sia le Pubbliche Amministrazioni che gli enti come Enel, industrie, agricoltori, cooperative di giovani ragazzi dedite alla cura del territorio e delle risorse culturali, agiscono in modo scoordinato. Questo altera negativamente lo stato del bacino. La filosofia del contratto è proprio quella di coordinare gli interventi e agire in sinergia». Alle dichiarazioni di Spagnoli ha fatto eco Andrea Dignani, geologo esperto di Contratti di Fiume: «Per giungere all’accordo è importante trovare alcune problematiche dove tutti convergono per risolverle. Pertanto vanno stabilite delle linee guida per migliorare la qualità del fiume. È fondamentale avere una visione condivisa. I contratti sono uno strumento fondamentale per intercettare dei finanziamenti ingenti per la cura dell’ecosistema. I grandi temi che possono essere affrontati sono la riduzione dell’inquinamento delle acque, la difesa idraulica, la protezione dal dissesto idrogeologico, la rinaturalizzazione, l’ottimizzazione risorse idriche, la promozione e lo sviluppo del territorio. Ricordo che la pulizia dei fiumi, soprattutto se puntuale, favorisce le esondazioni perché la velocità dell’acqua aumenta. Per diminuire il pericolo serve studiare interventi più strutturali». Ma come procedere alla stesura di una pianificazione condivisa? «In primis va sottoscritto un manifesto di intenti e noi vogliamo farlo subito – hanno fatto sapere -. Poi si procede con l’analisi di conoscenze del territorio e quindi la predisposizione di un documento strategico. In seguito si stila un programma d’azione con la sottoscrizione delle istituzioni che vi partecipano. Il tutto con lo scopo di intercettare i finanziamenti volti alla tutela del fiume. Il contratto è uno strumento flessibile e può essere riaperto qualora dovessero sorgere nuove problematiche». In collegamento telefonico è intervenuto Fabio Ercoli, originario di Montottone, idrobiologo e ricercatore presso l’università di Jyväskylä, in Finlandia, e l’Estonian University of Life Sciences, in Estonia: «Mi occupo di riqualificazione e monitoraggi di fiumi e laghi da oltre vent’anni. Oggi l’Ete Vivo verte in situazioni pietose dal punto di vista geologico e idrogeologico. In questi anni ho assistito ad un degrado costante. A mio avviso l’istituzione del Contratto di Fiume è importantissima in quanto offre la possibilità di collaborare tutti insieme nella riqualificazione e nel monitoraggio, unendo tutti i territori lambiti da questo ecosistema. Faccio un appello ai sindaci e a tutti gli amministratori di impegnarsi nel sottoscrivere questo accordo. Senza la politica non può partire».

Il documento è ormai pronto per il fiume Aso e ieri è intervenuta la referente Giuliana Porrà, sindaco di Altidona: «Proprio questa mattina (ieri) durante un tavolo tecnico regionale abbiamo parlato di pianificazione e programmazione. C’è un cambiamento di sensibilità riguardo queste tematiche. Ad oggi in regione si contano 14 contratti di fiume. Una volta sottoscritto l’accordo verrà inserito nella piattaforma online regionale. Per l’Aso abbiamo distinto le tematiche con tavoli ad hoc. Dopodiché vanno trovate le risorse per un coordinatore perché gli uffici tecnici comunali non hanno queste figure. Servono dei tecnici in grado di affiancare gli amministratori».

L’ingegner Vincenzo Marzialetti, del Genio Civile e responsabile della regione Marche per la gestione idraulica dei fiumi, si è mostrato disponibile ad offrire gli studi condotti dall’ente come base per avviare i lavori: «Abbiamo analizzato l’area suolo e l’acqua del torrente. Dal campione sedimento, raccolto ogni 500 metri, non risultano sostanze inquinanti e questo è già un dato importante. Il fiume impone delle correzioni di percorso in quanto in alcune zone divaga ed erode le scarpate. Lì va riportato al centro della valle. Andrebbero rimosse le alberature precarie per evitare che si incastrino sui ponti. Intanto abbiamo già provveduto alla pulizia nei tratti subito a monte rispetto i ponti. Proponiamo di rendere il fiume fruibile anche alla vista perché spesso siamo impossibilitati ad accedere al corso d’acqua e in caso di piena non possiamo vedere da dove proviene il deflusso. Noi siamo pronti a collaborare su tutte le tematiche».

Anche gli amministratori interessati dal torrente si sono detti pronti a siglare l’accordo. A partire da Fermo e Porto San Giorgio. «Siamo interessati a partecipare – ha sottolineato Maria Antonietta Di Felice, assessore all’urbanistica di Fermo -. Quest’anno noto una partecipazione più ampia. Siamo favorevoli all’approccio quindi vogliamo esserci. Bisogna capire chi vuole lavorare a questo progetto e noi siamo disponibili ad apportare il nostro contributo. Il contratto di fiume non risolve le emergenze ma crea una unione di intenti ed è importante per il futuro del territorio». All’appello ha risposto presente anche Alberto Antognozzi, sindaco di Grottazzolina: «Ben vengano questi strumenti per dare una progettualità volta a reperire risorse per la tutela del patrimonio naturalistico. È importante tornare a concepire i fiumi come risorsa». «Già c’era l’idea di sottoscrivere un micro contratto di fiume con i Comuni dell’entroterra – ha fatto sapere Marco Fabiani, sindaco di Monteleone –. Gli agricoltori arrivano a coltivare in prossimità degli argini e questo non è più possibile. Inoltre credo che bisogna informare la popolazione e spiegare l’importanza di salvaguardare il bacino idrografico. Intanto direi di partire dalle regole basilari per la tutela del fiume». Andrea Cameli, sindaco di Santa Vittoria in Matenano, oltre di esaminare la situazione nel suo complesso, ha chiesto anche di tenere conto delle peculiarità del territorio interessato dal corso d’acqua: «Vanno trovate delle peculiarità per ogni tratto perché le esigenze dei Comuni alla foce non possono essere le stesse dei nostri dell’entroterra. Noi ci siamo ma servono anche sistemazioni puntuali tarate su alcune zone. Il mio invito è di trovare un accordo comune attorno ad un tavolo e ascoltare le necessità delle varie realtà».

All’incontro di ieri è intervenuto anche Gabriele Tarsetti della Lipu Fermo: «Il corso d’acqua è solo il risultato finale dell’intero bacino idrografico. Il fiume va pensato nella sua interezza, ovvero come qualcosa che inizia dalla collina e arriva fino alla foce. Ogni intervento fatto in una determinata area causa ripercussioni su tutto il bacino, per questo è importante coordinare i lavori. Non vanno creati degli squilibri all’ecosistema».


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